Dal riso al pianto. Oggi ci siamo scoperti tutti “improvvisamente” poveri: veramente, me ne accorgo ogni mese, da almeno un paio d’anni. Solo che in Italia vigeva il motto “siamo tutti ricchi” e chi diceva il contrario appariva il solito bastian contrario.
Oggi, il contrario. Con un grosso rischio, che questo dichiararci tutti poveri innesti una corsa alle
rivendicazioni salariali che, come al solito, finisce per privilegiare le categorie che hanno maggiore forza rivendicativa. Già si sentono voci del tipo “per far ripartire l’economia bisogna dare fiato ai rinnovi contrattuali”, il risultato è già scontato. Le categorie forti numericamente o perché sono in punti nevralgici della vita sociale, possono contrattare adeguatamente, le altre, penso in particolare all’industria i cui dipendenti vivono sotto l’incubo della concorrenza straniera, della disoccupazione, del trasferimento delle aziende in paesi del terzo mondo, devono tacere e subire un ulteriore impoverimento, perché se tutti fanno un passo avanti, chi sta fermo è perduto.
Quanto più equa fu la scelta dei sindacati, un po’ di anni fa, di attivare un recupero salariale per tutti i lavoratori; altri tempi, oggi ogun per sé e si salvi chi può.
Il vero problema è capire come mai c’è una situazione psicologica al tracollo: stipendi risicati,
Enti locali ove il ritornello è “non c’è un soldo, bisogna reperire altre risorse”, bilancio dello stato
idem (si smentisce sempre un manovra aggiuntiva ma si conferma implicitamente che la situazione non è rosea), tariffe in crescita, convivenza fra recessione ed inflazione…Non c’è da essere ottimisti ma non si può nemmeno stare a piangere, una classe dirigente dovrebbe prendere l’iniziativa e compiere scelte prioritarie. Ad esempio, è prioritario finanziare un servizio sociale per anziani rispetto a corsi di lingue orientali o di cucina, che sono utili per la qualità della vita, per suscitare interessi, specie per chi è in pensione, ma chi deve essere assistito ha maggiori necessità. Un criterio a cui non ci si è mai attenuti, e credo proprio che non cominceremo oggi perché occorrerebbe un governo più autorevole ovvero capace di scelte di lunga portata anche se impopolari.
A proposito di ricchi e poveri. Ma se l’economia va male, se tutti siamo impoveriti, come mai nelle strade circolano sempre più auto da 50mila euro e passa? Forse siamo stati invasi dai marziani e non ce ne siamo accorti?!
Gabriele Parenti

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