
È inutile nascondersi dietro un dito: la vera partita politica sulle regionali si giocherà il 23 e il 24 novembre con il voto simultaneo di Campania, Puglia e Veneto.
Tutto il resto: Marche, Calabria e Toscana, è un film già visto con la vittoria a “mani basse” del Governatore uscente qualunque egli sia e qualunque casacca politica indossi. Non è il colore (ovvero, lo schieramento politico) a fare la differenza e neppure la persona, bensì l’impari (meglio, l’incredibile) disponibilità di mezzi tra contendenti.
Altro che il buon governo o l’abilità politica come vorrebbero farci credere, la vera forza consiste nella bocca di fuoco che la macchina regionale può garantire ai candidati uscenti (che da Presidenti si candidano a succedere a se stessi) in termini di comunicazione ma anche di minuta azione amministrativa con miriadi di micro-finanziamenti diffusi su tutto il territorio regionale.
Il resto sono chiacchiere!
Per Campania, Puglia e Veneto invece tutto potrà essere diverso: i Presidenti uscenti non potranno ricandidarsi e la qualità dei contendenti, la conoscenza del territorio e la credibilità dei rispettivi progetti politici potranno essere davvero determinanti.
Dunque, il vero banco di prova per il Governo ma anche per l’opposizione che attualmente governa due delle tre regioni che andranno al voto, si aprirà alle ore 7 di domenica 23 novembre per chiudersi alle ore 15 del giorno seguente.
Quella sarà la prova del nove per tutti! Allora, non ci saranno più alibi e chi avrà filo da tessere lo dovrà dimostrare sul campo.
Un campo che fino a qualche giorno fa, ovvero ad appena cinquanta giorni dall’apertura delle urne, vedeva in campo solo metà dei giocatori; l’altra metà -ovvero i candidati del centrodestra – non c’erano con grave oltraggio per il confronto democratico ma soprattutto con una forte mancanza di rispetto per gli elettori che si troveranno a votare candidati per buona parte sconosciuti se non -come è accaduto anche questa volta- catapultati da Roma.
Sale sulla piaga della partecipazione e nutrimento per un astensionismo che si fa sempre più “rivoluzione silenziosa”.
Dunque nulla è perso e nulla è ancora vinto per nessuno: la partita è totalmente aperta e la si giocherà al sud come all’estremo nord: nei feudi di Luca Zaia in Veneto, Michele Emiliano in Puglia e del super condottiero Vincenzo De Luca in Campania.
Un voto pesante che sarà giudice di alcune leadership come dei più traballanti equilibri interni alle coalizioni.
Daniele Marchetti

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