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CI VUOLE UN VERO “DISCORSO ALLA NAZIONE”

Crisi italiana all’apice, come uscirne? Un Paese sempre più allo sbando, soffocato dalla paura del presente e soprattutto del futuro. di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 17 Novembre 2008

Da un lato si celebra, o si paventa, il ritorno in forze della Politica a dispetto del Mercato, si registra il cambiamento di umore di un imprenditore come Roberto Colanninno, un tempo vicino a D’Alema e oggi in feeling con il duo Berlusconi-Letta, si discute quale sarà l’intervento pubblico nel credito con la pistola – “I banchieri? A casa o in galera” – del ministro del Tesoro poggiata in bella vista sul tavolo. Dall’altro lato, si osserva con crescente sgomento i titoli crollare in Borsa, le aziende mettersi in fila per chiedere la cassa integrazione,130 persone mettere in ginocchio il trasporto aereo nazionale, un manipolo di studenti reazionari fare alleanza con i più corporativi tra i docenti, la Rai che non riesce a darsi un vertice e la Commissione di Vigilanza un presidente, e persino la legge elettorale per le europee che Berlusconi e Veltroni vorrebbero cambiare senza riuscirci (per fortuna) nonostante l’apparente forza parlamentare. Quale dei due ritratti rappresenta davvero l’Italia, quello che ritrae il Potere mai così forte, concentrato e dotato di consenso – tanto da indurre a denunciare un deficit di democrazia – o quello che coglie i mille frammenti di un Paese allo sbando, soffocato dalla paura del presente e soprattutto del futuro? In realtà, non c’è contraddizione: la “crisi italiana” ha oggi il suo apice – e, speriamo, il suo epilogo – nel combinato disposto tra l’aver creato il massimo del “decisionismo” possibile, anche a costo di forzare le regole e di favorire l’autoreferenzialità, e l’aver prodotto il minimo delle “grandi decisioni” necessarie per far uscire il Paese dal suo ventennale declino, e a maggior ragione indispensabili oggi di fronte agli effetti della crisi finanziaria internazionale. Una situazione, questa del “tanto potere, tanta impotenza”, che gli italiani percepiscono e traducono in sfiducia, sgomento, disillusione, apatia. Cioè in sentimenti che anziché aiutare l’inversione di rotta, accentuano la pendenza del piano inclinato su cui il Paese scivola.

In particolare, la discussione sui termini dell’emergenza accentua questi stati d’animo, perchè se da un lato si enfatizza la portata epocale della crisi – per certi versi anche oltre il reale – dall’altro non arriva al Paese una voce, nello stesso tempo autorevole e suadente, capace di spiegargli come davvero stanno le cose, quali idee forti si hanno in testa per uscire dal tunnel, qual è la direzione di marcia che s’intende imboccare, quali interessi in conflitto con altri si è in grado di mobilitare in modo che il consenso non si riveli un’inutile delega in bianco che s’infrange di fronte al blocco conservator-corporativo di minoranze organizzate. Per dirla in soldoni, io credo che un po’ tutti, ma soprattutto coloro che hanno votato il centro-destra, si attendano un presidente del Consiglio che mette da parte le battute (gaffe o non gaffe che siano) e parla un linguaggio di cruda, ma perciò stesso rassicurante, verità. Insomma, uno statista oltre che uno straordinario raccoglitore di voti.

Perchè mai come in circostanze di questa gravità – gravità che Tremonti non tace, anzi – c’è bisogno di saper dare ai cittadini la fiducia.

La quale non deriva da un ostentato e stucchevole ottimismo – peraltro in clamorosa rotta di collisione con chi nel governo usa ben altro linguaggio – ma dalla percezione che i cittadini hanno di essere nelle mani di chi coniuga con efficacia diagnosi e terapia e si sa circondare delle persone giuste. Percezione che oggi è scarsamente diffusa, anche se gli stupidi che dall’altra parte della barricata si attardano nella denuncia – oggi non è più tempo di “dagli alla casta” – e nella demonizzazione, regalano a Berlusconi e al Governo dosi massicce di antidoto (della serie “sarebbe peggio se a palazzo Chigi ci fosse la sinistra”). Dunque, caro Cavaliere, si presenti in tv e faccia un “discorso alla nazione” e ci convinca che siamo in buone mani. Per lei che desidera più di ogni altra cosa passare alla storia, ora o mai più.

Enrico Cisnetto
(da Terza Repubblica – giornale on line di Società Aperta)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. elena ronconi

    22 Novembre 2008 alle 02:04

    Ma quale discorso? Ma non bastano Floris Vespa Lerner D’Amico Omnibus anno zero ( non ricordo il nome del conduttore ) otto e mezzo ( non voglio ricordare i nomi…) ma quanti discorsi dobbiamo ancora sentire? Che passino ai fatti! Che si agisca e basta. Delle chiacchere siamo tutti stufi MARCI.

    Rispondi

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