Egregio dott. Parenti,
la sua tesi su Renzi difensore dei ceti medi che più di altre classi sociali stanno soffrendo la crisi, non mi convince, perché a difendere i ceti medi sono in tanti, dalle piccole formazioni a Forza Italia , a finire al Pd, dentro il quale troviamo gran parte della tradizione democristiana , una volta ago della bilancia, centro degli interessi moderati di questo paese. E giustamente, come lei ha ben ricordato, la maggior parte dei renziani è rimasta nel Pd, non seguendolo in questa avventura che più che temeraria definirei corsara. Credo che per dare un giudizio “sereno” su Renzi bisogna scandagliare nei suoi discorsi, nelle sue parole, che cambiano secondo le circostanze. L’uomo è volubile, è incostante, mutevole. Da quando ha inizio la sua ascesa politica, da quando cioè era segretario della Margherita fiorentina, legato a Rutelli piuttosto che all’anima dei Popolari, quella della Rosy Bindi, Franco Marini, già segretario della CISL, Pierluigi Castagnetti, Giuseppe Fioroni e Sergio Mattarella. Ed è proprio grazie al suo modo di fare politica, da avventuriero che, dopo cinque anni di Presidente della Provincia di Firenze, approda alla carica di primo cittadino di Firenze dopo un estenuante confronto attraverso le primarie, con diversi personaggi fra cui Lapo Pistelli, di cui era stato portaborse. Sappiamo bene come arrivò a Palazzo Chigi. Lui dice che non fu una manovra di palazzo, ma gli italiani sanno bene che Enrico Letta fu cacciato da Palazzo Chigi. Poi la telefonata di Napolitano dal Colle fino ai mille giorni di governo e di segretario Pd. Poi la sconfitta referendaria sulla riforma costituzionale fino alla debacle delle ultime elezioni politiche. Da semplice senatore di Scandicci preparava da tempo il suo “partitino” ( il sondaggista più benevolo lo quota al 5 per cento), una rottura annunciata da tutta la stampa nazionale, inspiegabile, senza alcuna motivazione. Lo “statista” di Rignano per natura, per indole è insofferente alle regole. Ricorda molto la favola della rana e dello scorpione che a metà percorso in mezzo al fiume infilza il pungiglione sulla schiena della rana, pur sapendo di andare incontro alla morte. E alla rana che gli chiedeva il perché del suo folle gesto risponde “io sono scorpione, è nella mia natura”. Qui c’è la spiegazione: la immutabilità degli istinti umani, comportamenti innati che si trasmettono per via ereditaria. L’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd ha dunque realizzato una modesta forza politica, costituita per ora solo da una transumanza parlamentare che, secondo le intenzioni, si dovrà aprire agli amministratori locali. “Una cosa” che doveva conquistare giovani, donne, lavoratori, imprenditori. E i comitati civici che fine hanno fatto? Insomma il partitino renziano che doveva diventare il “partito della Nazione” rimane circoscritto e poco rappresentativo delle classi sociali e ribalta i vecchi amori del partito a vocazione maggioritaria , puntando ora tutto su una legge elettorale proporzionale. Enrico Letta che lo conosce bene mette in guardia il partito e tutti i dirigenti a non cadere nelle polemiche quotidiane, prevedendo un Vietnam parlamentare con incursioni e attacchi ora al Presidente del Consiglio ora ai suoi ministri. Non avevamo dubbi sul controcanto quotidiano di Renzi, sul suo protagonismo, in cerca di continua visibilità. Abbiamo capito vuole a tutti i costi riprendersi la scena. Insomma un democristiano “sui generis” che non si muove nel solco dei suoi predecessori, maestri di equilibrismo politico e di mediazione.
Salvatore Lagaccia
Leggi l’articolo di Gabriele Parenti

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