E’ diventata una necessità assolutamente urgente e nessuno pare rendersene conto: il varo di un complesso di norme che rendano trasparente e democratica la vita interna dei partiti, dopo la nuova legge elettorale per la Camera e il Senato.
Che è un passo avanti per conferire ai partiti una centralità nuova, dopo le devastazioni provocate dal golpe mediatico-giudiziario dei primi anni novanta. Ma che rischia di rendere i partiti non solo centrali, ma anche soffocanti della sovranità popolare, a causa dell’abolizione del voto di preferenza. Un vero e proprio scippo della sovranità popolare, un commissariamento della democrazia ad opera dei vertici oligarchici dei partiti.
Una abolizione mutuata dalla legge elettorale toscana: e già questo riferimento al cosiddetto modello toscano avrebbe dovuto costituire un deterrente, purtroppo non preso in considerazione.
In occasione delle ultime elezioni regionali in Toscana, i giornali locali si divertirono a pubblicare l’elenco, nome per nome, partito per partito, dei prossimi consiglieri già il giorno dopo la presentazione delle liste. Trenta giorni dopo il responso delle urne confermò le previsioni al cento per cento.
La nuova legge elettorale ha il merito di voltare pagina perché abolisce il sistema maggioritario, dimostratosi inadatto a garantire governi efficienti e a selezionare classi dirigenti adeguate. Ma potrebbe provocare un nuovo rifiuto, dopo quello drammatico dei primi anni novanta, dei partiti. La preferenza è una caratteristica dei sistemi elettorali che prevedono la presentazione di liste di candidati in circoscrizioni più o meno ampie.
Abolirla e, in aggiunta, non risolvere il problema mai affrontato della democrazia interna ai partiti, potrebbe avere conseguenze dirompenti. I padri costituenti elusero deliberatamente il problema : temevano che una regolamentazione potesse provocare ingerenze inaccettabili nella vita interna dei partiti da parte dello Stato. E il fresco ricordo del fascismo e delle limitazioni delle libertà ad esso legate sconsigliavano di correre rischi al riguardo.
Oggi i partiti godono di enormi sovvenzioni, hanno poteri ma non regole, nominano i parlamentari potendo decidere l’ordine all’interno delle liste e presentare le medesime senza raccogliere firme.
La questione delle regole interne non è più rinviabile.

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