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ALLE PRIMARIE NICHI BATTEREBBE BERSANI

Nelle consuete analisi sul gradimento e la fiducia nei diversi leader di partito, Bersani è fra tutti quello che riscuote meno successo tra i propri elettori, rispetto a quanto ne attengano i leader degli altri partiti tra i propri adepti. di Paolo Natale

di Redazione Pensalibero.it | 6 Dicembre 2010

È ormai noto che la caratteristica principale del cosiddetto popolo della sinistra è quella che è stata efficacemente riassunta nella ben nota “sindrome di Tafazzi”, il personaggio uscito dalle gag di Aldo, Giovanni e Giacomo. La volontà di farsi coscientemente del male è infatti il ritornello consueto degli elettori di quella parte politica.
Anche in questo caso, ragionando sulle possibili primarie di coalizione, non paiono esserci smentite di quella perdurante sindrome. Vediamo perché.
Se interrogati, nei numerosi sondaggi effettuati nelle ultime settimane, sulla scelta virtuale tra Bersani e Vendola come leader elettorale della formazione, la maggior parte di loro sceglierebbe infatti il presidente della Puglia. Con un distacco non particolarmente elevato ma comunque significativo: il 44 per cento di chi andrebbe alle primarie voterebbe infatti Vendola, il 38 Bersani e il restante 18 per cento si dichiara indeciso tra i due, forse in attesa di qualche altro candidato per loro più appetibile (Chiamparino?).
Ovviamente, Nichi Vendola ottiene un successo quasi plebiscitario tra gli elettori dei partiti della sinistra e qualche punto in più anche da quello della formazione di Di Pietro. Ma perfino tra i possibili partecipanti alle primarie di fede Pd si assiste ad un risicato successo, molto vicino comunque ad un pareggio, del leader di Sinistra Ecologia e Libertà. Non c’è nulla da fare: l’anima divisa e fortemente critica all’interno del Partito Democratico non si smentisce nemmeno in questa occasione.
Già nelle consuete analisi sul gradimento e la fiducia nei diversi leader di partito, Bersani è fra tutti quello che riscuote meno successo tra i propri elettori, rispetto a quanto ne attengano i leader degli altri partiti tra i propri adepti. Tanto per fare un esempio, Bossi ottiene una fiducia tra i leghisti quasi plebiscitaria, intorno al 98 per cento, mentre a Bersani fornisce un giudizio positivo soltanto poco più del 70 per cento del suo elettorato. In maniera paradossale, sono viceversa gli elettori degli altri partiti che gli elargiscono favori relativamente maggiori: Bersani qui ottiene indici di fiducia superiori al 30 per cento, laddove tutti gli altri leader – giudicati dagli elettorati “nemici” – si attestano quando va bene cinque punti più in basso.
Lo stesso, con un andamento parallelo, accade per quanto riguarda i giudizi sul partito nel suo complesso. Di nuovo, gli elettori Pd lo giudicano molto meno bene di quanto facciano gli altri elettorati del proprio partito, con la parziale eccezione dell’Udc: l’entusiasmo che circonda Lega, Pdl, Fli e Idv non è nemmeno lontano parente delle costanti critiche del popolo democratico.
Le primarie virtuali non fanno dunque eccezione: l’erba del vicino appare anche in questi caso sempre più verde della propria. Ma perché parlavo prima di sindrome Tafazzi? Per un semplice motivo: ad una successiva domanda su quale possa essere, tra Vendola e Bersani, il leader di coalizione che ha le maggiori chance di battere il duo Berlusconi-Bossi in un ipotetico scontro elettorale, la grande maggioranza degli stessi elettori di centro-sinistra individuano proprio in Bersani il candidato che potrebbe spuntarla più facilmente. Si pronuncia in suo favore una quota vicina al 60 per cento degli intervistati, contro un misero 40 per cento che indica Vendola.
Dunque il caso di Milano, e forse anche quelli futuri di Bologna e Torino, sta facendo proseliti. Il candidato ideale viene indicato tra coloro che provengono dalla sinistra vendoliana, avendo ben chiara la consapevolezza della loro maggiore difficoltà nel proporsi di fronte all’intera popolazione elettorale, non soltanto di parte.
Si afferma chiaramente che il candidato più radicale faticherebbe non poco a farsi accettare tra gli elettori moderati, centristi. Ciononostante, è proprio lui a riscuotere il maggior successo in caso di primarie. Un’ardita etichetta sembra fare sfoggio sul risvolto della giacca dell’elettorato di sinistra: nati per perdere.

Paolo Natale – Pubblicato su Europa

Pubblicato in : Primo piano

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