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Riforme ridicole solo per dimostrare che Renzi è uomo del fare e Berlusconi ancora in gioco?

di Nicola Cariglia | 15 Giugno 2014

Se ci fosse serietà, già da tempo il compito sarebbe stato affrontato con una Assemblea Costituente eletta con voto proporzionale.

renzi-e-berlusconiClassico italiano: se non ci fosse da piangere lacrime amare, ci sarebbe da ridere a crepapelle. Dovremmo ingoiare, senza fiatare, una legge elettorale molto più sconcia della precedente, e una riforma costituzionale pasticciata, per i due seguenti motivi: primo, perché Renzi deve dimostrare che è uomo del fare; secondo, perché Berlusconi deve dimostrare che è ancora in gioco. Il presidente del consiglio non può ostentare i risultati di   ciò che gli si chiede, cioè la ripresa economica. Per quella ci vuole tempo, e nonostante si senta un padreterno, è tuttora iscritto nella lista dei comuni mortali. L’ex presidente del consiglio, per l’ennesima volta dato per spacciato, potrebbe essere tuttora in grado di ricucire una alleanza di centrodestra. Non ha più lo smalto e l’età. Ma il convento non passa altro. E, lui, ci prova. Entrambi, Renzi e Berlusconi, si sono attaccati al tram di queste “riforme” per interessi, se non personali, di parte. Vogliono un sistema elettorale che tappi le falle dell’astensionismo e della disgregazione del voto in mille rivoli. Quanto alla riforma del Senato è più che altro una ostentazione muscolare: “finalmente, dopo decenni di attese, faremo questa riforma”.

Ci dovessero riuscire, ci sarebbero conseguenze nefaste sul nostro impianto costituzionale. E, soprattutto, sugli equilibri dei vari poteri. Pensiamo ad un Senato nominato come vorrebbe Renzi (anche se non si è ben capito) e ad una Camera che potrebbe garantire una vastissima maggioranza ad un partito con il 20-25% dei voti, capofila di uno schieramento di partitini al di sotto del 4,5%. E pensiamo a come i Padri Costituenti vollero che venissero scelti il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali, i membri del CSM. Tutto ciò che si era pensato frutto di un sapiente equilibrio, sarebbe ora in mano agli umori di un partito che rappresenterebbe un quarto o un quinto del corpo elettorale.

Ne abbiamo viste troppe, in Italia, per prendere sul serio la foga degli incensatori di Renzi, ora che ha preso il 40,8% alle europee. Sappiamo che da loro verranno i colpi più duri che lo abbatteranno. Intanto li invitiamo ad entrare nel merito delle proposte che riguardano Senato e Legge elettorale, invece che dare vita ai consueti progrom contro i “nemici del popolo” che sono contrari e che “ci mettono la faccia” anche loro. Anche perché l’argomento della disciplina di partito che deve passare sopra ogni cosa lo abbiamo già sentito. E’ vecchissimo. E nella scala delle priorità delle cose da rottamare è ai vertici.

In questo caso, poi, è tirato in ballo a sproposito. Che i parlamentari esercitino le loro funzioni “senza vincoli di mandato”, nelle democrazie liberali è un valore importante. E che questi parlamentari del PD siano stati eletti (o nominati, poco importa ai fini del ragionamento) sulla base di un programma diverso, e stilato da un altro candidato premier, Bersani, è un fatto. Dunque, la coerenza, in questo caso, non è violata dai venti parlamentari del PD che si oppongono alla riforma del Senato. E’ violata da tutto il PD che propone cose diverse da quelle presentate agli elettori alle ultime elezioni.

Vale anche la pena di riflettere quanto ci credano realmente alla necessità di superare il “bicameralismo perfetto”, certi neofiti di questa tendenza. Ricordate la reazione all’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati approvato a sorpresa dalla Camera? “Tanto al Senato c’è lo scrutinio palese e rimettiamo le cose a posto”.

