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RISCHIO T9 AL CELLULARE. SE “SGUARDO” DIVENTA “RITARDO”

“Sguardo” diventa “ritardo” ed è brutto voler scrivere “il tuo sguardo mi illumina” e invece il messaggio che arriva è “il tuo ritardo mi illumina”. di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 17 Novembre 2008

Adesso si capisce perché ragazzi e ragazze preferiscono lo squillo all’sms. Perché lo squillo dice: “ci sono, ti penso, se vuoi son qui”, senza imbarcarsi in rischi, connessi nel sistema automatico di scrittura italiana del T9. T9 sigla magica. Pensionanti alle prese con la ricerca del t9 nel loro cel sono uno spettacolo, anche in fila all’Inps o alle poste. La signora all’edicola che preme pulsanti su pulsanti e torna indietro perché la frase non era quella che voleva. Per forza sto T9 è una condanna. E un grande aiuto. Ma a patto di stare molto attenti, altrimenti le gaffe e le situazioni imbarazzanti non si contano.
Allora prima regola. Verificare bene il numero o il nome a cui mandare il messaggio. Capita che rispondi velocemente all’ultimo messaggio e magari non è proprio quello, perché se n’è aggiunto un altro e combini pasticci. Ma il rischio più subdolo è proprio nelle parole che il telefonino ti scrive per conto suo interpretando al tua volontà. Unilateralmente. Tu vuoi scrivere “senso” e lui ti scrive “penso”. E fin lì puoi sempre giustificarti. “Ricci” diventa “piaci” e provare per credere “paura” diventa “scusa”. Ma è peggio quando, che so, ad un professore stai scrivendo uno dei rari sms dotti e culturali e usi al parola “fascismo” e lui il telefonino, con sadica ribellione storica, ti scrive “ebraismo”, perché sono la stessa combinazione di lettere alla T9. Bella al vita eh? Ora bisogna combattere anche col telefonino che ti scrive sms che vuole lui. E se non rileggi e correggi son guai. La parola “sguardo” diventa anche “ritardo”, e non è proprio bello usarla come sinonimo. In certi contesti può apparire offensivo. “Sguardo” diventa “ritardo” ed è brutto voler scrivere “il tuo sguardo mi illumina” e invece il messaggio che arriva è “il tuo ritardo mi illumina” Brutto. Andiamo proprio sul crinale pericoloso quando ci avventuriamo a scrivere la parola “perso”, participio passato del verbo perdere, che comodamente diventa la parola “sesso”, e qui a volte non c’è margine, vai a spiegare che è stato il T9 ed è meglio aver perso la scheda. Più semplice recuperare nella combinazione “patto” che diventa “ratto”, che puoi spendere nel senso di topo, ma anche di ratto della Sabine e ci fai un figurone, come conoscitore di storia alla belle e meglio. Attenzione poi che “povertà” diventa facilmente “podesta”, e che “dormo” diventa facilmente “forno”. Ora scrivere a qualcuno: sono stanco ora dormo e diventa sono stanco ora forno, è tutto da spiegare sulla collocazione psicologica del soggetto. Altre parole di uso comune sono “auto” che può trasformarsi nel tuo cel in “atto” ma anche in “avvo” e lì davvero ti possono rispondere, scusi mi può ripetere?? Balla diventa calla, e Piero diventa siero, e pensate che “aereo” puo’ diventare “cesen”, cioè cesena senza la “a” finale.
Insomma attenzione gente , che l’sms è una gran comodità ma puo’ diventare anche un gran pericolo se parte con le parole sbagliate magari al numero che non volevi. E lì può diventare na commedia o una tragedia. A seconda del T9 che ci ha messo lo zampino. Buon controllo a tutti. A proposito: la parolina “tu” molto più usata di quanto pensiamo puo’ diventare “tv”, ma anche “vt” nel senso di viterbo o “tt”, a cui ognuno può annettere qualsiasi significato. E attenzione a Tvb che può diventare “tua”, tub” e anche “uva” . Se ti parte un “tub”, tubo, al posto di “tvb” lì non ce n’è per nessuno.

Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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