Eseguita per la prima volta al Teatro Vittorio Emanuele di Torino nel 1904, l’opera Risurrezione di Franco Alfano fa il suo debutto fiorentino il prossimo venerdì 17 gennaio al Teatro del Maggio, alle ore 20 (repliche il 19, 21 e 23). Sul podio, a dirigere le masse orchestrali e corali fiorentine, il maestro Francesco Lanzillotta, mentre la regia è firmata da Rosetta Cucchi; i ruoli principali di Katiusha e del principe Dimitri sono interpretati rispettivamente da Anne Sophie Duprels e da Matthew Vickers.
Risurrezione, che si ispira all’omonimo romanzo di Tolstòj, tradotto in libretto da Cesare Hanau, fu accolto da un grande successo di pubblico, ma in seguito, come molti titoli operistici, è caduto completamente nel dimenticatoio e da oltre 30 anni non è stato più rappresentato in Italia: «Attraverso quest’opera» ha dichiarato il coordinatore artistico Pierangelo Conte «portiamo avanti il nostro progetto di affiancare, ai titoli di repertorio, alcuni più desueti, come avevamo già fatto con Fernand Cortez. Alfano è stato un importante compositore, noto soprattutto per aver terminato la partitura di Turandot di Puccini, ma che in realtà ha lasciato alcuni lavori significativi; egli, dopo essersi formato in Italia, lasciò presto il nostro Paese, confrontandosi intensamente con la musica d’oltralpe. Per questa Risurrezione riprendiamo l’allestimento che, con grande successo, è stato rappresentato in Irlanda per il Wexford Festival opera, anche se vi saranno alcuni adattamenti per il nostro palcoscenico. Nel cast, al di là dei protagonisti, figurano numerosi artisti del Coro e giovani cantanti dell’Accademia del Maggio».
A Conte fa eco il direttore Lanzillotta: «La figura di Alfano, appartenente alla cosiddetta “Generazione dell’80”, cioè quel gruppo di musicisti italiani (vedi Respighi, Malipiero e Casella) nati intorno al 1880, cerca un’alternativa all’opera tradizionale, intraprendendo un percorso molto personale e fortemente intriso di Europa. In Risurrezione l’orchestrazione è alquanto raffinata e ogni minimo dettaglio viene sviluppato in modo quasi ossessivo; del resto Alfano è stato un prolifico autore di partiture sinfoniche. Alla fine è difficile attribuire un’etichetta a questa opera, ma se dovessi farlo, io userei il termine espressionista, piuttosto che verista».
La regista Rosetta Cucchi appare entusiasta, a pochi giorni dalla prima dell’opera di Alfano: «Di questo lavoro mi ha stupito anzitutto il testo, proveniente dall’ultimo interessante romanzo di Tolstòj, che a mio avviso è una sorta di autobiografia, in cui emerge il suo odio verso la chiesa ortodossa di quel periodo; dunque per lui si tratta di una risurrezione dello spirito. Tuttavia, mentre nel romanzo dell’autore russo il vero protagonista è il principe Dimitri, nell’opera di Alfano è invece Katiusha, che nel corso dei quattro atti (ed un lasso temporale di circa un decennio, partendo dai quindici anni di età), compie uno straordinario viaggio mentale, che poi si esprime attraverso l’attesa alla stazione del treno ed un binario interminabile. Per il primo atto ho scelto come scenografia il quadro di Vrubel “Il demone seduto”, che simboleggia un demone che desidera una ragazza, che lui riesce a baciare, ma alla fine essa muore; Dimitri si comporta in modo simile al demone, poiché, dopo aver posseduto Katiusha, la ragazza, da un punto di vista spirituale, muore».
Soltanto nell’ultimo atto, dopo varie vicende dolorose e umilianti – la ragazza rimane incinta, viene cacciata di casa da Sofia Ivanovna, vede il suo amato in compagnia di un’altra donna, perde il suo bambino, diventa una prostituta, quindi viene ingiustamente accusata di omicidio per la morte di un cliente e infine incarcerata e condannata ai lavori forzati in Siberia – arriva il momento della rinascita, della risurrezione, appunto: Dimitri si offrirà di sposarla per rimediare al male procuratole, ma Katiusha, che ormai ha intrapreso il suo percorso di autoredenzione, rifiuta la proposta, al fine di risorgere ed ottenere il proprio riscatto morale.
Insomma, questa opera di Franco Alfano, ispirata ad uno dei massimi capolavori di Tolstòj e della letteratura russa in generale, costituisce sicuramente un’occasione molto interessante per conoscere ed ascoltare una partitura di rara esecuzione e di ammirarne una regia che si preannuncia assai accurata e coinvolgente.
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Luca Summer

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