Ecco, questo è lo spirito con il quale si marcia verso riforme di rango costituzionale. Approssimazione, pasticci e colpi di mano. Se ci fosse serietà, già da tempo il compito sarebbe stato affrontato con una Assemblea Costituente eletta con voto proporzionale. Troppo lungo e laborioso? Proprio no. L’Assemblea che dette vita alla nostra Costituzione venne eletta il 2 giugno 1946. Si insediò il 25 giugno e avrebbe dovuto concludere i suoi lavori in otto mesi. Non ci riuscì. Comunque li concluse il 31 gennaio 1948. Dunque, 18 mesi, nel corso dei quali si occupò anche di votare la fiducia ai governi. La prima Commissione bicamerale incaricata di elaborare proposte di riforme costituzionali e legislative, la Commissione Bozzi, fu nominata nel 1983. Sono passati trentuno anni e non so più quante altre commissioni con il medesimo compito.

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Fiorenzo Da Ros

    2 Agosto 2014 alle 10:46

    Interessante: emendamenti, ostruzionismi, parapiglia, finte maggioranze ed opposizioni, per altrettanto finte o presunte riforme, mentre in Italia e nel mondo succede esattamente questo.
    In Italia: la disoccupazione sale a livelli mai visti, i dati di produzione continuano a scendere, le aziende boccheggiano, milioni di persone vivono nella povertà e sopratutto senza prospettive reali di miglioramento del loro stato e ovviamente è passato il messaggio che con 80 euro (ottanta) abbiamo risolto tutto.
    La giustizia vive un momento nero e qui mi rifaccio a liberi pensatori leggeri: chi ha “rubato l’argenteria” patteggia quisquiglie, chi ha rubato la marmellata sta dentro 10 anni e qui una volta tanto mi trovo perfettamente d’accordo con Travaglio che ha citato sul suo giornale il caso Corona, senza dimenticarsi però dei tanti ladri per fame, condannati e umiliati.
    La giustizia a livello Europeo fa ugualmente letteralmente schifo: fosse vera la notizia che il patron della formula avrebbe patteggiato con l’incensata giustizia Germanica, per un centinaio di milioni di dollari, la sua posizione di corruttore, bisognerebbe bruciare il logo della bilancia, presente in quasi tutti i tribunali e sostituirlo, senza tante ipocrisie, con lo stemma della moneta verde e la scritta “Il dollaro rende liberi”.
    Focolai di guerre a tutte le latitudini, bambini straziati, migliaia di famiglie in fuga, integralismi inquisitori sui quali si dicono poche parole, poco più che di circostanza e sopratutto non si assumono posizioni Europee comuni e pesanti, causa interessi economici che asfaltano il sangue e le sofferenze di milioni di persone come noi, nate casualmente nel posto sbagliato.
    A monte di tutto ciò ed è solo un misero riassunto, ci si accapiglia per un senatore in più o uno in meno, uno zero virgola x percento in più o in meno come sbarramento e altre amenità: la politica, la casta, viaggia a se e non casualmente, su una rotta lunare, il mondo reale viaggia su un treno che al momento non porta in nessuna stazione.
    Mancano figure politiche con attributi veri, perchè la situazione è difficile, ma la soluzione, almeno per parte Italia, è a portata di mano ed è stata data in parlamento nell’ormai lontano 1992 da un uomo, imperfetto, ma con la U maiuscola, morto in Tunisia.
    Vadano questi eruditi e rampanti giovanotti a risentirsi attentamente quell’intervento e se hanno capacità analitica di comprensione, come tutti speriamo, troveranno la chiave per accendere la vera svolta.
    Fiorenzo Da Ros

    Rispondi
  2. paolo francia

    18 Giugno 2014 alle 09:35

    E’ questa frase di Marzio purtroppo vera……da sempre, almeno per la mia generazione, chi valeva doveva avere anche il beneplacito o della chiesa o del PCI/DS, senno’ eri tagliato fuori. Cosi la mediocrità è entrata nel tessuto sociale come cosa normale, ho conoscenza diretta di quello che dico….posti assegnati con l’aiutino della DC per l’intermediazione di vescovi e ancora piu in su, e intere scuole gestite dal PCI, dove neanche a dirlo, gli insegnanti dovevano essere iscritti al partito……per questo l’Italia rimane fanalino di coda, perché la laicità e il merito sono divenuti un ostacolo invece che un beneficio.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    18 Giugno 2014 alle 09:13

    Direi che stiamo scontando quasi un secolo di cattolicesimo politico, che già all’interno del PNF e poi nella DC e nel PCI, ha unicamente mirato alla promozione della mediocrità, La democrazia in Italia è stata ed è interpretata come promozione della mediocrità. E Renzi ne è il punto d’arrivo.

