Ognuno gioca la partita pro domo sua e le riforme costituzionali così non si possono fare. Mentre quelle elettorali varate per il proprio interesse risultano altrettanti “porcella”. Napolitano faccia ciò che la Costituzione gli impone.
Non vorrei apparire irrispettoso o volgare, ma non trovo altra immagine altrettanto efficace per definire lo stallo in corso sulle riforme. E’ come quando, dopo aver effettuato un colpo, gli autori si mettono a litigare per spartirsi il malloppo.
Coloro che si erano autodefiniti nuovi “Padri della Patria”, “Statisti” e, dunque uomini animati solo dal generoso sentimento di dotare il Paese di una legge elettorale e di strumenti istituzionali nuovi, senza badare ad interessi di parte, ora mostrano le loro vere intenzioni (delle quali, peraltro, poco c’era da dubitare fin dall’inizio). Renzi vuole, giustamente, la parte maggiore e chiede che il “premio di maggioranza” sia appannaggio del partito più votato, prevedibilmente il suo. Berlusconi rivendica l’essenzialità del suo ruolo che dovrebbe essere ripagato con una soglia di sbarramento elevata per costringere i piccoli del centrodestra a confluire verso di lui o, altrimenti, restare a bocca asciutta. L’ormai non più determinante Alfano reclama una soglia più bassa, ma ha bagnate le polveri per fare saltare, in caso contrario, il governo. Grillo, Salvini e Vendola fingono distacco, ma in realtà sono pronti a inserirsi in qualsiasi varco per lucrare, essi pure, il loro tornaconto.
Sullo sfondo uno scenario da brividi: le sussurrate prossime dimissioni di Napolitano da presidente della Repubblica che sarebbero l’atto finale della catastrofe innescata tre anni fa con la sciagurata decisione di non convocare le elezioni dopo le dimissioni del governo Berlusconi. L’archivio di Pensalibero, gli articoli pubblicati allora, stanno a dimostrare che tutto era prevedibile: una volta forzate la ragione e le stesse regole della democrazia, il processo sarebbe stato irreversibile e, in caso di fallimento, le conseguenze devastanti.
Naturalmente la situazione era difficile e la buonafede di Napolitano fuori discussione. Ma si trattò di un errore, aggravato per giunta dal “tradimento” di Monti, che mai avrebbe dovuto tentare di lucrare sulla posizione di Capo di un governo “tecnico” e nato da circostanze eccezionali per farsi un proprio partito.
Purtroppo gli errori si sono poi susseguiti a catena. Fino a determinare “larghe intese” fra i partiti, non per fronteggiare la vera emergenza, cioè la situazione economica e occupazionale, ma per le cosiddette riforme costituzionali e quella elettorale. Per le quali è ora di guardare con onestà al pantano nelle quali si trovano. La riforma del Senato, per arrivare in porto, deve superare ancora tre letture in Parlamento. E, prevedibilmente, anche un referendum popolare. La legge elettorale in discussione, salvo modifiche in corso d’opera che comunque ne allungherebbero i tempi, vale solo per i Deputati dal momento che si vorrebbe un Senato non più eletto dal popolo. Dunque, per utilizzarla, si dovrebbe attendere la fine del processo di riforma costituzionale. E’ un guazzabuglio. E non se ne uscirà. Le “larghe intese”, infatti, non esistono. In realtà ognuno cerca di giocare la partita pro domo sua e le riforme costituzionali così non si possono fare. Mentre quelle elettorali varate per il proprio interesse risultano altrettanti “porcella”.
Dunque è da sottoscrivere quanto sostiene, in altro articolo di Pensalibero, Giancarlo Magni. Tocca al Presidente della Repubblica prendere atto che questo Parlamento non è, purtroppo, in grado di varare le riforme e i provvedimenti necessari alla nostra economia ed al rinnovamento delle nostre Istituzioni. E, prima che sia troppo tardi, fare ciò che la Costituzione gli impone. Solo dopo, se questa è la sua intenzione, Napolitano dovrebbe dimettersi. Perché a questo Parlamento è bene non affidare nemmeno la elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Dal governo Monti sempre peggio. Ed era facile prevederlo. Leggi cosa scrivevamo:
http://www.pensalibero.it/blog/2011/11/28/governo-terrore-per-l%E2%80%99effetto-boomerang/

Per me ognuno è quello che vuole essere, è il nome che Lui si è scelto e se qualcuno si fermasse Principe di Spoleto ed è disposto a dare la sua vita per questo, anche se nato contadino, sarà per me un onore chiamarlo Principe di Spoleto.
Anche se poi umanamente, parlando con gli amici malignerei che nacque contadino, mica sono perfetto.
Non sopporto invece quelli che si chiamano Partito Democratico e Democratici proprio non sono quando costa dar libero spazio alle elezioni sull’indipendenza, mi fanno schifo!
Il problema è tutto tuo mio caro trevigiano immaginario, perché guarda caso io sono un po’ vicentino, un po’ trevigiano, nonché pavese, fiorentino e ovviamente siculo. Aggiornati la cartuccera, gli anni cinquanta sono finiti.
Immagino Marzio che Siracusa sia solo il paese di arrivo dei tuoi avi. Io, che arrivo dalla Marca Trevigiana, non so se è vero che i miei erano al servizio di Eccelino (il primo probabilmente) mandato dall’Imperatore contro il Papa.
Me lo immaginavo caro Luigi, la lingua batte dove il dente duole. E sapessi qual è il mio paese resteresti allibito.
Siracusa,
Se non raccapezzi più su qual è il tuo paese per chi ti legge, sei grave: Gargarismi continui fino miglioramento!
Te lo dico da amico che ti conosce e per fortuna non ho ancora preso il mal di gola Algae, curalo!
Caro Luigi, a noi invece la tua originalità che covi dalla nascita fa piangere. E credo che soprattutto Nicola si sia rotto di vedere i suoi articoli dirottati nel tua genialità dadaista.
Ma va al tuo paese.
Scusa per come scrivo ma mi scappa da ridere!
Inoltre a riguardo del virus ATCV-1 chiederei alla tua redazione di considerare se consigliare l’uso della mascherina sanitaria nel contatto con le persone affette da mal di gola e apparentemente non molto intelligenti, anzi sottolineo che la spettacolare crescita della Cina è coincisa con l’uso endemico di queste mascherine,
Chederei perciò a Paolo di raccontarci le sue esperienze, in particolare se gli sia capitato spesso in tutti i suoi tanti viaggi, di parlare con persone affette da mal di gola apparentemente poco intelligenti all’inizio, ma successivamente di non riuscire più a percepire in loro quella mancanza.
+Importante informazione per Paolo
Caro Nicola,
Non sapendo come altro raggiungerlo, approfitto di questo spazio nel tuo Giornale per comunicare a Paolo, che non capisce mai quello che scrivo, che gli scienziati USA hanno subito scoperto che questo può essere causato dall’Algae Virus in sigla ACTV-1che è un virus che si annida nella gola e riduce fortemente le capacità cognitive dell’host!
Per dirsela qui, potrebbe provare a fare dei gargarismi con qualche antisettico per la gola e poi dopo qualche tempo, variabile dalla gravità del caso, provare a rileggere quanto ho scritto!
Caro Nicola,
Quelli son pazzi!
Vieni da noi in Veneto dove stiamo creando, in silenzio e lavorando da soli la Civiltà del futuro.
Dopo aver dimostrato che l’entropia nasce dalla disconnessione dei punti nello spazio, anche il Cielo era disordine senza le Costellazioni, stiamo ora capendo come annullare Entropo, padre di quelli di cui hai parlato, per loro tutto va in disordine e quindi impongono regole fasciste a tutti, per noi trattasi solo di disconnessioni, anche l’immondizia diventa disordine solo perché viene disconnessa dalla realtà mentale dei fascisti, che per disfarsene la offrono alla camorra.
Ma l’universo è fatto per il 70% da energia da cui loro sono disconnessi ed il 25% da altra materia che loro chiamano oscura: Saremo noi che ci riconnetteremo a tutto questo con la nostra nostalgia e l’odore dell’acqua della laguna che ci uniscono alla realtà e se loro vogliono Governarci con una minoranza del 40% e darsi premi di maggioranza li annienteremo per sempre, poi li invieremo al loro papi Entropo in una gabbietta.
Piano, piano ci stiamo riconnettendo tra noi e al nostro ricco passato ed al nostro glorioso futuro e già ti posso dire che l’Universo che loro chiamano oscuro è quello connesso, è il sistema nervoso a cui aspiriamo essere annessi, lasciando l’Italia al suo destino.
Il tessuto democratico è emofiliaco, una volta ferito si rimargina solo per chi crede che l’emorragia si curi col tempo.