• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Netanyahu e la “sfida” della tregua 

La gestione della tregua con Hamas e il suo prolungamento sono un nuovo banco di prova per l’attuale governo israeliano, già in forte crisi di consensi per aver subito l’attacco del 7 ottobre.

di Istituto Ispi | 28 Novembre 2023

La mattinata di oggi ha segnato l’inizio delle ultime 24 ore di tregua tra Israele e Hamas. La cessazione delle ostilità, annunciata la scorsa settimana, ha consentito vari scambi tra ostaggi israeliani rapiti da Hamas e prigionieri palestinesi – molti dei quali minorenni – detenuti nelle carceri dello Israele. Al netto di piccoli intoppi, l’accordo sembra aver retto. Ciononostante, la domanda principale di queste ore riguarda la tenuta e la durata di un possibile prolungamento della tregua, che potrebbe estendersi di un giorno per ogni ulteriore rilascio di 10 ostaggi da parte di Hamas. Questo, perlomeno, è quanto previsto dall’intesa pattuita nei giorni scorsi grazie alla mediazione di Qatar, Egitto e Stati Uniti. La posta in palio riguarda la ripresa delle ostilità nella Striscia di Gaza, dove il ministero della Sanità locale denuncia un bilancio ormai superiore alle 15mila vittime, ma anche il ‘fronte interno’ di Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, infatti, è oggetto in queste ore di enormi pressioni politiche, stretto tra le famiglie degli ostaggi ancora prigionieri a Gaza e le frange più oltranziste del suo governo, che spingono per la ripresa immediata della guerra contro Hamas.  

Ultimo scambio di prigionieri?  

Quello in atto è un complicato gioco di equilibrismo negoziale tra Hamas e le autorità israeliane. In mattinata, infatti, la televisione di Stato israeliana Kan ha riferito che le Forze di difesa israeliane (IDF) riprenderanno immediatamente le operazioni nella Striscia di Gaza “a meno che Hamas non annunci entro oggi l’intenzione di rilasciare un quinto gruppo di ostaggi”, condizione necessaria per prolungare di almeno un giorno la tregua. A sua volta, secondo una clausola dell’accordo, Israele dovrebbe rilasciare almeno 30 prigionieri palestinesi. Hamas, per parte sua, ha dichiarato in un comunicato che intende “prolungare la tregua oltre questi quattro giorni” con l’obiettivo di “aumentare il numero dei prigionieri rilasciati”. Una fonte vicina al movimento islamico palestinese ha detto all’agenzia France Presse che l’organizzazione ha “informato i mediatori” – Qatar in testa – di questa intenzione. Da venerdì sono stati rilasciati 39 ostaggi in cambio di 117 prigionieri. Tra gli ostaggi restituiti, anche una bambina israelo-americana di quattro anni, Abigail, rimasta orfana nell’attacco del 7 ottobre. Altri 24 ostaggi, per lo più thailandesi che lavoravano in Israele, sono stati invece liberati al di fuori dell’accordo.  

Netanyahu sotto pressione? 

Insieme alla gestione dell’ultimo scambio di prigionieri previsto alla tregua, il governo israeliano deve far fronte anche a enormi pressioni da parte delle famiglie degli ostaggi, così come degli alleati internazionali, affinché estenda la tregua per garantire ulteriori rilasci. Il primo ministro Benjamin Netanyahu domenica si è recato in visita a Gaza: è stata la prima volta per un premier israeliano nell’enclave costiera palestinese dal 2005, in una dimostrazione di vicinanza da parte del leader israeliano spesso soprannominato “security man”, almeno fino all’attacco di Hamas del 7 ottobre. La guerra si è rivelata un vero e proprio cataclisma politico per Netanyahu, considerato dalla maggioranza degli israeliani responsabile per quanto accaduto. Gli ultimi sondaggi, diffusi dal Times of Israel, fotografano un Likud in caduta libera, con soli 18 seggi alla Knesset rispetto ai 32 ottenuti nella tornata elettorale dello scorso anno. Fuga in avanti, invece, per il partito National Unity dell’ex ministro capo di stato maggiore della Difesa, Benny Gantz: 43 seggi rispetto ai 12 attualmente controllati nel Parlamento di Gerusalemme. Degno di nota anche il crollo registrato per il partito radicale Religious Zionism, che esprime il discusso ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich. Il movimento, che nel 2022 ha ottenuto ben 14 seggi in una lista congiunta con Otzma Yehudit, non riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento del 3,25%. Smotrich, insieme al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, è stato tra i più convinti critici della tregua con Hamas. 

