Il PD ha nel suo interno molti nemici di Renzi, i quali sono riusciti a infilare nel governo un proprio fedelissimo, sia per controllare le azioni politiche di Renzi, sia per porre dei paletti ostativi al programma governativo.

La rottamazione era necessaria e impellente se si voleva vincere le elezioni e formare un governo di sinistra tanto agognato dai cittadini del PD.
Con il governo Letta mai, si sarebbe raggiunto tale risultato perché lo stesso Letta, pur di conservare la poltrona di primo ministro accettava tutte le disposizioni dell’Ue e i ricatti di Alfano che mirava solo a conservare la poltrona di Ministro, trascurando i problemi che affliggevano l’Italia per la crisi economica e il vile atto nei confronti di Berlusconi.
L’altro aspetto negativo di Letta era la sua convinta sudditanza alla Merkel decisa a governare in assoluto l’Unione Europea commissariando la Grecia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo e possibilmente la Francia.
Il PD si era reso conto della debolezza politica di Letta e dovette sfiduciarlo, anche per il fallimento del governo dell’austerità portato avanti dallo stesso Letta e Alfano sulla scia degli errori iniziati da Mario Monti per l’imperdonabile condivisione del Presidente Napolitano che lo nominò senatore a vita e subito dopo capo del governo.
Il Presidente della Repubblica, in sintonia con la Merkel sosteneva Letta, ma non ha potuto evitare le sue dimissioni da capo del Governo resesi necessarie per non affossare il PD e dare forza a Berlusconi nonostante le sue dimissioni per il tranello teso dallo stesso Napolitano per volere della Merkel.
Le dimissioni di Berlusconi, orchestrate dal Presidente Napolitano per volere della Merkel, erano necessarie per nominare in seguito l’uomo che non si sarebbe opposto alla distribuzione dei soldi mandati dall’Ue alle banche per sanare i propri debiti con la BCE.
Sfiduciato Letta, il PD doveva necessariamente ricorrere a Matteo Renzi, segretaria del PD e grande favorito del momento da parte degli elettori si sinistra.
Incredibilmente la nomina di Renzi a comporre un nuovo governo ha creato un tumulto nel PD da temere scissioni, sfiducia e gruppi diversi dal PD.
Il PD ha nel suo interno molti nemici di Renzi, i quali sono riusciti a infilare nel governo un proprio fedelissimo, sia per controllare le azioni politiche di Renzi, sia per porre dei paletti ostativi al programma governativo.
L’eventuale caduta di Renzi sarà, inevitabilmente, la fine del PD e la vittoria elettorale dei Grillini. E’ difficile prevedere oggi cosa dovranno o potranno fare sia i Giudici di sinistra sia Forza Italia con Berlusconi.
La bocciatura di un governo formato da giovani pieni di entusiasmo e impegnati a far uscire dalla palude il Paese sarebbe la fine delle tante speranze basate proprio sui giovani che non hanno un passato da difendere. Il PD non si può rendere responsabile di un tale crimine politico che lo porterebbe a essere cancellato definitivamente dalla storia.
Anche il Presidente della Repubblica, in momenti così difficili, deve dimenticare di essere comunista e di ripetere l’errore di salutare l’intervento dei carri armati per cancellare l’aspirazione di un Popolo a essere libero e democratico.
La pretesa di caratterizzare a suo piacimento tre dicasteri essenziali della compagine governativa per non riaccendere l’ira della signora Merkel padrona dell’Europa unita è suscettibile di giudizio negativo. L’Italia ha bisogno di riacquistare la propria sovranità per decidere liberamente il suo cammino economico partendo da rendere facile il ritorno dei forestieri a visitare e apprezzare i valori artistici e culturali che l’Italia ha messo a disposizione del mondo intero.
L’Italia ha bisogno di ritornare a gestire la propria moneta per ripristinare il flusso turistico senza la paura degli scippi, della delinquenza minorile, della mafia.
Far parte dell’Ue significa sostenere la politica economica basata sul rigore e di conseguenza sulla disoccupazione giovanile, fallimento delle ditte e suicidi. Occorre ripristinare l’autorevolezza di uno Stato forte nei confronti degli altri Stati. Non è accettabile che sia L’ONU, sia l’Europa prenda alla leggera il diverbio tra l’India e l’Italia. A che vale far parte della NATO, dell’UNIONE EUROPEA quando ci si sente dire che la tragedia dei Marò è problema di rapporto tra i due Paesi. Per tali ragioni occorre avere un governo che risolva i problemi dell’Italia con la forza e il coraggio di parlare con autorità con tutti come ha saputo fare un governo guidato da un uomo che non ha temuto il confronto con nessuno Stato quando era in gioco l’avvenire dell’Italia.
Eventuali ripensamenti devono produrre effetti immediati Diversamente uscire dalle note organizzazioni internazionali è più che opportuno.

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