Negli stessi giorni in cui saliva di livello l’offensiva lanciata da Matteo Salvini contro l’attuale legge elettorale, segnava un passo avanti anche l’attacco al Rosatellum portato su un diverso versante. Giornali, Radio e TV hanno registrato puntualmente la richiesta di sei Regioni per ottenere un referendum che, abrogando alcune parti della legge in vigore, trasformi il nostro in un sistema maggioritario. Hanno invece quasi taciuto ciò che stava avvenendo nelle aule del Tribunale di Messina dove, il 27 settembre scorso è stato discusso il ricorso presentato dall’ex parlamentare liberale Vincenzo Palumbo ed altri. Così, se il Tribunale deciderà in tale senso, la Consulta sarà investita da una serie di questioni che, se accolte, costringerebbero a trasformare il nostro sistema elettorale in direzione opposta a quella voluta da Salvini.
Il referendum delle sei Regioni (che secondo molti costituzionalisti difficilmente potrà superare il vaglio di ammissibilità) ci regalerebbe un maggioritario con un legame ancora più stretto tra eletti e oligarchie dei partiti. Le questioni di costituzionalità discusse dal Tribunale di Messina, invece, toglierebbero di mezzo tutti quei marchingegni che furono inseriti nel Rosatellum per sottrarre agli elettori ogni potere di incidere. L’attacco è frontale, addirittura investe le modalità della sua approvazione. Nella Udienza di discussione, l’avv. Palumbo ha sostenuto che, nei passaggi che portarono alla sua approvazione, ci furono “una serie di forzature dell’iter parlamentare che hanno determinato una grave compressione del dibattito in commissione e in aula”. Irragionevole, poi, la soglia del 3% : “. L’esclusione dalla rappresentanza in Parlamento di milioni di elettori, sol perché la lista da essi votata non sia riuscita a raggiungere una soglia aprioristicamente determinata, costituisce un grave vulnus al principio della rappresentanza democratica, senza che se ne ottenga una qualche utilità per la governabilità”. Paradossale, ha rilevato Palumbo, la conseguenza sul voto per il Senato, di tale sbarramento. Può accadere che un partito superi la soglia del 3% nazionale al Senato senza però vedersi assegnato alcun seggio perché la distribuzione avviene a livello regionale, senza recupero dei resti a livello nazionale. Insomma, il Rosatellum, secondo l’ex parlamentare Avv. Palumbo è pieno di accorgimenti che ostacolano la volontà dell’elettore: lo costringe a votare per la parte uninominale candidati che non vorrebbe solo perché ha scelto di votare una determinata lista plurinominale e viceversa. Addirittura, la disparità di trattamento e la volontà di condizionare l’espressione del voto sono sfacciatamente presenti là dove si esentano alcuni partiti dalla necessità di raccogliere firme per presentare le firme e se ne sottopongono altri a defatiganti pratiche di raccolta di firme, in numero sproporzionato ed eccessivo, che, per giunta, devono essere autenticate da pubblici ufficiali, in pochissimi giorni. E mentre si attende il vaglio di ammissibilità per il referendum promosso dalle Regioni, il giudizio sulla non manifesta infondatezza delle questioni sollevate innanzi al Tribunale di Messina e l’ultimo voto della Camera sul taglio dei parlamentari, PD e 5Stelle hanno preso a tergiversare sulla riforma della legge elettorale.
Nicola Cariglia

L’informazione va completata: I ricorsi contro il Rosatellum sono 4 pendenti. Il più maturo è quello presso la Corte di Appello di Trieste. Trattenuto in decisione si attende il deposito della sentenza. Il 9/10 il Tribunale di Catanzaro si deve pronunciare su un ricorso degli avvocati Besostri e Paolini. In fine dopo il ricorso di Messina del 15/10 in data 4/12 il Tribunale di Roma si dovrà pronunciare su un ricorso degli avvocati Besostri, Zecca, Paolini, Versace e Libutti sempre contro i Rosatellum. Innanzi alla Corte Costituzionale Vi è un ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Sen. De Falco con gli avvocati Besostri e Libutti contro l’attribuzione di un collegio siciliano a un candidato umbro: un’ applicazione distorta delle norme incostituzionali del Rosatellum Camera dei Deputati al Senato.
Caro Felice,
ti ringrazio per avere completato l’informazione, fornendo il quadro completo dei ricorsi pendenti nei vari tribunali italiani. Ancora una volta occorre dare atto a te e agli altri giuristi impegnati sulle vicende della legge elettorale di avere, quasi in esclusiva, il merito di vigilare sulla correttezza delle nostre norme elettorali. Una vigilanza che, purtroppo, la stampa italiana ha difficoltà a condividere. Per questo è importante usare gli strumenti dei quali disponiamo. Pensalibero sarà lieto di accogliere tutti i contributi che, con la tua grandissima esperienza, riterrai di volere dare.
Un caro saluto,
Nicola Cariglia
Caro Giampaolo,
magari fosse finita con quello che giustamente scrivi. C’è di più e di peggio, che avviene prima del modo di ripartire i seggi. Mi riferisco agli ostacoli frapposti a chiunque voglia partecipare alle elezioni senza fare già parte del circuito privilegiato dei partiti esistenti. Leggi, al riguardo una tabella che mette a confronto le procedure per la presentazione delle liste in Italia e nel resto di Europa. Buona lettura… http://www.pensalibero.it/le-elezioni-e-quelle-firme-complicate-per-creare-corse-ad-handicap/
Caro Nicola, dopo il “colpo di stato”, di un referendum farlocco, costruito ad arte, che non ha abrogato una o più norme, ma è intervenuto all’interno dei singoli articoli cambiandone letteralmente il significato – senza che vi fosse una sollevazione almeno da parte di prestigiosi costituzionalisti, come lo fu invece quello del 4 dicembre 2016 – NON VI FU PIU’ UNA LEGGE ELETTORALE DEGNA DI QUESTO NOME!
Il tutto in ossequio alle varie demagogie tipo quella di oggi (lotta all’evasione fiscale) o quella di allora (lotta alla mafia) inventate dai soliti NOTI! – non vi è più stata una legge elettorale degna di questo nome, ma solo il tentativo – dal mattarellum al porcellum – funzionale agli interessi di chi si riteneva maggioranza allora e che voleva consolidare il proprio potere. In nome di una STABILITA’ che come abbiamo verificato non c’è mai stata. (durante il mattarellum il primo governo Prodi è stato sostituito da D’Alema e Amato. il secondo impallinato da franchi tiratori (Bertinotti in primis e Mastella).
Del resto non è una prerogativa italiana: la Francia con De Gaulle e la Russia – oggi con Putin – hanno costruito le loro Leggi MAGGIORITARIE, sulla scorta di quella che fu, in termini diversi quella USA (ogni tanto servirebbe il Pisistrato di turno
Se veramente avessero a cuore la volontà dell’elettore, si avarrebbero di insigni specialisti (un D’Hondt contemporaneo ad esempio), sulla scorta di quelli che furono i vari sistemi elettorali, dal più semplice nelle circoscrizioni basato su programmi e non su alleanze. a quello maggioritario nel collegi uninominali, Anche per distinguere la base elettorale come decisero i Costituenti.
Invece caro Nicola a noi lasciano le pure congetture! Ciao.