Conobbi Roberto Benigni circa trentacinque anni fa, intervistandolo per il settimanale Oggi, e conservo ancora il nastro registrato. Non mi è capitato con nessun altro, ma lo consideravo, e lo considero, un autentico documento sulla comicità. La mia non fu una vera intervista. Bastava pronunciare una parola o un nome, e lui improvvisava una battuta, un giro di parole, un guizzo irresistibile. Abitava a Testaccio in un modesto appartamento che sembrava un porto di mare, dove in due ore attraccarono decine di persone per salutarlo o fargli compagnia. Eppure non era ancora popolarissimo… Più di ogni altra cosa però mi impressionarono i suoi libri consunti dall’uso, molti occhieggianti al marxismo, accatastati ovunque, per terra, su una specchiera, in cucina. E qua e là mentre si esibiva verbalmente, faceva capolino la sua grande cultura. Un pomeriggio indimenticabile, e un’autentica scoperta umana. Completamente dissolti nel leggere la tristissima, funerea, intervista rilasciata a Ezio Mauro su La Repubblica. Ecco, lui e La Repubblica, protagonisti di tante battaglie considerate ideali da tanta gente e avversati con egual vigore dall’altra metà dell’Italia, d’improvviso sbiaditi e ingialliti come certa carta da parati, quella che sostituisce i vetri nelle credenze. Come non fossero più letti o rammentati con lo spirito di un tempo.
Il problema non è un Sì o un No a un referendum che non rappresenterà comunque una gran pagina nella Storia. E’ la mancanza di rispetto per il proprio passato e per i sentimenti di intere generazioni.
Stridente per l’inventore di “Wojtylaccio” e di “Berlinguer ti voglio bene”, quel suo divincolarsi alla Don Abbondio “come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro”. E’ come se Che Guevara avesse detto: “ Il mio cuore mi impone di seguire la rivoluzione, ma la mia mente mi impone di essere conformista, e diventare il dirigente di una nuova Lehman Brothers”. Ma forse non è neppure questo l’esempio giusto.
A noi sarebbe bastato che Roberto Benigni avesse continuato a farci ridere e sorridere, persino nell’intervista a Ezio Mauro, invece di giustificare, alla Cacciari, una scelta con esplicite e apparentemente ragionevoli assurdità , quali “è una riforma pessima, ma meglio di niente”; o ridursi come un Buffon( il portiere) qualunque. Oggi, infatti, persino il poco agile Giuliano Ferrara che, guarda caso, adesso milita nella stessa squadra, saprebbe fargli gol durante un allenamento.

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