
Le guerre non aiutano l’umanità che senza nessuna colpa paga un prezzo altissimo, Dopo tre anni di guerra con l’Ucraina ancora non si fanno passi avanti per la pace. Il presidente russo Vladimir Putin considera la guerra in Ucraina una lotta esistenziale contro l’Occidente per determinare il posto della Russia nel mondo, la presa del potere di Putin e la sua eredità storica. Putin rimane fiducioso nella vittoria finale della Russia in Ucraina ed è pronto a ricorrere alla forza militare almeno fino al 2025. Questo sarebbe un estratto della “Valutazione delle minacce mondiali del 2025” fatto dall’americana Defense Intelligence Agency (DIA) e presentata una settimana fa alla sottocommissione per l’Intelligence e le operazioni speciali della Camera dei rappresentanti. La valutazione del rapporto della DIA ha lo scopo di comunicare non solo quelle che sono considerate le minacce attuali, ma anche di mettere in luce le tendenze e le minacce future da affrontare. Nel rapporto che valuta le minacce globali nel 2025, si legge che la Russia teme un conflitto diretto con la Nato, poiché ritiene di non riuscire a sconfiggere l’Alleanza in uno scontro armato convenzionale. Però nel rapporto si legge: “Tuttavia, Mosca rimane pienamente in grado di impiegare capacità asimmetriche contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, comprese campagne informatiche e di informazione, e in definitiva possiede una capacità di minaccia esistenziale con le sue forze nucleari strategiche in grado di raggiungere il territorio nazionale statunitense”.
La guerra in Ucraina rientra negli obiettivi più ampi di Putin: recuperare il prestigio e l’influenza globale che, a suo avviso, la Russia ha perso con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 ed esercitare il controllo sugli ex stati sovietici. Nel 2025, la Russia prevede di spendere almeno 150 miliardi di dollari in spese legate alla difesa e alla sicurezza, con un aumento del 19%, al netto dell’inflazione, rispetto al 2024 e che rappresenterà circa il 40% del bilancio federale russo. Secondo il rapporto, Mosca appare soddisfatta dell’attuale strategia di avanzamento, quindi sembra probabile che nel 2025 continuerà ad aderirvi per indebolire la capacità e la volontà dell’Ucraina di resistere, di attendere il sostegno occidentale e, in ultima analisi, di imporre le condizioni desiderate per una soluzione pacifica. Nel rapporto si legge anche: “Almeno dal gennaio 2024, sabotatori filo-russi sono stati collegati a vari complotti di incendi dolosi, sabotaggi e omicidi contro obiettivi militari e civili in Europa, in un continuo tentativo di minare la coesione occidentale e il sostegno all’Ucraina. La Russia probabilmente considera un’escalation diretta contro la NATO controproducente per i suoi obiettivi di guerra, mentre il campo di battaglia generale tende lentamente a suo favore, e continuerà invece a ricorrere ad azioni segrete, operazioni di informazione, cyber e proxy in risposta al sostegno occidentale all’Ucraina. Putin è quasi certamente impegnato a raggiungere la vittoria in Ucraina, e i suoi obiettivi rimangono pressoché invariati dall’inizio della guerra: la neutralità ucraina e un’ulteriore spartizione dello Stato ucraino”.
In assenza di un accordo negoziato o, in alternativa, di un solido aiuto occidentale, le prospettive sul campo di battaglia probabilmente continueranno a evolversi lentamente a favore della Russia fino al 2025, sebbene i progressi russi sul campo di battaglia stiano rallentando e continuino a verificarsi a scapito di elevate perdite di personale e attrezzature. Dall’inizio della guerra, la Russia ha perso almeno 10.000 veicoli da combattimento terrestri, tra cui oltre 3.000 carri armati, oltre a quasi 250 aerei ed elicotteri e oltre 10 navi militari.
Al di là di tante chiacchiere, sul campo di battaglia i combattimenti proseguono. Sono passati 39 mesi dall’inizio della guerra e, a questo punto, un accordo di pace può arrivare solo se il Cremlino capirà di essere alle corde. Non sul fronte, bensì a causa della crisi dell’economia che il popolo russo sta già patendo. Ad oggi, le previsioni catastrofiste degli analisti stranieri sono state smentite. Il collasso del Pil non c’è stato, anzi nei 3 anni dall’inizio del conflitto questi risulta cresciuto di quasi il 7%.
