Reti a banda larga, connessioni super veloci, una e mail in un istante da Oslo a Città del Capo, con allegati connessi. Alta velocità ferroviaria, pochissime decine di minuti e da Firenze sei a Bologna, Appennino permettendo e poi ancora se sei fortunato un volo Roma Bari un’ora tutto compreso, e insomma questa è la faccia della medaglia della modernità. Poi giri la medaglia e vedi l’altra faccia, quella dell’Ottocento. Reti a banda larga, treni super veloci e Freccerosse e più che rosse, ma spesso e un po’ ovunque pendolari dell’800. Su treni lentissimi, o su autostrade bloccate. Ah state a Vigevano o Mortara e devi arrivare a Milano? Più di un’ora e mezza se non va malissimo, ben ti sta così impari a stare in provincia. (Ironia tra le righe, ndr). Stai a Portomaggiore o Argenta, provincia di Ferrara, e devi andare a Bologna. Un’ora e mezza se va tutto bene con tutte le fermate e treni o caldi o freddi. Ben ti sta così impari. Sempre ironia. Stai a Barcellona Pozzo di Gotto e devi andare a Messina, prega la madonna al Santuario di Tindari. Insomma due classi. La classe italiana della velocità e dell’istantaneo e la classe sottostante del lento, del quasi fermo. Mantova ne sa qualcosa. I mantovani che viaggiano da Mantova a Milano, che dovrebbe essere il loro capoluogo di regione anche per i trasporti, sanno che spesso quella linea da un’ora e mezza diventa un viaggio da Settecento Ottocento, con le carrozze si farebbe prima. Innumerevoli gli episodi di treni che si fermano in aperta campagna, tra Cremona e Codogno o anche prima, Belle esperienze letterarie di pendolari del freddo op del caldo che si allietano all’orizzonte di tremende nebbie o sconfinate campagne assolate, dipende dalla stagione. Ma il risultato non cambia. Vai da Milano a Roma in tre ore. Non vai da Mantova o da Sondrio a Milano in meno di tre ore se va bene. Non c’è solo un problema di divario nord sud, est ovest, o generazioni click e generazioni candela, qui c’è un problema di divario, solco, baratro, tra due Italie non collegabili. Anzi intrceciatissime ma su piani diversi. A Milano Lambrate scorrono i super veloci, a Milano Lambrate arrancano i super lenti. Si sfiorano mondi inimmaginabili dalle differenze atroci. Simboli ed emblemi. All’area di servizio Somaglia poco prima di Milano ti fermi fai carburante, mangi un panino fattoria o camogli e vedi come va e poi apri il computer e tac subito in rete funziona il wify di settore nell’area di servizio a promozione commerciale. Anche dentro, mangi uno spicchio di pizza a costi quasi da Galleria Vittorio Emanuele però visino allo spicchio apri il pc e sei in rete. E scopri che a 500 metri, campagna milanese ci può essere un paese che non ha copertura di banda larga, che è costretto ad collegamenti tra antennine e improbabili chiavette. Grande misterioso paese l’Italia. Dove pezzi del sud sono proprio come pezzi del nord e il divario è tra sopra e sotto di classi non tra sopra e sotto di geografie. Un Paese nel quale un veneto de qua de Brenta può dire di un veneto che è de là de Brenta che è uno del sud. Tutto è relativo a questo mondo. Anche la posizione geografica. Si sparano promesse di buon governo e di riforme dell’efficienza pubblica e poi basta andare da un paese dall’altro della stessa zona e scoprire quanto siano coriandoli diversi le aree della stessa regione. Non ditemi che a Sondalo Valtellina si sentono lombardi come a Segrate. Non ditemi che a Bibbiena, Arezzo, si sentono toscani come a Firenze (o forse sì) perché la toscana ha minimi comuni denominatori che altre regioni non possiedono, per storia cultura sedimentazioni antropologiche. Ma non ditemi che ad Andria si sentono pugliesi come ad Avetrana o a Otranto, per dirne tre. Così l’Italia che celebra i 150 anni dell’Unità è sé una grande unita nazione perché lo vuole la storia, ma è un paese coriandolato perché i servizi pubblici non l’hanno mai unita del tutto.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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