I risultati delle elezioni regionali non hanno solo confermato gli equilibri nelle Istituzioni (con la ovvia accentuazione del vantaggio del centro-sinistra rispetto al centro-destra). Stanno anche influenzando le politiche dei partiti e l’equilibrio nei loro rapporti interni.
DS: PAX ARMATA
All’interno del partito più grande, i Democratici di Sinistra, una prima ripercussione si è avuta il giorno stesso dei risultati, con il sindaco di Firenze, Domenici, venuto al quartier generale di Martini a sottolinearne la vittoria. In un partito che conserva ancora i vecchi riti curiali, come ai tempi del PCI, ciò ha un significato. Pace armata, dicono i bene informati, perché ai sentimenti non si comanda e i due certamente non si amano. Ci sarà una gestione unitaria del partito a tutti i livelli: ma questo è anche conseguenza della decisa iniziativa di Fassino tesa a coinvolgere la minoranza interna in vista del voto del 2006. Momentaneamente in difficoltà il gruppo fiorentino raccolto attorno a Graziano Cioni che ha riposto ogni velleità di contrastare la legge elettorale regionale. In difficoltà anche i diessini spuri provenienti da altri partiti come Valdo Spini e Stefano Passigli. Lo scudo di Uniti nell’Ulivo già annacqua le radici comuniste dei DS: inutile pagare due volte.
BONACCIA NELLA MARGHERITA
Bonaccia assoluta nella Margherita: il partito va avanti secondo una tacita suddivisione su due livelli. Il livello delle candidature parlamentari è pertinenza romana e nessuno dalla Toscana osa metterci bocca. Il livello locale è lottizzato con scientifica precisione dagli esponenti regionali, provinciali e comunali. L’anima della vecchia DC non ha preso il sopravvento solo attorno a Berlusconi…
FORZA ITALIA:PAX ROMANA
Gli sforzi di Denis Verdini di diffondere via Giornale la certezza di aver ottenuto un buon risultato cozza contro ogni evidenza ed è rivelatrice di ciò che si sta lentamente muovendo. Qui la pace è veramente agli sgoccioli. Paolo Bartolozzi fino ad ora è stato buono. Ma il momento di difficoltà ormai è alle spalle. L’alternativa a Verdini o è lui o passa attraverso di lui ed il suo gruppo di ex democristiani: l’aretino Zirri, il livornese Provenzali, etc.
Probabilmente si farà sentire anche in questo caso la mano di Roma. Nemmeno Berlusconi vuole affrontare le prossime elezioni con un partito diviso in periferia e si arriverà ad una gestione più partecipata. E già questo rappresenta una vittoria per gli avversari di Verdini.
MATTEOLI NON SI TOCCA
Alleanza Nazionale ha perso un sacco di voti rispetto alle regionali del 2000. Ma gli equilibri attuali non si discutono. Nessuno ha la forza di mettere in discussione Matteoli che, del resto, può contare sull’appoggio di Migliori e la quasi totalità dei consiglieri regionali. Totaro deve crescere ancora…
fonte L’Opinione

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