
Il riformismo, nelle scienze politiche, è una metodologia politica che si oppone sia al massimalismo rivoluzionario e sia al conservatorismo, opera dall’interno delle istituzioni, al fine di modificarle con gradualità sia per quanto riguarda l’ordinamento politico, quello economico e quello sociale esistente attraverso l’attuazione di organiche e graduali riforme. Le forme più alte del riformismo le hanno raggiunte i partiti socialisti nella storia dell’umanità pagando, spesso, col sangue in quanto uccisi dai massimalisti che li ritenevano alla stregua del peggiore fascismo. Padre di questa politica è stato, in Italia, Filippo Turati. Ciò detto assistiamo, solo nel nostro slabbrato paese da 30 anni in qua, alla corsa ad accaparrarsi questo aggettivo ma solo nella parola mentre nei fatti fanno tutt’altro. Per cui arriviamo all’assurdo degli assurdi nel Parlamento europeo dove troviamo il “Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei”. Un assurdo “ossimoro” ovvero una figura retorica che accosta due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro ed in cui siedono autorevoli ossimori italiani facenti capo al partito di Fratelli d’Italia. Distante da FdI ma simile per gli allegri atteggiamenti politici pochi giorni fa c’è stata una disinibita e incredibile intervista a Romano Prodi elevato anch’egli al rango di riformista dall’intervistatrice. Andrebbe dovuto ricordare che Prodi nasce e vive nelle DC e, precisamente, nella corrente di Ciriaco De Mita, “il tipico intellettuale della Magna Grecia” così definito dall’avvocato Gianni Agnelli in un’intervista. Il massimo esempio di riformismo Prodi lo diede nel settembre del 1996 allorchè dopo un incontro a quattr’occhi del 29 di quel mese con Josè Maria Aznar, leader del partito popolare di Spagna e quindi consanguineo del DC Prodi, fu da questi molto brutalmente inchiodato. Infatti il 30 settembre Aznar diede un’intervista al Financial Times dichiarando che Prodi aveva cercato di convincerlo a fare fronte comune per ammorbidire i parametri di Maastricht. Insomma una richiesta abbastanza esplicita di ritardare l’adesione della Spagna all’Euro dando così più tempo all’Italia per mettere a posto i suoi conti pubblici. Smentite e contro smentite fioccarono dall’una e dall’altra parte e, così, il “presunto riformista” portò l’Italia nell’euro senza che fosse finanziariamente pronta e le conseguenze riformiste le abbiamo viste tutti. Precedentemente Prodi era stato a capo dell’IRI che incorporava circa 1.000 aziende con 500.000 dipendenti in quanto in quota DC nel mitico manuale Cencelli e su cui si accanì molto ferocemente il giovin Di Pietro che, in un articolo del Giornale del 23 Marzo 2006 (https://www.ilgiornale.it/news/quando-prodi-trem-salvatemi-pietro.html) che riportiamo per intero ne suggellò alcuni tratti: “«Prodi era prostrato. Appena mi vede, mi si abbandona addosso e implora: Eccellenza, mi salvi. Aveva un affanno doloroso sul volto e non riusciva a parlare. Io non capivo. Alla fine si dà un contegno e dice: Sono stato interrogato pochi giorni fa, il 4 luglio, da un giudice feroce, certo Di Pietro, che mi ha trattato come il peggiore criminale. Minacciava di non farmi tornare a casa. Si alzava e andava alla porta urlando intimidazioni contro di me, perché i giornalisti che aspettavano fuori sentissero. Quell’ossesso lo faceva per sputtanarmi. Lasciai che si sfogasse, poi chiesi: Ma che voleva da lei questo Di Pietro? Prodi rispose: Gli avevo detto che il primo periodo all’Iri era stato il mio Vietnam. Questa frase è stata interpretata da quell’orrore di magistrato come l’ammissione di pressioni per favori illeciti ai partiti. Si è messo a urlare forte: ‘È vero o no, che il segretario della Dc decideva lui chi doveva sedere su quella poltrona?’ e poi, urlando di più: ‘Ma i soldi alla Dc chi glieli dava? Per ore ha continuato a scagliarsi contro di me.” Chi raccontò al giornalista fu Filippo Mancuso, altissimo magistrato e Ministro Guardasigilli nel governo Dini. Ai primi di aprile del 1978, in pieno rapimento Moro, Romano Prodi alla DC, il suo partito, raccontò che durante una seduta spiritica aveva scoperto dove era prigioniero Aldo Moro, il presidente della DC rapito dalle Brigate Rosse. Spiegò anche che la seduta spiritica era avvenuta due giorni prima a Zappolino, vicino Bologna, e che gli spiriti avevano rivelato a lui e a altri presenti che Moro era prigioniero a Gradoli, un paesino vicino a Viterbo, sul lago di Bolsena. La segnalazione fu presa seriamente e fu data alla polizia, ma gli agenti mandati sul posto non trovarono nulla. Pochi giorni dopo a Roma la polizia scoprì che l’appartamento dove viveva Mario Moretti in Via Gradoli 96, era stato rinchiuso Aldo Moro. Ovviamente nessuna persona di buon senso avrebbe potuto credere alla pista della seduta spiritica, molto più verosimilmente, ebbe una soffiata ma qualcuno chiese chi gliela fece? L’organizzatore della strage di via Fani e uno dei carcerieri di Aldo Moro, Mario Moretti, sfuggì così alla cattura che avrebbe potuto cambiare, verosimilmente, le sorti del sequestro. infatti aveva mollato il covo poche ore prima.
Un altro capitolo riformista fu scritto con la privatizzazione del vasto mondo delle aziende di proprietà pubblica. I rapporti tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti all’epoca proprietario del gruppo Repubblica e L’Espresso e di altre 30 riviste, quotidiani, settimanali e mensili in tutta Italia iniziarono nel luglio 1982…………
Raffaele Romano

Lascia un commento