Compromesso difficile?  

Vale la pena sottolineare che il sondaggio è stato realizzato prima dell’entrata in vigore della tregua, ma è difficile pensare che la cessazione delle ostilità possa aver invertito la rotta di quella che – per Netanyahu – sembra una perdita di consenso ormai costante e forse irreversibile. Durante la sua visita nella Striscia di Gaza, Netanyahu ha riferito di aver parlato con il presidente americano Joe Biden, che si è espresso a favore di un’estensione della tregua. Netanyahu, tuttavia, ha precisato di aver anche detto al presidente degli Stati Uniti che, alla fine della tregua, “torneremo con tutte le nostre forze per raggiungere i nostri obiettivi”, ossia eliminare Hamas e garantire il rilascio degli ostaggi rimanenti. Biden, per parte sua, ha dichiarato che il prolungamento della pausa umanitaria “è il nostro obiettivo”. Washington, ha spiegato l’inquilino della Casa Bianca, punta a favorire non solo nuovi scambi di prigionieri, ma anche il prosieguo degli aiuti umanitari ai civili di Gaza. L’esito delle prossime ore resta del tutto incerto e le intenzioni del governo Netanyahu, che vede in gioco non solo la guerra ma anche il suo futuro personale, sembrano tutt’altro che attendiste. Il ministro delle Comunicazioni, Shlomo Karhi, ha annunciato infatti che l’accesso a Starlink – la rete satellitare di connessione a Internet di Elon Musk – sarà accessibile a Gaza solo se Israele lo consentirà. L’iniziativa è frutto di un accordo tra il magnate statunitense, che ha visitato Israele nel fine settimana, e lo Stato ebraico. Vale la pena ricordare che l’offensiva di terra israeliana nella Striscia, lanciata il 27 ottobre scorso in risposta all’attacco di 20 giorni prima, è iniziata proprio in un “blackout informativo”, a causa della interruzione dei servizi internet e di telefonia.  

Il commento

di Chiara Lovotti, ISPI Mena Centre 

“Nonostante il rispetto della tregua rappresenti un segnale positivo, le condizioni per un cessate il fuoco duraturo sono lontane. La pausa non ha ammorbidito le posizioni israeliane nei confronti di Hamas e viceversa, né ha cambiato gli obiettivi di fondo da ambo le parti. Anche nell’eventualità di un’estensione della tregua (caldeggiata da Hamas, che ha evidentemente bisogno di tempo per riorganizzarsi e ricevere rifornimenti), è ragionevole pensare che questa sarebbe breve. Priorità di Netanyahu è quella di distruggere Hamas: riportare a casa gli ostaggi rischia di rimanere un obiettivo di second’ordine, nonostante sondaggi e mobilitazioni varie dimostrino che la popolazione israeliana la pensa diversamente. “Eventuali future negoziazioni si terranno sotto attacco”, ha detto il ministro della Difesa di Israele. E questo, oggi, sembra lo scenario più probabile”.  

A cura della redazione di  ISPI Online Publications

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, casa bianca, consenso, dichiarato, finanze, fine settimana, futuro, governo, ministro della difesa, movimento, parlamento, partito radicale, sanità, scambio, stati uniti

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti