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Riforma della politica, riforma dei partiti, riforma elettorale.

di Angelo Sollazzo | 18 Aprile 2012

La rappresentanza  democratica non può più essere espressa con una legge elettorale che riduce il cittadine ad osservatore  in una elezione che produce nominati e non eletti.

Nessuna meraviglia del fatto che il gradimento dei partiti politici, da parte degli italiani, abbia toccato l’indice più basso della storia democratica del Paese.

Con la fine della prima Repubblica, dovuta ad una aggressione violenta dei poteri forti, mediatici e  giudiziari, dopo i casi più eclatanti di malcostume prodotti da tangentopoli, si pensava ad un rinnovamento profondo della stessa essenza  della politica, con nuovi metodi, nuove dirigenze e nuovo modo di eleggere i rappresentanti del popolo. Senonchè il nuovismo predicato dai vari Berlusconi, Bossi, Veltroni, Di Pietro ed altri ancora, tutta gente che  certamente nuova non era, anche se rinnegava le proprie origini, ha prodotto storture e situazioni di gran lunga peggiori delle preesistenti. In molti Paesi europei la corruzione ed il malcostume  avevano avuto picchi altissimi, più che in Italia, basti ricordarela Germaniadi Koln ela Franciadi Chirac, ma in entrambii casi  si è corso ai ripari con leggi appropriate e con la punizione dei responsabili. Nessuno pensava di stravolgere il quadro politico  generale di quei Paesi. In Italia, con una falsa rivoluzione, veniva, invece, azzerato tutto il quadro politico, con la distruzione dei partiti storici che avevano  fondato la repubblica e con l’arrivo di sigle  e movimenti  da politica dell’Asia  minore o di provenienza islamica. Ancora oggi nessuno riesce a spiegarci cosa vuol dire Popolo della libertà o Italia dei valori, ovvero Lega Nord per non parlare di Futuro e Libertà etc.

Sarebbe stato  molto più semplice ricorrere alle culture politiche  esistenti da sempre e che governano il mondo e cioè quella liberale,conservatrice, socialista, comunista,cattolico-democratica e quella dell’estrema destra. Diversamente con il nuovismo  si è   distrutto  il sistema esistente creandone uno peggiore.

Prima vi era sì corruzione, ma si rubava per il Partito. Oggi la corruzione  si è moltiplicata per mille e si ruba per sè stessi. E’ proprio un bel rinnovamento !!!

Il PSI, unico partito con il nome di un vero partito, presente in tutto il mondo democratico, da circa tre anni  ha sollevato la necessità dell’applicazione dell’Art. 49 della Costituzione che tratta proprio della trasparenza  e della democrazia interna dei Partiti. Insomma se si vuole  riconquistare la fiducia della gente  occorre essere  puliti ed aperti, con  una democrazia interna la più ampia possibile. I finanziamenti pubblici, che sono utili per evitare che si torni alla politica per censo, quando potevano  votare e concorrere solo i possidenti, devono essere sottoposti a controlli terzi, attraverso società di Certificazione, e, trattandosi di soldi pubblici, attraverso l’esame dei bilanci da parte della Corte dei Conti, e non solo, come avviene oggi,  con improbabili Revisori dei Conti di espressione delle  dirigenze interne ai partiti. Abolire il finanziamento pubblico, anche se va rivisto nei modi e nella entità, significherebbe consegnare la politica  alla grande finanza , ai ricchi ed ai loro adulatori, significherebbe far seguire a Berlusconi un altro industriale, magari con altro nome, significherebbe non consentire ai capaci di poter accedere alle cariche elettive senza essere  condizionati e soggiogati dal gruppo economico di riferimento. Un altro Berlusconi il Paese non se lo pùò permettere. L’iscritto al Partito deve poter realmente contare, le assemblee decisionali devono prevedere la presenza di un notaio, in tal modo si garantisce la trasparenza e la democrazia interna, applicando, per l’appunto, il dettato costituzionale.

I  veri costi della politica  si riducono abolendo le Province, accorpando i Comuni al di sotto dei tremila abitanti, limitando a tre i  membri dei Consigli di Amministrazione delle società pubbliche, eliminando le circoscrizioni nei Comuni  con meno di cinquecentomila abitanti, abolendo le migliaia di enti pubblici inutili  o doppioni di altri esistenti, eliminando quasi del tutto i 346mila consulenti nella pubblica amministrazione, eliminando privilegi e proprietà non strategiche per lo Stato,( con la vendita di metà delle stesse si  potrebbero ricavare olre 400miliardi) ed infine eliminando i tanti sprechi che la politica ha prodotto soprattutto nella sanità, nei trasporti e in tutti in quei settori dove  ancora può avere capacità discrezionali.

La rappresentanza  democratica non può più essere espressa con una legge elettorale che riduce il cittadine ad osservatore  in una elezione che produce nominati e non eletti. Purtroppo si sta  profilando una riforma peggiorativa dell’esistente. Il maggioritario consente ad un stretta cerchia di segretari di Partito di indicare l’eletto in ogni collegio utile.Che riforma è questa? Significa ancora una volta prendere in giro l’elettorato  che desidera realmente scegliersi il proprio  parlamentare, potendo scrivere sulla scheda il cognome del prescento. Le furbate di Violante e soci non possono proprio essere accettate.  Si stabilisca una soglia di sbarramento, , si scelga come attribuire il premio di maggioranza, si adotti la sfiducia costruttiva per dare stabilità ai Governi e si evitino pastrocchi che hanno già arrecato tanti danni al Paese. Può essere tutto facile, ma ci vuole una seria volontà politica. Altrimenti tutti saremo travolti dall’antipolitica violenta ed irresponsabile.

Pubblicato in : Primo piano

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