Sala strapiena di giovani docenti universitari, studenti, esponenti del mondo politico, consulenti di passate e della presente Amministrazione.
Romano, come lo chiamano affettuosamente gli amici americani che gli si affollano intorno nel corridoio, arriva trascinando il suo carry on, abito scuro un po’ stazzonato.
Siede insieme a Paavo Lipponen, un omone di due metri, ex primo ministro della Finlandia e a Jeremy Shapiro, assistant secretary of state for Europe and Eurasia al Dipartimento di Stato. I tre panelisti sono presentati da Justin Vaisse, senior fellow in Foreign Policy at the Brookings Institution. Il finlandese Lipponen nel suo intervento gronda pessimismo sulla situazione internazionale e soprattutto sul problema Cina che, secondo lui dovrebbe essere ‘contenuta’ da una azione analoga a quella fatta da Kennedy nei confronti della Russia durante la Guerra Fredda. Jeremy Shapiro si limita a ripetere la solita litania dello State Department, schiacciato dall’attivismo internazionale del presidente Obama. Quanto a Prodi, del quale potete seguire l’intervento qui sopra,egli afferma che, purtroppo, per gli americani da qualche tempo l’Europa non è più sexy. Tutto l’interesse dell’America si concentra ormai sulla Cina. Eppure, dice Prodi, l’Europa ha il più grande GNP, le maggiori esportazioni industriali ed è un mercato di 400 milioni di persone. Anche problemi di estrema gravità come la bancarotta della Grecia e le attuali difficoltà di nazioni come la Spagna e l’Irlanda devono essere viste come una manifestazione di concreta capacità dell’Europa di risolvere i propri problemi, nonostante i ricorrenti conati di nazionalismo che emergono ogni tanto. Concludendo il suo intervento, Romano Prodi ha ricordato che Obama trascura in ogni suo discorso a livello internazionale di citare l’Europa. Anche se il giorno dopo nella sua sosta a Lisbona il presidente americano ha dovuto riconoscere l’importanza dei legami secolari che uniscono i due continenti tra una sponda e l’altra dell’Atlantico.
Ore di terrore sul A380 della Qantas
I piloti della maggiori linee aeree sono allenati a fronteggiare gli imprevisti di volo. Ma nessuno dei cinque componenti la cabina del A380 della Qantas in volo sul Pacifico poteva prevedere 54 allarmi che suonavano in contemporanea, mentre uno dei quattro enormi motori Rolls Royce andava a fuoco, lanciando contro l’ala frammenti di metallo che hanno tagliato collegamenti elettrici e forato i serbatoi del carburante.
In una intervista concessa alla Associated Press il vicepresidente della Associazione Internazionale Piloti, racconta in dettaglio l’esperienza vissuta dai colleghi con i quali ha parlato a lungo. E si tratta di comandanti con alle spalle migliaia di ore di volo sugli aerei di quella che viene giudicata la compagnia piu’ sicura del mondo.
Il problema principale e’ stato come riuscire a far volare l’enorme aereo, sbilanciato sulla destra perche’ non era stato possibile far defluire il carburante verso l’altra ala a causa del mancato funzonamento degli apparati elettrici. E si parla di un aereo in cui ogni comando e’ ridondante proprio nella previsione che qualcosa non funzioni e debba essere sostituita immediatamente.
Per cinquanta minuti i cinque piloti hanno cercato di controllare lo A380 in avvicinamento all’aeroporto dove i mezzi di soccorso erano stati schierati.
I portelloni dei carrelli non si aprivano per la mancanza di energia elettrica e si e’ deciso di sbloccarli facendoli calare per gravita’.
I flaps o freni aerodinamici erano stati danneggiati. Cosi’ l’aereo ha toccato la pista a velocita’ superiore a quella consentita sollecitando i freni che sono doventati incandescenti.
er fortuna il cherosene che usciva dal serbatoio dell’ala e dal motore non e’ entrato in contatto con i dischi incandescenti dei freni. Diversi pneumatici sono scoppiati. I piloti hanno voluto percorrere tutta la pista per portarsi vicino ai mezzi antincendio che si sono attivati immediatamente per fare abbassare la temperatura dei dischi freni.
Tutto e’ bene quel che finisce bene. Ma la Qantas ha messo a terra la flotta dei suoi A380. E la Rolls Royce ha dovuto impegnarsi nella sostituzione di 40 motori che hanno messo in crisi la pianficazione della sua produzione.
Nessun problema invece sugli A380 che sono equipaggiati con motori prodotti dalla General Electric.
Oscar Bartoli

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