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Ritorno al multipolarismo

I cittadini americani sembrerebbero più sconcertati dalle politiche di Trump di quanto possano esserlo i governi e le opinioni pubbliche europee. Anche la Luisiana ha affondato il candidato repubblicano a coronamento di una serie di elezioni suppletive che anticipano il prossimo mid term. Risultati elettorali ben poco incoraggiante per la Casa Bianca. Anche se una svolta politica sarebbe cosa complessa, il Congresso in mano ai democratici alla fine di quest’anno, condizionerebbe non poco una presidenza già piuttosto oscillante di suo. La bocciatura di Trump non sarebbe però dettata dalle scelte compiute sulla sicurezza, le uniche che ricevono consenso nei sondaggi. Sono quelle economiche a penalizzarlo. I repubblicani americani restano nostalgici della reaganomics. I dazi cavalcati da Trump, trovano un interprete più convincente in Benny Sanders e nel partito democratico.

di Riccardo Bruno | 10 Febbraio 2026
il Presidente Donald Trump e Benny Sanders

I cittadini americani sembrerebbero più sconcertati dalle politiche di Trump di quanto possano esserlo i governi e le opinioni pubbliche europee. Anche la Luisiana ha affondato il candidato repubblicano a coronamento di una serie di elezioni suppletive che anticipano il prossimo mid term. Risultati elettorali ben poco incoraggiante per la Casa Bianca.

Anche se una svolta politica sarebbe cosa complessa, il Congresso in mano ai democratici alla fine di quest’anno, condizionerebbe non poco una presidenza già piuttosto oscillante di suo. La bocciatura di Trump non sarebbe però dettata dalle scelte compiute sulla sicurezza, le uniche che ricevono consenso nei sondaggi. Sono quelle economiche a penalizzarlo. I repubblicani americani restano nostalgici della reaganomics. I dazi cavalcati da Trump, trovano un interprete più convincente in Benny Sanders e nel partito democratico.

Commentatore d’eccezione di questo momento delicatissimo della vita americana, il ministro degli Esteri russo Lavrov che è stato lapidario: Gli Usa, ha detto, “stanno già oggettivamente perdendo la loro influenza economica e il loro peso nell’economia globale”. Praticamente, tutto quanto si è letto in queste ore a proposito della situazione americana, da D’Alema a Fubini, a Riccardo Gallo, ha anticipato l’analisi fatta dal braccio destro di Putin. E cioè che “l’obiettivo degli Stati Uniti è quello del dominio economico globale”. Trump lo vorrebbe attuare attraverso una vasta gamma di misure coercitive incoerenti con il principio della concorrenza. “Finora, ha aggiunto Lavrov intervistato dall’emittente dei Brics, tutto va in una direzione opposta: vengono imposte nuove sanzioni e si sta combattendo una ‘guerra’ contro le petroliere in violazione della Convenzione Onu sul diritto del mare”.

Non si tratterebbe nemmeno di Trump in quanto tale, gli americani sono sempre gli stessi, quei prepotenti che “vogliono controllare tutti i canali del rifornimento energetico per i Paesi ovunque, incluso in Europa, dove pure controllano i gasdotti Nord Stream, il sistema di trasporto del gas”. Fortuna che in questo mondo c’è la Russia che è disinteressata. Grazie infatti “all’iniziativa” del Presidente Putin del 2024 si è rafforzata la sicurezza dell’Eurasia per costruire una architettura di sicurezza continentale. Lavrov è entusiasta. Acquisisce slancio e attrae interesse crescente..

E quale sarebbe questa iniziativa del 2024, utile a mettere in crisi il sistema americano? L’invasione dell’Ucraina. Infatti Lavrov non ha mancato di aggiungere le sue sparate contro la Nato, che si estende contro le rassicurazioni fatte e che va sciolta al più presto. Non ha mancato di invitare l’Italia, molto apprezzata per non essere entrata nel club dei volenterosi, a riprendere i rapporti con Mosca. Telefonateci, ha suggerito al governo italiano. L’ambasciata russa a Roma, è già passata all’offensiva diplomatica diretta. La grande storia di amicizia russo italiana deve essere rilanciata il prima possibile. Cosa state aspettando?

Un quadro di questo genere autorizza a pensare ciascuno cosa meglio crede. Possibile che l’America con Trump stia sulle ginocchia, che Russia e Cina risultino più competitive, che l’Italia e l’Europa farebbero meglio a riposizionarsi. Così come si può benissimo credere l’esatto contrario, ovvero che Lavrov faccia solo propaganda, gli opinionisti italiani non capiscano niente e vengano imbeccati da Mosca. Si tratta solo di calibrare gli argomenti a secondo delle proprie convinzioni. Se ne può discutere per un anno. L’unica cosa sicura dalle parole del ministro degli Esteri è che la Russia individua un solo autentico antagonista. Non l’Europa, un ectoplasma. Il nemico è, Trump o non Trump, l’America. L’America la minaccia, dalla Siria, al Venezuela, all’Iran, all’Artico e non cede, come il Cremlino si aspettava dopo Anchorage, in Ucraina, più di quello che aveva ceduto Obama. Obama, si che era un amico americano su cui poter contare.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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