Cari amici,
ai referendum di domenica 12 giugno sarebbe bene andare a votare.
Ricordava il Corriere della Sera che il primo acquedotto pubblico fu costituito
a Milano nel 1888, con una delibera che così recitava: “l’acqua è un servizio
determinante per la vita e la salute dei cittadini, pertanto non può essere gestita
da chi può trarne profitto”. Sindaco Gaetano Negri, della Destra Storica dell’Italia
liberale.
Il liberalismo di cui molti – troppi – parlano oggi è un falso liberalismo:
pensate alle privatizzazioni: in teoria sarebbero coerenti con il metodo liberale ;
nella realtà, nella nostra realtà italiana di questo ultimi dieci – venti anni, le
privatizzazioni sono state la negazione – violenta – del metodo liberale; ed hanno
portato, contrariamente a quello che avrebbero dovuto, peggioramento dei
servizi e aumento dei costi; lasciando, oltretutto, campo libero alle speculazioni
di ogni peggior genere.
Leggete, vi prego, i link che mi permetto di inviarvi ; in particolare le considerazioni
dell’amico Alberto Lopez, che ha seguito con attenzione e con passione l’intera
vicenda . E, sempre se mi posso permettere, andate – vi prego – a votare.
E, ancora se mi posso permettere, se siete d’accordo con Alberto Lopez e con me,
votate SI’.
Grazie, ad ogni buon conto, per l’attenzione.
Con un caro saluto.
Adalberto Scarlino
PIOVE. GOVERNO LADRO? del 21 febbraio 2011
IL PLI CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI ILLIBERALI del 7 giugno 2010
IL NOSTRO MURO? UNA DEVASTANTE CULTURA ANTI-INDUSTRIALE del 23 maggio 2011

Caro Scarlino,mi sembra che la questione dei referendum sia messa su di un piano sbagliato . Sai meglio di me che ,privato o pubblico,il nostro sistema è solo un poltronificio osceno ,come dimostra Publiacqua ,con un presidente che non è un manager, ma un trombato riciclato.
Il giorno che verrà presentata una norma che preveda e consenta una gestione funzionale ed onesta (questa la vera liberalizzazione , non il richiamo ad una etichettatura partitica ) dei servizi ,starò con una tenda ad aspettare l’apertura delle urne ,per andare a votare per primo. In tutto questo mangia-mangia ( non meno osceno del bunga-bunga) ,consentimi di rivendicare il diritto di fare quello che mi pare !( più liberale di così….)
L’osservazione di Andrea Viero ha il pregio di aver colto il nocciolo della questione: quale sia la modalità che offre maggiori garanzie per i cittadini. Anche in paesi più seri come l’Inghilterra le authorities hanno più volte denunciato il gestore privato dell’acqua. Il ritorno di Parigi e Berlino dopo anni di gestione privata a quella pubblica testimoniano che anche altrove, in paesi molto più attenti alle regole, la modalità di gestione privata non si sia rivelata la meno peggio nel garantire il servizio ai cittadini.
Per restare alla realtà italiana, invece, forse, vale la pena riportare qualche dato al fine di essere più chiari.
In Toscana i servizi idrici sono già gestiti da società miste pubblico-private (senza che peraltro l’annoso problema del poltronificio sia stato risolto, anzi nientemeno che il presidente di Publiacqua spa, Erasmo de Angelis è in quota Pd). Tutte queste società chiudono il 2010 in attivo. In particolare Publiacqua spa con un utile netto di 14,7 mln di euro e Acque spa di 12,6 mln. Che equivalgono ad un rendimento intorno al 9%. La norma nazionale attualmente in vigore garantisce al gestore che la tariffa sia tale da assicurare una remunerazione sugli investimenti pari al 7%. Questo significa che le tariffe sono state troppo alte oppure gli investimenti troppo bassi rispetto alle previsioni. In entrambi i casi il regolatore ha fallito. La fonte? Luciano Baggiani, presidente Associazione nazionale Autorità e Enti di ambito! (pubblicato il 21/5/11 sul Corriere della Sera edizione fiorentina).
I rendimenti delle società di gestione sono ben al di sopra della media della borsa di Milano, mentre le inefficienze e i disservizi sono restati inalterati, come testimoniato dai toscani che questi referendum abrogativi li hanno firmati con una partecipazione di gran lunga superiore alla media nazionale.
In Toscana la spesa è di 248 euro per 120mc/anno ed in 8 anni ha subito un aumento del111%. A Latina la gestione è in mano alla multinazionale francese Veolia dove si sono registrati aumenti delle tariffe del 300% e dove le perdite sono rimaste al di sopra del 60 % addirittura più della media nazionale!!.
Io non so come andranno le cose in futuro (ma non lo sa nemmeno chi è favorevole alle norme attualmente in vigore) ma so come è andata a finire l’approvazione dell’ultimo piano tariffario di Publiacqua con quest’ultima ( il controllato) che diffida il controllore che a sua volta aveva contestato alla spa di gestione il mancato rispetto degli standard di servizio nel rapporto con gli utenti inviando una sanzione di 2,6 mln di euro. Ed il cda dell’Ato che fa verbalizzare la richiesta di un esposto alla Corte dei conti, in cui si contestano cospicue voci di spesa che nulla hanno a che vedere con il miglioramento della rete: 16 mln aggiornamento software, 3 mln pubblicità, 2 mln consulenze. Querelle che nel frattempo finisce nei costi della bolletta degli utenti. Tutto questo per dire che in una vera liberalizzazione gli organi di vigilanza a tutela dei cittadini dovrebbero essere garantite ex ante (come conditio sine qua non) e non ex post, come è avvenuto fino ad oggi con i provvedimenti assunti sia dai governi di centrodestra che da quelli di centrosinistra, dove si è intervenuti tardivamente e malamente. E l’attuale Governo non sembra di certo offrire maggiori garanzie.
Carissimo Adalberto
anch’io preferirei che un bene pubblico per eccellenza, come l’acqua, restasse pubblico. Sento, su questo argomento, buone ragioni da entrambe le parti, ma nessuna che ponga l’attenzione sul VERO problema: come anche per le centrali nucleari il problema è il CONTROLLO, non la “veste” che copre la gestione. Che sia pubblica o privata, chi garantirà mai il cittadino sulla tutela dei suoi intressi e della sua salute?
Questo, secondo me, è il problema dei problemi. In altri paesi, dove i controlli sono più seri che in Italia, non mi risultano problemi, ne’ nel caso della gestione pubblica, ne’ nel caso di quella privata.