Cos’è veramente Matteo Renzi? L’uomo nuovo di centrodestra oppure il rappresentante italiano della nuova sinistra?

“Troppo giovane e troppo riformista. Solo in Italia le caratteristiche di Renzi possono essere considerate un difetto e non un pregio”, scrisse Giuliano Ferrara su Panorama. Parole di elogio vennero anche dal giornalista conduttore de La Zanzara, Giuseppe Cruciani, e da alcuni giornali di centrosinistra come Il Riformista dell’allora direttore Emanuele Macaluso. Insomma, un’esponente di sinistra, del maggior partito della sinistra italiana, che viene elogiato dal centrodestra. E da sinistra? Beh, ovviamente non una parola di conforto, né di curiosità o incoraggiamento. Solo insulti.
“Ha idee da anni Ottanta” disse Bersani, segretario del partito di Renzi. “Provoca e cerca solo visibilità” affermò il leader della Cgil Susanna Camusso. “E’ vecchio quanto è vecchia la rivoluzione liberista nel mondo” disse Nichi Vendola.
Si dichiarò anche Beppe Grillo, allora uno dei guru della sinistra antiberlusconiana, con tali parole: ”Cari fiorentini, siete passati da Lorenzo il Magnifico all’ebetino di Firenze. E’ già vecchio. E’ stato nella Margherita, ora è nel Pd. E’ stato presidente della provincia. State attenti ai falsi giovani”.
Ma cos’è veramente Matteo Renzi? L’uomo nuovo di centrodestra, che però a destra non ci vuole proprio stare, oppure il rappresentante italiano della nuova sinistra? Quella del dopo 1989, quella riformista e quella anticomunista? Non lo sappiamo. Ma questo non è nemmeno il periodo propizio per saperlo.
Già, la cosa importante è capire che Matteo Renzi rappresenta oggi la rivoluzione. Ma non la rivoluzione di Beppe Grillo, quella violenta e populista, fatta a colpi di insulti, demagogia e grida spagnolesche. No, la rivoluzione di Matteo Renzi è la rivoluzione moderna, al passo con i tempi. Una rivoluzione che abbia come parola d’ordine “cambiamento” e non “distruzione”. Renzi rappresenta oggi l’unica arma possibile che possegga la sinistra per battere definitivamente Grillo e far passare la febbre dell’antipolitica agli italiani.
E per quanto i suoi oppositori (i maggiori proprio a sinistra) si ostinino a dire di Renzi che sia “un giovane vecchio”, il suo primo valore portante è invece proprio la novità. Una nuova forma di espressione e di linguaggio poltico, rassomigliante più agli sms dei giovani piuttosto che ai poemi ottocenteschi. Un nuovo modo di intendere la politica. Un nuovo modo di “fare” politica. Questo è Ranzi. Novità e cambiamento. Costruendo e non distruggendo.
La rivoluzione di Renzi è la giusta via tra i due opposti estremismi. Gli estremismi del grillismo, da una parte, e della vecchia politica “dei dinosauri” e della casta, dall’altra.

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