Il 60 per cento del ricordo di un posto, che abbiamo visitato, è dato da quello che abbiamo mangiato e bevuto. Parola di esperti. E anche sensazione diffusa. Ci sarà il bello del paesaggio e l’arte del quadro, c’è la torre con il suo fascino e il museo con le sue ricchezze ma alla lunga (e alla fine) di quella gita a Taormina e di quel viaggio a Praga, di quella scampagnata a Santa Maria di Leuca e di quella tappa a Merano ricorderemo i singoli posti soprattutto in base a quello che abbiamo gustato tra piatti e calici. Inevitabile, ineluttabile, neurofisiologico. Memoria e vie sensitive: un rapporto chimico.
Ci piacerà di più un giro alla Reggia di Caserta se alla fine (o all’inizio) qualcuno ci proporrà una mozzarella di bufala che inciderà sul nostro palato e sul nostro ricordo. E’ da tanto che antropologi e ricercatori di turismo molecolare, sociologi dell’alimentazione ed esercitatori di marketing nostrano teorizzano l’abbinamento Gioconda e tartine foie gras (fosse possibile!), Uffizi e ribollita, Primavera del Botticelli e sedano allegro. E al Ducale di Mantova con tortelli.
Bisognerebbe passare, nel rispetto di musei e arte, dalle teorie ammaglianti ai fatti pregnanti. Cominciare a sperimentarlo. Clamoroso il dato di Roma: il Colosseo è un maxi cimelio che porta da solo circa 50 milioni di euro all’anno in biglietti staccati. E lì attorno non c’è un’idea di ristoro o di bar se non organizzato da abusivi e intrusi dell’ultimo momento. Cronaca di questi giorni e ammissioni di amministratori. Sarà strano.
E’ Roma bellezza, dicono. Ma un po’ di fantasia potrebbe aiutare la regola. E viceversa. Uno store di acqua Fiuggi e un co-store di rigatoni e prosecco potrebbero essere una bella cartolina per una tappa al Colosseo da sottrarre ai finti centurioni e ai distributori umani di acque salate.
Diceva l’altro giorno il Sovrintendente di Roma che quando l’ex sindaco Marino ha fatto togliere i camioncini delle bibite, forse non belli ma almeno più sicuri e più regolari, c’è stata l’invasione dei venditori abusivi di minerali a costo da sceicchi. Bell’idea. Sembriamo all’ora zero del turismo, noi che dovremmo essere al master avanzato del marketing internazionale dell’arte e del paesaggio. Noi che in materia di torri e chiese, campi e pinete, valli e monti, borghi e musei dovremmo dar lezioni a mezzo mondo, non con la supponenza di una supposta docenza ma con la forza ineluttabile dell’esperienza e dell’italica incomparabile intraprendenza. Oggi a rime va così. Mi dicono che il sovrintendente della Reggia di Caserta voglia fare campionati di nuoto nelle piscine reali.
Non so quanto sia programmabile o vendibile certo è una idea: quella di mettere insieme richiami artistici ed emozioni sportive, come è possibile mettere insieme l’emozione di una pittura o di una scultura con la soddisfazione di un gusto, un profumo di un sapore.
Portovecchio di Genova mi è sembrato ancor più affascinante col gusto di quelle linguine al pesto divorate vista molo, e non dimentico quella sogliola, magari uguale a tante altre, che però quella sera aveva addosso la luce del lago di Garda, e i canederli fanno più colorata piazza Walter a Bozen.
Ha fatto bene il sindaco di Firenze ad emanare l’ordinanza che prevede un tetto minimo di cibo toscano da distribuire nei negozi che incontri nelle vie della capitale mondiale del Rinascimento: meno kebab e più finocchiona, meno sushi e più ribollita.
Che spasso e che richiamo sarebbero una scodella di ribollita sotto lo sguardo di Dante e Pier Capponi. Diventerebbero digeribili pure le terzine più complicate del Poeta e forse a si tornerebbe a riveder le stelle con un calice ben riempito.

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