Matteo Renzi al Lingotto ha fatto risuonare dagli altoparlanti la canzone di Baglioni : “Strada facendo vedrai che non sarai più solo”. Si è convinto che bastino simboli e riferimenti per riacciuffare il popolo e la considerazione persi in questi tre anni, e sentenziati dall’ “apoteosi personale” del 4 dicembre. Ha anche scelto come logo un trolley su sfondo verde-Lega, cioè un bagaglio leggero come le sue proposte e le sue idee. Qualcuno lo risvegli e gli dica “apertis verbis” : “Guarda che il 40 per cento delle europee lo avevi ottenuto perché non ti conoscevano. Quindi, adesso non è più un problema di comunicazione: o cambi la faccia e il cognome. O sparisci”.
Ma da quell’orecchio non ci sente. Crede che una vincente prova muscolare alle primarie, affollate di cinesi e forzitalioti, possa rimetterlo in sella.
Ma il voto vero sarà prima alle amministrative, e poi alle politiche, e a pensare alla sua incoscienza e al suo destino di sicuro perdente fa quasi tenerezza.
Gianfranco Micali

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