
Riapre oggi lo spazio polivalente di via dell’Ulivo, riapre quella sala meglio conosciuta come Alfieri Atelier e questa è una buona notizia per Firenze, per i fiorentini, per la cultura, ma sotto certi aspetti la riapertura appare un po’ anomala e, per non dimenticare e meglio capire torniamo un po’ indietro negli anni.
Era la fine degli anni ’70 e Firenze viveva un periodo di grande fervore culturale che avrebbe portato nel 1986 alla sua nomina di città europea della cultura. Erano anni in cui Assessori illuminati della cultura si adopravano perché la città fosse sempre aperta a nuove esperienze. Si promuovevano Festival, mostre, concerti. I fiorentini chiedevano di partecipare attivamente alla vita della città. A quei tempi, (era il finale del secolo scorso, ma sembra lontano anni luce) Firenze aveva teatri che richiamavano compagnie e pubblico, si riaprivano sale cinematografiche. Non erano solo gli addetti ai lavori, gli intellettuali, gli studenti e i docenti universitari che chiedevano sale d’essai, ma anche i cittadini che si riappropriavano dei luoghi che portavano ancora le tracce dell’alluvione ed è proprio in quegli anni che nasce, per volontà di Claudio Zanchi, da sempre innamorato del cinema, la Cooperativa l’Atelier. Nello stesso periodo il Comune di Firenze rilevò una vecchia sala cinematografica l’Alfieri e ne affidò la gestione alla cooperativa fondata da Claudio Zanchi. In poco tempo, grazie alle scelte coraggiose di film di spessore culturale il cinema Alfieri diventò il luogo preposto ad ospitare festival, anteprime, incontri con registi, attori/attrici, critici, insomma con tutti i maggiori addetti ai lavori, cinematograficamente parlando.
Ma l’Alfieri non era solo la sala cinematografica, in una delle stanze si conservavano recensioni, interviste, foto, cassette video che venivano consultate da studenti e studiosi. Eravamo tutti molto più giovani ed entusiasti e un po’ alla volta e poi sempre con maggiore frequenza anche Monica Zanchi cominciò a catalogare, cercare, archiviare tutto quello che accadeva all’Alfieri e nel mondo del cinema. Si lavorava, si studiava, si scrivevano libri (nel 1986 un volume fu dedicato al cinema nella Firenze capitale della cultura), insomma si amava, si viveva, per il cinema e la sua diffusione.
Quante edizioni del Cinema delle donne, del festival dei popoli, di France cinema sono passate dall’Alfieri!
Oggi questa sala riapre completamente trasformata, ospiterà anche manifestazioni teatrali e di musica, sarà uno spazio da vivere con entusiasmo e idee innovative, quindi tutto bene e lunga vita all’Alfieri, ma ci colpisce una cosa. Pare che nessuno delle vecchia cooperativa sia coinvolto in questa nuova avventura ; Monica, Giovanni Maria , solo per citare i più attivi soprattutto nell’ultimo periodo, pare non siano fra i nuovi gestori dello spazio, peccato si è proprio chiuso un lungo periodo di amicizie e collaborazioni.
Maria Rita Monaco

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