ROBERTO DONNA: DALLE STELLE ALLE STALLE
(dal Washington Post)
Italian chef guilty in meals-tax case
Renowned restaurateur and chef Roberto Donna pleaded guilty to embezzlement Thursday in Arlington County for failing to turn over more than $150,000 in meals taxes he collected at his now-defunct restaurant in Crystal City. Donna, 49, opened Bebo Trattoria da Roberto Donna on Crystal Drive in October 2006 and closed it last year.
Arlington officials said Bebo Trattoria was turning in required paperwork showing that the restaurant was collecting meals taxes from patrons — it just wasn’t turning in the money. Efforts to collect the money, which Arlington prosecutors said totaled $156,330.96, failed, and a criminal investigation was begun. Donna and his attorneys worked out a deal in which Donna would waive indictment and plead guilty to one felony count of embezzlement. Arlington Circuit Court Judge Benjamin N.A. Kendrick imposed a five-year prison sentence but suspended all of it and placed Donna on probation for five years. Donna also must make restitution. — Tom Jackman
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Questo uno dei tanti articoli pubblicati nei giorni scorsi sulla condanna a cinque anni di reclusione per Roberto Donna, il re dei ristoratori italiani, per anni presidente della associazione degli chefs del Nord America. La condanna per il momento e’ stata sospesa, in attesa che Donna restituisca allo stato federale i 156mila e rotti dollari di tasse non registrate e non pagate. Questa notizia era nell’aria. Si sapeva che Roberto stava passando un brutto periodo, forse per colpa sua, forse per colpa dei soci di cui si era troppo fidato, forse perche’ molti italiani vengono qui in America credendo di potere tenere gli stessi comportamenti che si hanno in Italia e che sono condivisi dalla maggior parte della popolazione. Se uno riesce a fregare lo stato ottiene l’applauso e l’approvazione corale. E’ un ‘ganzo’, un dritto, un furbo, talento questo che fa parte del DNA dell’Italica progenie. Ed il fatto che Roberto Donna abbia deciso di patteggiare riconoscendosi colpevole la dice lunga sui pericoli che avrebbe corso se avesse insistito in una assurda tesi difensiva. Donna e’ un personaggio mitico nel mondo della ristorazione. Chi ha avuto la possibilita’ di gustare i piatti preparati da questo grande chef, e’ rimasto stupito per la fantasia e la classe dei suoi menu. Per anni il suo ristorante Galileo e’ stato un punto di riferimento della Washington che conta. Poi Donna ha deciso di diventare imprenditore e si e’ messo ad aprire una serie di trattorie e ristoranti nella Greater Washington, la maggior parte dei quali chiusi con perdite, perche’ basta che qualche cliente cominci a parlare male del trattamento subito ed e’ subito una catastrofe annunciata.
Quanto alle tasse si conferma che l’America non e’ l’Italia. Qui si puo’ andare in galera per tasse non pagate. Ed il mitico esempio di Al Capone rimane negli annali della lotta alla criminalita’ organizzata.
I SUCCESSI DELL’INDUSTRIA ITALIANA DEL FARMACO IN AMERICA
“Istituzioni e Imprese insieme per la Salute e gli Investimenti”. Questo il titolo di un seminario organizzato nell’auditorium dell’Ambasciata italiana a Washington e voluto fortemente dallo stesso ambasciatore Giulio Maria Terzi di Sant’Agata che si è avvalso della collaborazione del suo giovane addetto scientifico Giulio Busulini.
Pubblico di eccezione in platea. Interventi di Sergio Pecorelli, presidente della Agenzia italiana per il Farmaco, Guido Rasi direttore generale AIFA, Thomas Longren, Executive Director European Medicine Agency, Murray Lumpkin,(Deputy Commissioner for International Programs della FDA).
Sergio Dompè, presidente di Farmindustria ha ‘tirato la volata’ a quattro rappresentanti di industrie italiane ed americane che hanno parlato dei loro successi scientifici e commerciali.
Diceva il grande Montanelli che il giornalista è colui che non conosce di che sta scrivendo ma deve spiegarlo ai suoi lettori. Ed è quello che è successo al vostro cronista quando si è trovato ad affrontare una materia complessa come quella dei rapporti tra industrie farmaceutiche tra le due sponde dell’Atlantico. Ma alla fine siamo forse riusciti ad arrivare a capire che l’evento in ambasciata non era la solita passerella fatta da imprenditori italiani o politici per avere un ritorno di immagine in Italia. L’industria farmaceutica italiana ha 67.500 addetti per il 90% laureati e diplomati. Altri 60mila operano nell’indotto. Sono più di seimila i ricercatori. Sono state effettuate 38 acquisizioni di imprese italiane all’estero dal 2000 con 220 insediamenti. Investiti 2.3 miliardi di euro in ricerca e produzione. L’impegno produttivo delle aziende italiane nel Nord America riguarda acquisizioni, siti produttivi e ricerca e sviluppo. Molto attiva la presenza commerciale, gli accordi e collaborazioni siglati negli ultimi anni in un paese, gli Stati Uniti, che rappresenta il quinto partner commerciale per la farmaceutica. A loro volta è consistente la presenza in Italia delle industrie americane del settore con 25 imprese, 15mila addetti, 350 milioni di euro in investimenti, distribuita in quasi tutte le regioni della Penisola.
Significativo quanto detto dal rappresentante inglese, Thomas Longren: “La globalizzazione è importante, ma dobbiamo essere più trasparenti”. E la chiusura dell’intervento del presidente di Farmindustria il quale, in ottimo inglese, ha ricordato che ”Non esiste una crisi, quanto un cambiamento di scenario. E noi dobbiamo ridurre i costi”.
È stato presentato il “Progetto Qualità e Sicurezza dei Farmaci” dell’ AIFA che, attraverso la realizzazione e implementazione di piattaforme informatiche per la simulazione di processi clinici, si propone di prevedere gli effetti dei farmaci, le eventuali reazioni avverse e i loro limiti di efficienza sull’uomo.
Il seminario, ‘blindato’ per evitare interventi a schiovere ci ha impedito di chiedere ai relatori perché negli USA un collirio contro il glaucoma costa più di 100dollari mentre in italia, stessa marca e quantità del prodotto, 25 Euro. Misteri della farmaceutica internazionale.
INFORMAZIONE UTILE PER IL TURISTA ITALIANO CHE VIAGGIA IN ECONOMY
Mentre gli alberghi americani cercano di combattere la recessione e la scarsa domanda abbassando i prezzi, ci sono delle eccezioni. Una e` rappresentata dal Four Season di New York che mette a disposizione dei clienti danarosi una suite per il modesto costo di 35mila dollari a notte, caviale escluso. Per questa somma vengono garantiti tappeti di seta, un candelierie a fibre ottiche del costo di 120mila dollari ed un maggiordomo personale che e’ a disposizione del cliente 24 ore su 24. Inoltre a chi e’ disposto a versare quello che corrisponde allo stipendio annuale di un dipendente statale, viene garantita una Rolls Royce, ovviamente con autista, una vista mozzafiato dei grattacieli di New York, una cascata interna le cui pietre sono pulite ogni giorno da personale specializzato. Nei frigoriferi champagne d’annata, mentre i pasti sono assicurati dagli chef dei ristoranti del famoso hotel. Insomma, fatte le debite considerazioni, per chi e’ multimilionario in dollari una notte così’ e’roba da ridere.
Oscar Bartoli

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