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Rischi geopolitici, mercati in fibrillazione

A pesare sono state, oltre al caos geopolitico, i risultati delle aziende a grande capitalizzazione, unitamente alle prospettive di inflazione ancora alta. Il prezzo del petrolio, peraltro si è impennato nuovamente con il Wti quasi a 88 dollari al barile e il Brent appena sopra 91. Per contro, i risultati trimestrali dei bancari Usa sono apparsi in ripresa. Tornando agli indici, segnaliamo che, su base settimanale, hanno chiuso positivi con l’S&P salito dello 0.6%, il Dow Jones, dello 0.8% e il Nasdaq sempre positivo, seppur dello 0.3%.

di Saverio Berlinzani | 16 Ottobre 2023

La questione mediorientale, è risaputo, va avanti da sempre, e ciò è noto praticamente a tutti, ma negli ultimi giorni, i rischi derivanti da un ipotetico allargamento del conflitto dopo che gli Hezbollah hanno colpito postazioni israeliane nel sud del Libano, e le dichiarazioni del Governo israeliano su un imminente attacco di terra, marittimo e aereo contro Gaza, hanno causato effetti rilevanti anche sui mercati, le cui reazioni però sono risultate miste a seconda degli asset di cui ci si occupa. Il mercato azionario americano, quello che solitamente, rappresenta il main driver per gli operatori dell’equity, ha ceduto solo venerdì scorso, chiudendo comunque la settimana, se andiamo a vedere le aperture di lunedì scorso, in positivo. Il Dow ha chiuso la sessione praticamente flat, mentre hanno ceduto qualcosa l’S&P e il Nasdaq, rispettivamente lo 0.5% e l’1.2%. A pesare sono state, oltre al caos geopolitico, i risultati delle aziende a grande capitalizzazione, unitamente alle prospettive di inflazione ancora alta. Il prezzo del petrolio, peraltro si è impennato nuovamente con il Wti quasi a 88 dollari al barile e il Brent appena sopra 91. Per contro, i risultati trimestrali dei bancari Usa sono apparsi in ripresa. Tornando agli indici, segnaliamo che, su base settimanale, hanno chiuso positivi con l’S&P salito dello 0.6%, il Dow Jones, dello 0.8% e il Nasdaq sempre positivo, seppur dello 0.3%. Indici di rischio in rialzo con il Vix tornato a ridosso di 20 e l’indice paura e avidità tornato in zona di estrema paura, con il risk off che sembra ancora avanzare. Sul fronte dei titoli di stato, invece, non si è percepita ulteriore tensione rispetto ai rialzi di metà settimana scorsa con il decennale Usa che offre rendimenti del 4.616% dopo aver testato anche il 4.7%, mentre anche le altre scadenze hanno comunque chiuso leggermente in ribasso, segno che forse la Fed si prenderà una paura sui tassi nella prossima riunione, nonostante il rialzo dell’inflazione che è stata generata dal rialzo dei prezzi dell’energia, in particolar modo del petrolio. Se, da un lato equity e bonds, tutto sommato hanno retto il colpo, relativamente alle notizie che sono uscite dal lato del conflitto mediorientale, dall’altro, sui cambi invece, abbiamo notato una ripresa violenta del dollaro che in una seduta ha guadagnato da Giovedì pomeriggio a venerdì sera oltre l’1%.

VALUTE.

