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“ L’UNITA’ D’ITALIA DEVE ESSERE UN VALORE PER TUTTI NOI”

di Patrizia Bonaccorsi

di Patrizia Bonaccorsi | 20 Giugno 2010

Riguardo al passato centocinquantenario dell’Unità d’Italia, si vedono emergere, tra loro strettamente connessi, giudizi sommari e pregiudizi sul quel che fu nell’800 il formarsi dell’Italia come Stato unitario e bilanci tendenziosi, del lungo cammino percorso dopo il cruciale 17 marzo 1861. C’è infatti chi dice, con disinvoltura, che sono sempre stati fragili le basi del comune sentire nazionale e chi tratteggia il quadro dell’Italia di oggi in termini di radicale divisione, da ogni punto di vista.
Crediamo che l’unità d’Italia fosse inevitabile, come in tanti altri paesi dove sono nati gli Stati nazionali, sulla base di una lingua e una cultura tutto sommato comuni, anzi da noi si è arrivati in ritardo, quindi non ha senso negare il valore dell’unificazione. Semmai il punto è “quale unificazione?”. Quindi anche la “provocazione dissacratoria” dei leghisti può avere in fondo il suo valore se ci invita ad una analisi più critica e meno retorica. Cosa sarebbe successo, ad esempio, se l’Italia si fosse unita nel segno del federalismo di Carlo Cattaneo , anziché sotto il regno sabaudo ? Forse ci saremmo evitati il Fascismo con tutta la sua retorica statalista, patriottica e nazionalista ? Chissà. Comunque prima di celebrare il centocinquantesimo anniversario, è giusto ricordare i vizi di origine di quella costruzione, gli alti e bassi, mettere a fuoco le incompiutezze, la cui più grave tra loro tra esse resta quella del mancato superamento del divario tra Nord e Sud.
Da Sud a Nord non si fa altro che gettare fango sull’operato di uomini di indiscusso amore per la Patria ( Cavour, Garibaldi ecc.), una Patria che proprio grazie al loro contributo è sorta ed è stata resa grande.
Dalla Sicilia si ode chiara e forte la volontà accusatoria verso Garibaldi. Qualche esponente del Nord arriva a proporre le stesse accuse a Cavour.
Non si può certo ignorare che negli ultimi anni un’intensa e subdola attività divulgativa è stata messa in atto per far emergere nelle nostre coscienze che i mali di questa nostra Italia provengano da un errore di fondo, un errore che viene dalla nascita stessa dell’Italia moderna ossia della sua forma unitaria. Questa attività “informativa” è stata lanciata inizialmente dalla Lega che a suon di urla ha voluto far passare il concetto di “Padania”. Ma cos’è la Padania? Nella nostra storia non è mai esistito questo nome.
La Lega, ha avuto tuttavia il merito di aver scoperchiato il “vaso di Pandora” degli sprechi dello Stato pagati ingiustamente dalle regioni settentrionali e, soprattutto, ha il merito di aver posto la questione federalista.
Questo stato di cose ha ora una sponda altrettanto forte nel mezzogiorno di Italia:
quasi si volesse porre in atto un sistema centrifugo che miri alla dissoluzione dell’Unità di Italia: Raffaele Lombardo, a capo di un potentissimo movimento autonomista in Sicilia, ora allarga le sue mire all’intero Mezzogiorno.
Siamo certi che questo attacco subdolo al Valore dell’Unità di Italia non sia invece parte di una sorta di cambio culturale che vede nell’eliminazione dell’Unità Nazionale, il suo obiettivo primario? E’ certo che il sentimento diffuso è di crescente “voglia di indipendenza”.
Affrontare la questione meridionale è un dovere della comunità nazionale e un impellente interesse comune per garantire all’Italia un più alto livello di sviluppo e di competitività, per crescere di più e meglio insieme.

Patrizia Bonaccorsi – I Socialisti per le Liberta’

Pubblicato in : Primo piano

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