Ammazzare, se non per legittima difesa, proprio non si può. E’ disumanto. E’ il nostro pensiero e lo esponiamo brevemente.
Siamo contrari all’impiccagione di Saddam e lo diciamo brevemente, perché il motivo è uno solo. Siamo contrari sempre alla pena di morte. Dopo il processo e, a maggior ragione, prima del processo. Non avremmo tolto la vita ad Hitler ne a Stalin, qualora fossero stati processati. Siamo convinti che Mussolini non avrebbe dovuto essere fucilato e tanto meno sottoposto all’osceno oltraggio del suo cadavere.
E’ stato giusto processare e condannare Saddam. Non togliergli la vita, perché lo riteniamo disumano.
La ragione, secondo noi, è solo questa. Non il fatto che vivendo Saddam espierebbe più che se fosse ucciso.
Ammazzare, se non per legittima difesa, proprio non si può!
Saddam non sia impiccato!
Ammazzare, se non per legittima difesa, proprio non si può. E’ disumanto. E’ il nostro pensiero e lo esponiamo brevemente.

Saddam Hussein al Majid Al Takriti nasce nell’inospitale villaggio di Al Ouja, dove uccidere più di una persona è considerato un segno di coraggio. Passa la sua infanzia allevato da un patrigno malavitoso, che lo bastona chiamandolo “Figlio di puttana!” e lo sottopone ai lavori più nocivi.
A 10 anni Hussein fugge da casa e si rintana dallo zio materno, l’ex generale Khairallah Tulfah, rozzo e fanatico cultore di Hitler. Quest’ultimo lo instrada alla scuola e all’omicidio.
Le mattinate scolastiche di Saddam si susseguono tra merendine dei compagni schiacciate sotto le scarpe, animali martirizzati con una spranga bollente e serpi infilate tra le vesti dei sacerdoti dell’Islam.
In quel paese questo tipo di atteggiamento gli procura del carisma che, col passare degli anni, lo ha reso uno statista con il suo seguito: tra tentativi di golpe, omicidi e torture agli avversari egli arriva a capo della sua nazione, tracciando nel corso degli anni un bagno di sangue che non risparmia nemmeno la moglie e i suoi figli.
Poi si erige a conquistatore e avvia una guerra con l’Iran di Khomeini. Infine tenta l’invasione di un territorio ricco di petrolio come il Kuwait. Purtroppo per lui, il Kuwait fa gola anche alle multinazionali dello smog, perciò diventa acerrimo nemico del loro rappresentante, il presidente USA George Bush I, che lo priva degli appoggi economici occidentali e gli dichiara guerra.
Gli americani possono inviare in Medio Oriente un esercito internazionale e missili arricchiti d’uranio. Il rais iracheno allo stato avversario non può inviare nemmeno una cartolina; tuttavia promette loro “… un nuovo Vietnam”.
I media osservano prima lo scenario statunitense, ove la maggioranza silenziosa occulta lo squallore dietro una patina di benessere, le donne possono mettere alla berlina i vizi sessuali del premier e rimanere (ubriache) a ballare (non solo la danza del ventre) fino a notte fonda. Poi osservano lo scenario iracheno (solo tramite la CNN), che rispecchia diametralmente l’opposto ossia l’infanzia di Saddam, ove sei fortunato se non soffri la fame o ti trovi nella traiettoria di un’arma qualsiasi (sia di giorno sia di notte). Responso mondiale? SADDAM HUSSEIN E’ UN POVERO PAZZO, GEORGE BUSH INVECE E’ RICCO!
Per via del litigio tra le due parti godono le lobby delle armi, anche se ci vanno di mezzo civili iracheni (e i loro discendenti scampati alla morte si chiedono ancora quale dei due “dittatori” sia stato più temibile) oltre a soldati appartenenti alle varie patrie cui il petrolio fa comodo.
Fioccano parodie cinematografiche contro il nemico semi-sconfitto. Gli intenti del dittatore dell’Iraq sembrano sbolliti; ciò da all’establishment americano la giustificazione per non coglierlo in flagrante durante il suo regno del terrore…
A distanza di pochi anni il capo di stato dell’Iraq ci ritenta; perciò anche il successore di Bush padre, tale Bill Clinton, “da buon democratico” fa riprendere seduta stante i bombardamenti. Infine a capo degli States arriva il turno del figlio di Bush (individuo che nega le grazie giurando sulla Bibbia): costui accusa, senza prove certe, il nemico mediorientale di essere in possesso d’armi per la distruzione di massa. Non c’è due senza tre! Finalmente si mette a segno il colpo di grazia militare alla nazione irachena. Altri morti da ambedue i lati, per gli USA prevalentemente giovani soldati di colore; ma almeno Bush figlio ha vendicato le rogne che Saddam ha dato al papà!
Povero e ammalato, Hussein fugge dal suo lussuoso bunker e si nasconde in una fossa. Lì esamina la linea di comportamento con cui è cresciuto, formulando la domanda che Bush jr. si era posto nell’istante in cui il loro amico Osama era riuscito a bombardare per la prima volta New York: “Dove ho sbagliato?”
I marines lo acciuffano nel suo nuovo covo, garantendo a Bush II una rielezione e lo portano nella patria avversaria come un trofeo di caccia. Ciò che ha commesso in vita consentirebbe malapena un processo a Baghdad. Saddam pensa: “Io giustiziavo anche blasfemi e sodomiti; ma chi si dichiara mio avversario deve agire in maniera diametralmente opposta…” Non va così. Il tribunale supervisionato da W Bush ragiona così: TU SEI NATO CANNIBALE, PERCIO’ TI CONDANNIAMO PER LA TUA NATURA E TI MANGIAMO AFFINCHE’ TU IMPARI! L’ex despota afferma di confidare nel potere del Corano e, i suoi inquisitori, che sono gli unici rimasti intorno a lui, non sanno più se giudicarlo un esempio estremo d’ipocrisia o d’arteriosclerosi.
La pena capitale non si è rivelata un deterrente efficace per il crimine: colpisce maggiormente gente disagiata, è affibbiata nel momento in cui ti aumenta il QI (nel caso era basso quando hai commesso il crimine) o ad individui scoperti innocenti in seguito all’esecuzione. Demagoghi nel mondo continuano ad agire indisturbati in maniera peggiore di come ha agito l’ex rais, cui resta solo di sperimentare, prima dell’impiccagione, se Victor Hugo sia stato un efficace descrittore.
Se il processo si fosse svolto in Italia, avrebbe usufruito di qualche indulto; poi in carcere avrebbe vissuto (tra virgolette) a spese dei contribuenti e si sarebbe avvalso di qualche ora d’aria per fare due chiacchiere con i suoi allievi Riina, Provenzano, Bilancia, Do Nashimiento, ecc… Se la guerra l’avesse vinta lui, sul patibolo sarebbe salito qualche altro… Ma non è Saddam Hussein quello nato nel Texas: lì un bambino delle praterie ha una speranza in più per diventare da grande un cowboy, piuttosto che un indiano…
Morto un papa.. ma se il papa vive..