
La Rivista QuiFinanza ha calcolato che In Italia si organizzano ogni anno circa 20.000 sagre, dentro un universo di oltre 110.000 eventi simili. La spesa complessiva per realizzarle è IMPOSSIBILE da conoscere perché, sembra che furbescamente, è frazionata in decine di bilanci pubblici.
Dietro una sagra ci sono un’infinità di soggetti come Pro Loco, associazioni, parrocchie, gruppi sportivi, comitati locali ecc. ecc.
La parola sagra non basta più. Infatti, dietro con la parola sagra si dovrebbe raccontare un prodotto, una ricetta, una comunità e una filiera ma questo raramente avviene. Spesso e volentieri dietro a tutto c’è il “MANGIFICIO TRAVESTITO DA TRADIZIONE”: prezzi alti, prodotti generici, code lunghe, poca identità, scarsa o nulla ricaduta locale.
Non a caso l’UNPLI, Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, ha costruito il marchio “Sagra di Qualità” per rendere riconoscibili gli eventi che promuovono davvero identità, prodotto locale, storia, organizzazione, sostenibilità e impatto positivo sul territorio. Ma di questo marchio rarissimamente se ne vede qualcuno in giro. Una sagra ben riuscita non dipende solo dalla cucina ma dipende da parcheggi, bagni, sicurezza, raccolta rifiuti, pagamenti digitali, navette, segnaletica, accessibilità per anziani e famiglie, gestione del meteo, comunicazione e viabilità.
Lo Stato italiano non stanzia un budget unico per “fiere, sagre e feste“. La spesa è frammentata su vari livelli amministrativi e categorie. Ne abbiamo intercettato solo alcuni come il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV), il Ministero delle Imprese, quello del Made in Italy che, inoltre, finanzia le fiere con bandi dedicati. Poi c’è Il Ministero della Cultura seguono a ruota le 20 Regioni e i circa 8.000 Comuni del bel paese. In più ci sono fondi regionali che vengono distribuiti direttamente a Comuni e Pro Loco attraverso specifici bandi del Programma Regionale per le tradizioni e ripartiti in base a tre fasce di punteggio:
Fascia A: 18.000 euro per i progetti con punteggio da 75 a 100;
Fascia B: 9.000 euro per i progetti con punteggio da 61 a 74;
Fascia C: 5.000 euro per i progetti con punteggio da 45 a 60.
Per approssimazione si potrebbe ricavare che con 20.000 sagre e 110.000 eventi simili partiranno diversi MILIARDI DI EURO L’ANNO.
Nel frattempo, la buttano sempre “in caciara” come si dice a Roma, facendo finta di litigare su fatti contingenti tanto paga sempre “Pantalone cioè il contribuente”, questo a prescindere dal presunto colore politico.
Raffaele Romano

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