Sarà data a Firenze, lunedì 5 giugno, la spallata decisiva al già traballante progetto della Rosa nel Pugno. Il luogo prescelto è l’Hotel Michelangelo, tradizionale teatro dei momenti importanti dei socialisti toscani e fiorentini, a poche decine di metri dal palazzo che ospitava ai tempi di maggior gloria la federazione ed il comitato regionale del PSI.
Non è un mistero che i risultati delle politiche, prima, e delle amministrative, poi, hanno tagliato le gambe all’entusiasmo all’interno della RNP. Il malessere inizialmente si era diffuso nella componente socialista che si era sentita doppiamente penalizzata dal risultato delle politiche: appariva eccessiva la distribuzione dei seggi al 50% coi radicali e inaccettabile aver dovuto riservare tutti posti ai “paracadutati” dei gruppi dirigenti nazionali.
L’esito delle amministrative ha invece scontentato i radicali, ovunque superati dai candidati dello SDI: perfino a Roma la “santa icona” Emma Bonino non ce l’ha fatta ad entrare in consiglio comunale, superata dal segretario dei giovani socialisti, Quatrano.
Il basso profilo che la dirigenza nazionale della RNP ha riservato a questi avvenimenti non inganni: stanno letteralmente volando gli stracci. Due settimane fa lo scontento socialista si è manifestato al convegno promosso da Claudio Signorile, con la maggior parte degli interventi dedicata a rivendicare la necessità di caratterizzare maggiormente su temi socialisti le proposte della Rosa. Ma nelle città dove si è votato si è assistito a campagne parallele se non divergenti da parte delle due componenti.
In questo clima cade la riunione dello SDI toscano, “un libero confronto per rilanciare la politica e l’identita’ dei socialisti”. E, nel caso ci fossero dubbi sullo scopo dell’iniziativa, nell’avviso di convocazione si rammenta “la necessita’ di superare, nella formazione del gruppo dirigente, la strada della cooptazione di vertice e della gratificazione degli apparati; l’assunzione di una piena cultura di governo in cui i valori del socialismo liberale non possono essere confusi e prevaricati da prese di posizione di matrice radical-liberista”.
L’insofferenza è ampiamente ricambiata dai compagni radicali. Guido Bedarida, uno dei massimi dirigenti in Toscana e componente del consiglio nazionale, racconta così la sua partecipazione ad un incontro con i compagni dello SDI: “l’atmosfera nostalgica (e quasi comica) da lesa maestà dei socialisti reduci dei potentati craxiani di una volta era palpabile, più che spaventarci noi dovrebbero spaventarsi loro, i socialisti stessi per quel che covano…. perché è bene che sappiano che nessuno costringe la nomenclatura a rimanere in un progetto politico che vive realmente ed ha bisogno di atteggiamenti mentali nuovi, di strutture leggere ed attive, di coraggio.”
Non si tratta di problemi circoscritti alla periferia. Infatti lo SDI della Toscana ha invitato alla manifestazione del 5 giugno “Enrico Boselli, Ugo Intini e Roberto Villetti, i parlamentari, i segretari regionali, i consiglieri ed assessori regionali dello SDI, i membri degli organi dirigenti dello SDI, e… tutti i socialisti che vogliono partecipare.”
L’obbiettivo è chiaro: porre termine all’esperienza della Rosa nel Pugno e marciare in direzione del Partito democratico assieme a DS e Margherita.
RNP: Riunione dei socialisti per decretarne la fine
“Un libero confronto per rilanciare la politica e l’identita’ dei socialisti”. Lo ha promosso lo SDI della Toscana ma ha invitato tutti i parlamentari, assessori, dirigenti nazionali. Purchè socialisti. Ormai le componenti radicale e socialista non si sopportano più.

