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“Riflessioni a cuore aperto di un ebreo”

Permettetemi un piccolo sfogo. Scrivere di geopolitica non è semplice, soprattutto quando si cerca di mantenere lucidità in mezzo a propaganda, tifoserie ideologiche e operazioni mediatiche costruite scientificamente. Personalmente faccio enorme fatica a considerare realtà come i Fratelli Musulmani semplici “movimenti politici” o “attivisti umanitari”. Parliamo di una struttura ideologica islamista che da decenni alimenta reti di influenza, destabilizzazione e guerra ibrida in mezzo mondo, spesso utilizzando ONG, campagne mediatiche e iniziative apparentemente civili come strumenti di pressione politica contro Israele e, più in generale, contro l’Occidente.

di Piero Terracina | 22 Maggio 2026

Permettetemi un piccolo sfogo. Scrivere di geopolitica non è semplice, soprattutto quando si cerca di mantenere lucidità in mezzo a propaganda, tifoserie ideologiche e operazioni mediatiche costruite scientificamente. Personalmente faccio enorme fatica a considerare realtà come i Fratelli Musulmani semplici “movimenti politici” o “attivisti umanitari”. Parliamo di una struttura ideologica islamista che da decenni alimenta reti di influenza, destabilizzazione e guerra ibrida in mezzo mondo, spesso utilizzando ONG, campagne mediatiche e iniziative apparentemente civili come strumenti di pressione politica contro Israele e, più in generale, contro l’Occidente.

Le cosiddette flottiglie nascono dentro questo schema. Non spostano nulla sul piano militare o strategico, ma servono a costruire immagini, reazioni emotive, polarizzazione e consenso propagandistico. Attorno a queste operazioni finiscono spesso personaggi ideologizzati, utili idioti o semplicemente persone che ignorano completamente il contesto geopolitico nel quale vengono utilizzate. Il problema è che Israele, pur avendo pieno diritto a difendersi dopo quarant’anni di terrorismo, proxy war e minacce continue, non può permettersi di reagire in modo impulsivo o mediaticamente mal gestito. Perché oggi ogni errore comunicativo viene immediatamente amplificato contro di lui da un ecosistema internazionale già largamente ostile.

Ed è proprio qui che si gioca la vera partita: non soltanto sul terreno militare, ma sulla capacità di non cadere nelle provocazioni costruite apposta per incendiare l’opinione pubblica occidentale e isolare ulteriormente Israele sul piano diplomatico.

Israele, come qualsiasi democrazia reale, ha al proprio interno falchi e colombe, pragmatici e ideologi, moderati e radicali. È sempre stato così e probabilmente sarà sempre così. Ma spesso dall’esterno si dimentica un elemento fondamentale: qualunque governo israeliano, di destra o di sinistra, deve comunque dare una risposta ad una popolazione esasperata da oltre quarant’anni di attentati, razzi, guerre dei proxy, accoltellamenti, autobombe e minacce continue alla propria esistenza quotidiana.

Vivere sapendo che un figlio può finire sotto un missile, che una fermata dell’autobus può esplodere o che metà paese debba correre nei bunker ogni pochi mesi inevitabilmente cambia il modo di percepire sicurezza, politica e compromesso. Per questo trovare una quadra tra sicurezza, sopravvivenza, diplomazia e consenso internazionale è infinitamente più difficile di quanto venga raccontato nei salotti occidentali o nei social trasformati in curve da stadio.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Esteri, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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