E’ anche vero, però, che la crescita annuale è crollata dal 4,5% dell’ultimo trimestre del 2024 all’1,4% dei primi 3 mesi del 2025. La riconversione dell’economia a fini bellici sta iniziando a mostrare i suoi limiti. Qualche esempio: “Il prezzo delle patate è quasi triplicato da inizio 2024 e supera in alcuni casi i 100 rubli al kg, qualcosa come oltre 1,10 euro. Non un problema da sottovalutare per un Paese in cui lo stipendio medio resta sotto i 90.000 rubli al mese (meno di 1.000 euro)”.
Tutto questo c’entra con la guerra poiché le braccia sono state sottratte ai campi e alle fabbriche per essere spedite in Ucraina. I lavoratori scarseggiano e la produzione agricola in certi casi collassa. Le entrate diminuiscono e le piccole imprese non riescono a comprare macchinari, complici le sanzioni occidentali. Il risultato è che in Russia la crisi sta arrivando in forma di beni che scarseggiano sugli scaffali dei supermercati, mentre i prezzi s’impennano.
Non a caso, l’inflazione in aprile era ancora al 10,2% e nonostante la Banca di Russia abbia alzato i tassi di interesse al 21%.
La principale fonte di entrata per lo stato è rappresentata dalle vendite di petrolio. L’Urals vale oggi meno di 60 dollari al barile, giù dai 70 dollari di inizio anno. Esso segue l’andamento del Brent, che è passato nel frattempo da 75 a 65 dollari. E per di più il cambio si è rafforzato. Ad inizio anno, per un dollaro servivano fino a più di 113 rubli, mentre oggi ne bastano meno di 80. L’apprezzamento è da un lato positivo per i consumatori russi, i quali possono spendere di meno per le merci acquistate dall’estero. D’altro canto, esso si traduce in minori entrate dalle esportazioni petrolifere. Rispetto a 4 mesi e mezzo fa, un crollo del 40%. Sul “mini barile” sta puntando non a caso Trump con la complicità dell’alleato saudita. Un modo per mettere pressione al nemico e rallentare l’inflazione in patria.
I dati finora portati ad esempio di successo della Russia in questi anni di guerra, ne captano le criticità. La disoccupazione è scesa dal 4,4% di inizio 2022 al 2,4% attuale. E nel frattempo gli stipendi medi sono aumentati di oltre il 60%, cioè del 26,4% in termini reali.
La ragione è semplice: essendoci meno manodopera disponibile a causa dell’invio coattivo di milioni di soldati in Ucraina e nella regione del Kursk, le imprese sono costrette a contendersi i lavoratori. E quei pochi rimasti, in gran parte sono dirottati verso le produzioni belliche. Dunque, stipendi più alti e minore offerta di merci di largo consumo. Si può dire che per fabbricare cannoni sono diminuite le carote.
Il fattore demografico incide anch’esso negativamente sulla crisi della Russia. Il tasso di fertilità è di appena 1,42, insufficiente ad arrestare il declino della popolazione a cui contribuisce anche un aumento della mortalità causato dalla guerra. Contrariamente alla gran parte delle economie occidentali, in Russia non c’è l’immigrazione che accresce la popolazione attiva nel breve periodo.
Quanto può ancora durare questa situazione prima che divenga irreparabile? Lo sapremo verosimilmente dalle mosse di Putin. Egli è consapevole di stare vincendo sul piano militare e non trova conveniente giungere ad una tregua con il nemico. D’altra parte, sa benissimo che la Russia non può permettersi a lungo di reggersi su una economia di guerra ormai al limite delle sue possibilità. Se si affretterà ad alzare il telefono per offrire un ramoscello di ulivo a Trump, sapremo che a Mosca la situazione è diventata insostenibile. Finora Putin non ha mostrato nessun cedimento, anzi sembra prendersi gioco anche di Donald Trump e di tutto il mondo occidentale.
Salvatore Rondello

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