
Incidenti ferroviari, ipotesi di terrorismo e dichiarazioni avventate: quando un ministro parla prima delle indagini
Gli incidenti sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro avvenuti nel giorno simbolico dell’apertura dei Giochi Olimpici Invernali non sono un banale disservizio. Ritardi e cancellazioni hanno paralizzato i collegamenti, ma soprattutto hanno esposto passeggeri e lavoratori a rischi concreti. Qui non si parla di inefficienze: qui si parla di sicurezza e di vite umane. È per questo che davanti all’ipotesi di sabotaggi – e persino di terrorismo – dovrebbe valere una regola elementare: tacere fino a quando parlano gli inquirenti. Magistratura e forze dell’ordine hanno il compito di accertare i fatti, non i ministri davanti ai microfoni. Il clamore politico non aiuta le indagini, le indebolisce. La questione diventa ancora più delicata quando a esporsi è il Ministero dei Trasporti, direttamente coinvolto. In un caso simile la riservatezza non è prudenza: è responsabilità istituzionale. Anche perché l’Italia si avvia a ospitare le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, un evento che mette il Paese sotto osservazione internazionale e rende ogni falla nella sicurezza un problema nazionale. E invece arriva la frase: “Chiederemo i danni ai responsabili”. Una dichiarazione che suona più come uno slogan che come un atto di governo. Danni a chi? A quali responsabili, ancora tutti da individuare? E soprattutto con quali basi giuridiche ed economiche? Ammesso che dietro ci siano ambienti anarchici, si immagina davvero di recuperare milioni da soggetti che per definizione non rispondono a logiche patrimoniali? Il rischio è quello di scivolare in una rievocazione caricaturale degli anni Settanta: nemici evocati prima di essere identificati, colpe annunciata prima delle prove, giustizia proclamata prima delle indagini. Un copione già visto, che allora non funzionò e oggi appare semplicemente fuori tempo massimo. Quando e se i responsabili verranno individuati dovranno pagare. Severamente. Con il carcere, innanzitutto. E con il risarcimento, se possibile. Ma anticipare sentenze mediatiche e promesse di rivalsa economica non rafforza lo Stato: lo espone al ridicolo. E di fronte a fatti che potevano costare vite umane il ridicolo non è solo fuori luogo. È irresponsabile.
Angelo Santoro

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