Il dollar index, è tornato infatti sopra 106.00, chiudendo a 106.30 con un massimo a 106.45. Tecnicamente gli obiettivi sembrerebbero essere posti a 106.97, precedente massimo di qualche settimana orsono e 107.64, ben sapendo che al di sopra di tali livelli, le aree di 109.10 e 110.00 non sarebbero da escludere a priori. Ma perché il dollaro sale in modo così impulsivo quando gli altri mercati sembrerebbero aver digerito anche la possibile escalation del conflitto israelo-palestinese ? La risposta forse, questa volta, dipende dalle posizioni sul mercato dei grandi istituzionali che, come ricorderete, fino a qualche settimana orsono, osservando il Cot a Chicago, erano long Euro per importi molto significativi (si parlava di circa 20 miliardi di euro solo sui futures), mentre le ultime rilevazioni parlano di posizioni lunghe Euro per la metà esatta. Il che significherebbe che i grandi players stanno velocemente uscendo anche dalle posizioni short dollari e long Euro, che avevano mantenuto a lungo durante il 2023. L’EurUsd infatti, a conferma di quanto stiamo dicendo, è sceso a 1.0500 nuovamente, non lontano dal supporto chiave posizionato a 1.0450, la cui rottura farebbe tornare alta tensione su tutti i rapporti di cambio contro dollaro, a partire dalle oceaniche, per finire allo Jpy, che già peraltro sono tirati, specialmente la valuta giapponese. Il Cable scende anch’esso, trascinato anche dalle dichiarazioni di Bailey che ha definito la condizione di salari e utili, “sconcertante”, anche se ha riconosciuto che l’inflazione è in discesa. Ha però ricordato che la debole crescita complica la politica monetaria della Boe. I livelli tecnici da osservare sono posti a 1.2040 al di sotto del quale, sono possibili ribassi fino a 1.1800. Le oceaniche hanno ceduto anch’esse, sull’onda del ritorno del biglietto verde come asset rifugio, e in questo momento sembrerebbero essere orientate verso i target di breve di 0.6270 e 0.5810 rispettivamente per Aud e Nzd. Fatica maggiormente il UsdCad con possibili target di breve a 1.3800. Sui cross, segnaliamo la forza del franco svizzero, contro Aud, Gbp, Nzd, ed Euro, anche se nel medio termine questi ribassi, potrebbero rappresentare forse una buona occasione di acquisto. 

FMI E JPY.

Un alto funzionario del Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che lo Jpy sembra guidato esclusivamente dai fondamentali, per cui, fino a quando rimarranno tali i differenziali dei tassi di interesse, lo Jpy continuerà a subire pressioni ribassiste, che poi è quel che andiamo dicendo, anche su queste pagine, da mesi. Lo stesso funzionario ha poi ribadito che le modifiche apportate alle fasce di oscillazioni dei rendimenti dei titoli decennali, rappresentano un passo nella giusta direzione e offrono alla Boj la flessibilità di muoversi in entrambe le direzioni, se necessario. Infine quando salari e prezzi arriveranno su livelli tali da rendere evidente che l’inflazione rimarrà  ben sopra al 2%, quello sarà il momento in cui la Boj alzerà i tassi. Non ci sono quindi rischi per la stabilità finanziaria del paese o di destabilizzazione dello Jpy. UsdJpy comunque a ridosso sempre di 150.00, in assenza per ora di interventi anche verbali da parte della Boj. Bisogna vedere se la speculazione attaccherà per spingere i prezzi sopra 150.50.

SETTIMANA DI TRIMESTRALI.

La settimana entrante sarà caratterizzata dalla pubblicazione delle trimestrali di importanti multinazionali, come Tesla, Bank of America, Netflix. Sul fronte dati poi attenzione ai soliti interventi dei funzionari della Fed e delle altre banche centrali, che giornalmente rilasciano dichiarazioni capaci di modificare le price action , dei veri e propri market movers. Tra i dati macro Usa, segnaliamo le vendite al dettaglio, e i numeri sul mercato immobiliare, oltre alla produzione industriale. Riguardo ad altre aree, invece, segnaliamo i dati sull’inflazione per Uk, Canada, Giappone e Nuova Zelanda. Infine Pil per la Cina, oltre a produzione industriale e vendite la dettaglio. In Europa, indice Zew tedesco. 

Saverio Berlinzani 

Pubblicato in : Economia, EditorialeTag: banche, banche centrali, cina, dichiarato, euro, europa, finanziaria, fmi, governo, mercati, mercato, politica monetaria, produzione industriale, usa

Info Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano.
Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e Franco francese.
Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME.
Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.
In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).
Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex.
Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide QUOTIDIANAMENTE in tempo reale la sua operatività FOREX attraverso una chat e un webinar LIVE

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