Lettera aperta di Angelo Giubileo Ai Segretari/Presidenti di partito e ai candidati alle primarie del centrosinistra.

Nell’ottica di una migliore strategia anti-crisi, e in vista anche di future alleanze di governo in grado di farvi fronte in maniera più efficace, il capitolo in prospettiva più interessante è senz’altro quello relativo alle iniziative e misure indicate nel PNR.
Nel documento in questione, che risale ad aprile di quest’anno, è chiarito da subito che l’Agenda di riforme “ha tre principi ispiratori: rigore, crescita, equità”. In ordine al primo fattore, il rigore, le manovre emanate nel corso dell’anno 2011 hanno consentito di calendarizzare per l’anno 2013, “anno in cui dovrebbe registrarsi un surplus strutturale pari allo 0,6% del PIL”, il raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali, “in conformità con l’obiettivo concordato in sede europea”, così come inserito nel testo di riforma dell’art. 81 Cost. E tuttavia, i dati dell’ISTAT diffusi in questi giorni testimoniano una situazione economica e finanziaria in atto non in linea con le speranze, più che attese, del mese di aprile; in particolare è prevista ora per il 2013 una crescita della produzione in pratica pari allo 0%. Si renderà quindi necessaria un’ulteriore Nota di variazione al DEF di aprile, ma in buona sostanza resterà confermato l’obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013, e ciò a motivo della nuova disciplina di bilancio (cfr. art. 3, paragrafo 1, lettera b) introdotta con l’adozione del cosiddetto “Fiscal compact”. In aggiunta a queste misure, per completare il discorso sul fronte del controllo dei conti, occorre poi sottolineare l’importanza decisiva di adottare il nuovo sistema di sorveglianza bancaria, che prevede già a partire dal prossimo anno il controllo della BCE sulle banche sistemiche nazionali, e poi anche su tutte le altre, di rilievo locale, a partire dal 2014.
Sul fronte dello sviluppo, dovrebbe invece assumere maggiore rilievo il dibattito intorno alle proposte pensate dal governo in carica al fine della promozione di una crescita, anch’essa di tipo strutturale, che in buona sostanza manca al nostro paese almeno da oltre un decennio.
Nel documento è detto esplicitamente che “in questo momento, la crescita non può venire da stimoli espansivi della spesa pubblica. Né si può pensare di aumentare la crescita comprimendo i salari e competendo sul prezzo con economie emergenti a basso costo del lavoro e minore tutela di diritti sociali”. Pertanto, l’Agenda ritiene innanzitutto che presupposto essenziale per la crescita sia, nel breve periodo, il mantenimento di una disciplina di rigore finanziario, attuata finora in particolare mediante un aumento contenuto del prelievo fiscale sui consumi e viceversa più accentuato sulla proprietà immobiliare (IMU), maggiori impegno e risultato per il contenimento dell’evasione fiscale, ma soprattutto un aumento generalizzato e niente affatto graduale del diritto a pensione per i lavoratori in corso di attività. Nel medio periodo, invece, il programma di riforme per la crescita si basa innanzitutto sulla previsione di attuazione della cd. spending review, finalizzata alla riduzione strutturale della spesa corrente, e incentrata maggiormente su tagli di spesa alla pubblica amministrazione mediante in particolare interventi di riduzione degli organici (20% dirigenti e 10% impiegati).
Ciò premesso, quel che invece il governo propone di dover realizzare sul piano degli investimenti, è sostanzialmente una “crescita dei livelli di produttività totale dei fattori di sistema”. Per far questo, il governo pensa, da subito, a tutta una serie di iniziative e misure, in particolare atte a:
- favorire l’accumulo di capitale di formazione e capitale sociale;
- velocizzare la giustizia civile;
- valorizzare il potenziale di crescita inutilizzato del Mezzogiorno;
- diminuire gli spazi e i livelli di segmentazione del mercato del lavoro diviso tra insiders e outsiders;
- rendere l’attuale sistema fiscale più flessibile e soprattutto più orientato alle esigenze dinamiche dell’impresa e dei lavoratori in cerca di occupazione;
- agevolare i pagamenti della pubblica amministrazione in favore delle imprese;
- promuovere e sviluppare investimenti infrastrutturali, in particolare nei settori emergenti della green economy e dell’economia digitale;
- incentivare gli investimenti dall’estero.
In definitiva, è su questi ed altri temi ancora che oggi riteniamo occorra confrontarsi. In vista soprattutto delle scadenze adottate nell’ambito della comune prospettiva dell’Unione europea e, ancora più a breve, degli impegni che i partiti vorranno assumere nel corso dell’imminente campagna elettorale, attese le decisioni che gli stessi partiti adotteranno in ordine al mantenimento o alle modifiche del testo di legge elettorale detto anche porcellum.
In riferimento a tutto quanto premesso, cosa ne pensa?

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