leggo e trasmetto:
LA ROSA NEL PUGNO – IL CAMMINO DEI RIFORMISTI Al Forum di Firenze di lunedì 5 giugno u.s., hanno partecipato tutte le federazioni toscane e rappresentanze di almeno quindici regioni italiane, ex parlamentari e consiglieri regionali, provinciali e comunali in carica. Le proposte per rilanciare la politica e l’identità dei socialisti: 1. E’stato rivolto al presidente del partito Enrico Boselli l’invito a tenere ferma la guida del partito e ad assumere l’iniziativa per rilanciare una nuova fase legata al progetto della Rosa nel Pugno; 2. La Rosa nel Pugno non è solo un’alleanza elettorale ma un progetto politico alla condizione che vi sia riequilibrio delle tematiche programmatiche (sinergia tra diritti civili e diritti sociali) sulla base di una riscrittura della piattaforma culturale e strategica; 3. Chiarezza sulla forma del soggetto politico che andiamo a costruire, ancora incerto tra movimentismo radicale e organizzazione partitica socialista; 4. “Unire i socialisti” non significa fare dell’unità socialista l’orizzonte politico esclusivo. Eppure unire i socialisti collocati a sinistra può diventare funzionale a rendere più forte la Rosa nel Pugno; 5. I socialisti, prima della costituente con i radicali, devono potersi incontrare in una conferenza di natura politica programmatica; 6. Il progetto Rosa nel Pugno va allargato a circoli, associazioni, mondo laico e democratico; 7. Va promosso l’allargamento ed il rinnovamento del gruppo dirigente nazionale, ed il coinvolgimento delle regioni a sostegno di questo disegno politico 8. La Rosa nel Pugno dovrà porsi come interlocutore ed attore del processo di riorganizzazione in corso nella sinistra italiana partecipando al cammino dei riformisti, ponendosi come forza dialogante, con un proprio contributo autonomo, sul processo di formazione di un nuovo soggetto politico: nessuna adesione al partito Margherita-DS ma seguire e partecipare alle tappe di avvicinamento del partito democratico. Sulla scorta delle suindicate proposte si invitano le organizzazioni e gli organi di partito a farsi parte diligente per estendere il dibattito. Firenze, lì 05/06/2006 Gruppo SDI – Consiglio Regionale della Toscana – Via Cavour, 2 – Firenze – Tel. 055/2387544 Fax 055/2387550
COME VOLEVASI DIMOSTRARE !
Ho l’impressione che chi scrive l’articolo, esprima le sue personali speranze più che un dato politico.
L’ultima cosa che si deve fare, è aggregarsi al carrozzone del partito democratico.
La convivenza tra socialisti e radicali non è e nessuno pensava sarebbe stata facile, è però una scelta politica importane e giusta che merita un poco di attenzione, di lavoro, tempo per esprimersi a fondo. Il movimentismo pannelliano, non può che farci bene, noi socialisti pantofolai abbiamo bisogno qualcuno che ci “frusti” le chiappe perchè siamo arrivati a pensare che tutto ci è dovuto e quello che non otteniamo ci è stato scippato. Non vedo più nessuno, o quasi, scendere in piazza, spendere la propria faccia, il proprio nome ed il proprio tempo, non per sè ma per il partito. Chi si muove lo fà se ha un tornaconto personale non è quindi disponibile a scendere dal caddreghino per mettersi in gioco.
Io spero, che al di là di tutto,da questa convocazione esca la volontà, finalmente, di stringere i denti, tirar fuori gli attributi, mettersi assieme e ricominciare a fare la vera politica, quella disinteressata, a favore del paese e dei cittadini più indifesi.
Volontà di unità socialista, dunque, la RNP può rappresentarne il primo passo.
A me non sembra una cosa positiva che si voglia azzerare l’esperienza della Rosa nel Pugno con lo scopo di finire dentro al figlio del compromesso storico nato con trent’anni di ritardo ovvero il cosiddetto Partito Democratico. Io credo che sia arrivato il momento invece in cui tutti coloro che ancora si considerano figli delle famiglie politiche e culturali riformista, socialista, liberale, repubblicana e radicale e che non abbiano alcuna intenzione di finire inghiottiti nè nel partito democratico nè in quello unico del centrodestra si ritrovino insieme e diano vita ad un movimento e poi ad un partito che sia espressione di queste famiglie politiche e che le renda propositive per la realtà italiana . Credo che in quest’ottica l’incontro di Firenze del 17 giugno sia un primo passo al quale spero molto che nei prossimi anni ne seguano altri.
La riunione dei compagni della Toscana è utile e opportuna.
Di fronte ai risultati delle elezioni politiche e di quelle amministrative, i vertici del partito non hanno voluto guardare in faccia la realtà, mettendosi al riparo dietro il consueto vittimismo della congiura di regime.
Invece occorre guardare in casa nostra perchè questa volta i grandi giornali hanno parlato di noi dandoci moltissimo spazio.
Guardiamo ai nostri errori e cerchiamo di correggerli finchè siamo in tempo. Sopratutto avviamo un ricambio dei dirigenti: non è un fatto di età, ma di essere prigionieri di schemi che non funzionano più. Ha niente da dire Pannella che ha imposto ai radicali napoletani di sostenere Rossi Doria mentre lo SDI si è schierato con la Iervolino? Chi era più in sintonia con gli elettori?
I matrimoni funzionano se i coniugi restanto se stessi. Cioè, disponibili si ad andare incontro all’altro. ma senza perdere la loro identità.
E invece cosa è successo a socialisti e radicali della Rosa nel Pugno?
I primi sono diventati movimentisti, scatenati su laicismo, diritti civili e quant’altro servisse a fare casino per richiamare l’attenzione. I secondi sono già sulla via della MINISTERIALIZZAZIONE, tutti persi dietro alle responsabilòità della Bonino (nella “top ten” dei ministeri più importanti: roba da non credere ma l’hanno detto, gonfiando il petto!).
Era un matrimonio affrettato di interesse, per sopravvivere. E invece ha fatto danni, provocando due mutazioni genetiche.