
Da poco più di un anno assistiamo a dichiarazioni, lettere aperte e tweets, che hanno per oggetto l’ IA (intelligenza artificiale) da parte dei big della terra. L’ultimo in ordine cronologico è stato il presidente della federazione russa Vladimir Putin, il quale non è nuovo ad esprimere pareri sull’IA, celebre la sua citazione datata 2017: «Il Paese che diventerà leader nell’Intelligenza Artificiale dominerà il mondo”. Se dovesse accadere alla Russia, promise, “condivideremo la nostra tecnologia con il resto del mondo». Sei anni dopo, il tono e le intenzioni del presidente russo sono stravolti dalla guerra in Ucraina e dalla gravissima crisi con l’Occidente che non solo impedisce ogni forma di collaborazione ma spinge Putin, durante una conferenza dedicata all’Iskusstvennyj Intellekt, l’IA russa, a considerare l’IA se monopolizzata da una singola potenza, come un’arma «inaccettabile, xenofobica e pericolosa». Il riferimento senza mezzi termini è indirizzato agli eterni nemici/rivali USA in quanto per il momento sono la prima potenza mondiale per numeri di investimenti e risultati conseguiti nel breve periodo.
Paradossalmente la guerra in Ucraina ha forgiato un’alleanza più forte tra Russia e Cina; nel primo anno di guerra la Cina ha venduto alla Russia più di 12 milioni di dollari in droni (dati Limes) e parti di droni avviando così operazioni di tech transfer con la Russia. Inoltre, a marzo 2023, Putin e Xi Jinping hanno fatto una dichiarazione comune delineando piani di cooperazione per lo sviluppo di IA e 5G. Senza dimenticare che sia il dragone che l’orso bruno utilizzano già l’intelligenza artificiale per implementare la loro forza autoritaria e limitare i più elementari diritti civili e umani, in quanto entrambe le potenze non brillano di certo per la salvaguardia dei diritti umani e della piena democrazia. Difatti il governo cinese utilizza accuratamente l’IA per il riconoscimento facciale e la sorveglianza della minoranza etnica uigura; mentre in Russia, il governo usa l’IA per riconoscimento facciale degli oppositori alle politiche del Cremlino e come se non bastasse fin in dalle prime battute della rivoluzione digitale post era sovietica, la Russia oligarchica dello zar Putin ha adottato un approccio diverso da quello dell’Occidente. In Russia negli ultimi anni è stata ampliata la dottrina Gerasimov basata su una “visione olistica del digitale”, in cui modo virtuale e analogico non sono separati ma accumunati dalla natura delle info; e proprio l’informazione può essere usata per indebolire i paesi opponenti. Tale dottrina ha rappresentato (e attualmente rappresenta ancora) la base delle campagne di propaganda a suon di fake news che la Russia ha messo in atto nel 2016 a margine del referendum per la Brexit nel Regno Unito e delle elezioni presidenziali in Usa, ed i social media sono stati il terreno fertile per questa ondata di fake news che hanno toccato il massimo dell’apogeo durante le prime due ondate di Covid-19. La competizione tra Occidente e Oriente è ripresa e il digitale è un aspetto cruciale di questa competizione. Tuttavia, la vera sfida non è arrivare primi, ma far evolvere innovazione e sviluppo in modo biunivoco senza scavalcare i valori fondamentali e i diritti delle nostre società conquistati con enorme sacrificio. Per questo serve uno sforzo serio e condiviso per bilanciare bene regolamentazione e innovazione, capire come progettare, sviluppare e usare l’IA per generare società sempre più: democratiche, pluraliste, giuste e sostenibili.
A riguardo fanno ben sperare le parole del presidente francese, Emmanuel Macron, il quale durante un evento a Parigi ha affermato che il prossimo Al Act (la legge europea sull’Intelligenza Artificiale che dovrebbe entrare in vigore nel 2024) dovrà essere teso a controllare questa tecnologia, non a punirla. Parole che testimoniano la preoccupazione del presidente francese sulla competitività europea in uno dei settori maggiormente strategici per i futuri scenari globali. Talmente strategico che anche i sauditi stanno muovendo le loro pedine (potevano non farsi sfuggire questa ghiotta occasione?!), con investimenti miliardari.
L’Intelligenza Artificiale è destinata a ridisegnare gli equilibri, perché ha le capacità di rivoluzionare tutto ciò che tocca: la scienza, l’economia, la medicina, il lavoro, e l’educazione. È una lunga partita a scacchi che mette in palio le nuove leadership mondiali, ma anche un business enorme: un mercato da 1.300 miliardi di dollari entro il 2032 (ne valeva “solo” 40 nel 2022) secondo un rapporto di Bloomberg Intelligence. Ed è per questo che è necessario giocarla al meglio.
Raffaele Schiavone

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