    Rispondi
  4. Paolo

    18 Giugno 2014 alle 07:49

    Cosa direbbero i padri costituzionali se vedessero in che mani è finito lo stato italiano? Non mi riferisco al parlamento che sarebbe troppo banale ma agli apparati apicali. Magistrature per prime.

    Rispondi
  5. paolo francia

    17 Giugno 2014 alle 22:57

    è l’agitazione fine a se stessa che domina, fare veloce (come se i social network dovessero entrare per forza nel far politica), ma non si sa come, e peggio cosa questa fretta provochi. Chi dissente dal duce, viene rimesso al suo posto, inutile cercare di farlo ragionare sui contenuti, lui come il bianconiglio di Alice deve sempre correre….prima o poi, o qualcuno si spera lo fermerà, oppure inciamperà da solo e si romperà l’osso del collo.

    Rispondi
  6. n.c.

    16 Giugno 2014 alle 13:10

    Caro Domenico,
    purtroppo sui contenuti delle proposte “in campo” non c’è attenzione. Sopratutto si è levato un coro teso a dimostrare che “le riforme” attendono da troppo tempo e chi si oppone “non vuole il nuovo”. Quali riforme? Fatte come? E chi invece le Riforme le vuole, ma non quelle ridicole o/e imprecisate?

    Rispondi
  7. Domenico Civitano

    16 Giugno 2014 alle 13:03

    Caro Nicola, sono convinto che con questo Parlamento non si farà alcuna riforma della Costituzione. Un buon novanta per cento degli italiani non riesce a capire l’essenza della Costituzione e, ancor meno, che cosa il Parlamento dovrà cancellare e riscrivere.
    Sarebbe opportuno spiegare elementarmente ai cittadini il valore della Costituzione e gli obblighi dei parlamentari di fare le leggi in conformità a quanto previsto dalla stessa Costituzione. Sarebbe troppo parlare degli obblighi di conformità alle leggi europee.
    Una volta chiarito perché modificare determinati articoli della Costituzione, bisogna con forza insistere che la riforma sia fatta da cittadini preparati, indipendenti politicamente ed eletti direttamente dal Popolo sovrano. Tutto il rispetto per i parlamentari Renzi, Berlusconi, Grillo, Salvini e altri ancora, essi non potranno fare un buon lavoro per migliorare la nostra Costituzione.

    Rispondi
  8. Silla Cellino

    16 Giugno 2014 alle 10:01

    Resto solo il problema che un’assemblea costituente non è prevista dalla Costituzione, ma tra tante cose poco costituzionali è solo un dettaglio

    Rispondi
  9. marzio siracusa

    15 Giugno 2014 alle 22:36

    Nicola, le tue chiare argomentazioni dimostrano la concreta pericolosità politica di Renzi che nessuno ha il coraggio di affrontare e ridimensionare nella sua tronfia pochezza. Un esempio: in una Camera dominata da franchi tiratori che conseguenze avrà un disegno governativo bocciato se non ci sarà più l’appello al Senato? Il governo sarà obbligato a dimettersi se non vogliamo il colpo di stato reale. E il mito della maggiore governabilità monocamerale? E come sarà stabilito il ricorso ai decreti legge? E le votazioni a scrutinio segreto che limitazioni avranno? Giustamente poi ricordi quanto sia grottesco il ricorso alla disciplina di partito. Per caso il pericolosissimo Renzi sta ideando il concetto di ” gruppo antipartito” di staliniana memoria? Ma sempre a battute sia chiaro!

    Rispondi

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