Il PD per tentare di salvare la propria posizione di potere ha dovuto, all’unanimità, spingere Matteo Renzi a sostituire Letta e cercare di assicurare al PD la maggioranza popolare.

I comportamenti distaccati di Letta nei confronti di Berlusconi, anche quando questi faceva parte della maggioranza di governo, erano finalizzati a dimostrare che egli era un nemico di Berlusconi. Letta vantava di essere riuscito a sottrarre un bel gruppo di onorevoli e senatori dal PdL per colpire Berlusconi. Tale affermazione dovrebbe indurre la Magistratura a indagare per stabilire se è stato commesso il reato di scambio di voto.
Ricordando i buoni rapporti tra Letta e la Cancelliera Merkel, riesce difficile capire oggi i motivi che spingono la stessa Merkel a sollecitare l’Italia a non tardare a formare il nuovo esecutivo con Renzi.
La Merkel vive col terrore che l’Italia possa mettere in discussione l’esistenza dell’Unione Europea. La tesi di rivedere il rapporto Lira-Euro è sostenuta dalla stragrande maggioranza degli italiani, che rivendicano, inoltre, la sovranità nazionale.
La fine di Letta si deve attribuire proprio all’incapacità di difendere la sovranità nazionale, annullata dall’autoritaria Merkel.
A interrompere il cammino di Letta è stata la preoccupazione del suo partito, il PD, di perdere tutta la fiducia del Paese per la grande crisi economica che ha colpito alla radice l’Italia.
Il PD per tentare di salvare la propria posizione di potere ha dovuto, all’unanimità, spingere Matteo Renzi, stimato da gran parte del Popolo italiano, a sostituire Letta e cercare di assicurare al PD la maggioranza popolare.
E’ sbagliato accusare Renzi di dire una cosa e farne un’altra, di essere il terzo capo di governo designato senza il passaggio elettorale, o peggio ancora, di essere tendenzialmente Berlusconiano e rottamatore di tutti gli atavici comunisti per riformare con i centrini una diversa Democrazia Cristiana.
Renzi sostituendo Letta in un momento difficile mette in discussione la sua immagine. Renzi essendo il segretario del PD non poteva ignorare la decisione della maggioranza del suo partito a sostituire Letta per una nuova impostazione politica rispetto ai problemi del Paese.
Il primo impegno chiesto a Renzi è qualificare il governo espressione del PD e non delle larghe o strette intese con forze di destra.
Ciò renderebbe difficile il rapporto con il NCD di Alfano che pretende di conservare le poltrone occupate nel governo precedente senza etichettatura del nuovo esecutivo diretto da Renzi poiché, l’intesa politica è per risolvere i difficili problemi che attanagliano l’Italia.
Renzi per conservare la sua immagine deve affrontare con determinazione i due problemi più avvertiti dai cittadini: la disoccupazione e la legge elettorale. Il primo problema si affronta con le agevolazioni fiscali alle imprese senza temere l’innalzamento del debito pubblico che sarà in seguito ridotto con una politica fiscale diretta a eliminare le evasioni da parte dei furbi e il rientro dei capitali depositati all’estero.
La legge elettorale va portata a votazione senza temere i paletti ostativi dei partitini espressioni non ideologiche, bensì calcoli egoisti di personaggi ambiziosi. Un avvio lento del governo sarebbe la fine immediata e inesorabile, non solo del PD ma anche di Renzi, nonostante l’aiuto di Berlusconi non gradito dal Presidente Napolitano e dal NCD di Alfano

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