Nella Roma bene, quella che conta, il protagonista della storia si trova ad affrontare la serialità d’un omicida. Efferatezza e dovizie di particolari sono all’ordine del giorno per il commissario di Vigna Clara, Michele Balistreri.
Titolo dal nome duro e il contenuto lo è altrettanto.
Nella Roma bene, quella che conta, il protagonista della storia si trova ad affrontare la serialità d’un omicida. Efferatezza e dovizie di particolari sono all’ordine del giorno per il commissario di Vigna Clara, Michele Balistreri.
Loschi personaggi e bulli emigrati sono il pane quotidiano del commissario, amore sereno e canizie sono l’ideale cui aspira senza dimenticare le buone dosi di delusione. Il personaggio è stiloso, quasi fascinoso, intraprendente, ammaliante, malizioso, sornione e atomicamente reattivo. Luce di cui godono anche gli altri personaggi del romanzo in particolare la squadra investigativa.
In due anni lontani tra loro, sono collegati più omicidi sempre di giovani donne e per un destino non virtuoso il nostro commissario dovrà accertarsi personalmente della loro identità.
Un thriller più che un giallo o un noir all’italiana. I tempi scanditi da Costantini sono mozzafiato e portano il lettore a seguirne passo dopo passo l’evolversi delle indagini da parte della squadra di Vigna Clara che seppur rappresenta il commissariato della Roma bene, grazie alla presenza ingombrante ma quanto mai accurata e mai fuori posto del commissario è sempre al centro di un turbinio di notizie e azioni sincronizzate e non, che ne fanno uno dei più popolari e apprezzati commissariati della Capitale.
Roberto Costantini, ingegnere, consulente aziendale e dirigente presso la Luiss Guido Carli è un giallista e dipinge con tratti sapienti i suoi personaggi senza mai farli diventare eroi. Certo la figura del protagonista potrebbe sembrare quella del bello e maledetto ma solo all’apparenza perchè se si scava in profondità si comprende la vera natura problematica del personaggio.
Il romanzo è ben congegnato e la storia si sviluppa in altri due sequel da poco in libreria sempre per le edizioni Marsilio. Potrebbe sembrare un romanzo la cui storia si risolve nelle prime pagine ma così non è per una trilogia che va oltre ogni aspettativa di lettura.
La comunicazione e il linguaggio invece sono chiari e puliti senza far uso di espressioni dialettali, essendo il romanzo ambientato per buona parte in un quartiere popolare della capitale, soprattutto non è presente l’uso di slang linguistici.
Non ne anticipiamo la storia, tantomeno gli aspetti degli altri personaggi, basti dire che in ogni pagina si rimane immersi e presi da una voglia di scoprire che è caratteristica curiosità del lettore di gialli.
E il ritmo è tenuto alto dalla cadenza di una vita distrutta, schiava e piena di una routine incessante e di ogni altro buon rimedio per oscurare il passato, per combattere anche quel desiderio di rivalsa che in qualche modo sopravvive nel Balestreri navigato.
In sostanza è come se tutto il nodo investigativo avesse luogo a circa ventiquattro anni dal primo omicidio, dunque il lettore preso e divertito anche da questa figura di ragazzo sbandato e poi di uomo retto con un passato investigativo ancora vivo alle spalle, non fa altro che alle volte “viveve nell’indagine in corso”, trattenendo il fiato sino all’ultima riga.

Lascia un commento