In politica quando una proposta raccoglie consensi da tutte le parti è sempre bene non fermarsi alla prima impressione e andare a vedere come stanno davvero le cose. Un po’ come quando ci vogliono vendere qualcosa ad un prezzo eccessivamente scontato.
Questa buona norma è bene tenerla presente di fronte agli evviva bipartisan che hanno accolto la presentazione dei quesiti referendari in materia elettorale.
I quesiti sono tre, ma in realtà le modifiche che si avrebbero tramite l’abrogazione delle parti della legge sottoposte a referendum sono soltanto due.
La prima è che la maggioranza dei seggi (alla Camera e al Senato) andrebbe non alla coalizione ma al singolo partito che prende più voti. La seconda modifica non consentirebbe di candidarsi in più circoscrizioni come invece è accaduto (scandalosamente) alle ultime elezioni.
E’ la prima modifica, quella sul riparto dei seggi, che trova fortissime sponsorizzazioni in entrambi gli schieramenti. Il motivo è presto detto: il Partito Democratico (sul versante del centro-sinistra) ed il Partito delle Libertà (di centro-destra, cui aspirano Forza Italia e AN) nascerebbero perché la legge elettorale li renderebbe convenienti: con il forcipe, per rubare una definizione usata dal prof. Paolo Armaroli, in occasione del dibattito sui sistemi elettorali che si è tenuto a Firenze per iniziativa del Gruppo dei Centouno.
Poco male se la convenienza per i fautori dei due partiti coincidesse con la convenienza per il Paese. Poco male, cioè, se le modifiche portassero ad un vero bipartitismo, che può piacere o meno, ma è pur sempre un sistema ben definito.
Purtroppo le cose non andranno così. E’ facile prevederlo sulla base della passata ma recentissima esperienza ed anche perché tornano ad aggirarsi gli stessi stregoni che tanti guai ci hanno già procurato, a cominciare da Mariotto Segni..
Prima della legge elettorale approvata lo scorso anno dalla Casa delle Libertà che reintroduceva il proporzionale con premio di maggioranza alle coalizioni, si votava con un sistema misto. Tre quarti dei seggi venivano assegnati col maggioritario in collegi uninominali; il resto veniva distribuito proporzionalmente ai partiti che avessero superato lo sbarramento del 4%.
Nei dieci anni di vita di questo sistema si sono arrivati a contare fino a 44 tra partiti e gruppi parlamentari. Di questi, solo 5 (DS, Margherita, Rifondazione, Forza Italia e AN) superavano la soglia di sbarramento, ovvero il 4%.
Ciò significa che la proliferazione non era data dalla presenza del sistema proporzionale, nel quale ogni partito si presentava per proprio conto. Al contrario, era determinata dal sistema maggioritario, nel quale i piccoli partiti sfruttavano il loro potere di far pendere la bilancia da una parte piuttosto che dall’altra.
E’ esattamente ciò che si verificherebbe se andassero in porto i nuovi referendum. I partiti confluirebbero per dar vita ad un listone in grado di guadagnarsi il “premio”. Ogni partito, in questa fase , farebbe pesare la propria indispensabilità a conseguire il risultato e, poi, tutti tornerebbero a litigare. Come prima e più di prima.
E il fatto che nessuno parli di reintrodurre la preferenza, cioè di far pesare almeno un po’ le scelte degli elettori, significa che le oligarchie non vogliono intromissioni!
REFERENDUM SULLA LEGGE ELETTORALE: SARA’ PEGGIO DI ORA
Non è vero che porteranno al bipartitismo. I partiti si uniranno in un’unica lista dopo aver contrattato duramente il proprio peso. Poi torneranno a dividersi. E’ già successo con il Mattarellum. Proprio per meglio contrattare nessuno parla di reintrodurre la preferenza!

Anche io concordo pienamente con quanto ha sostenuto l’amico Cariglia. Mi permetto di aggiungere soltanto alcune piccolissime puntualizzazioni. La riprova a quanto ha sostenuto Cariglia trova conferma nella stana figura degli imbucati che si sono verificati alle ultime elezioni e cioè candidati che, consapevoli dell’incosistenza del loro movimento, si fanno candidare nelle liste degli altri partiti per eludere una ridicola soglia di sbarramento ( fratelli Craxi docet). Se mi si permette di indicare un sistema elettorale per il nostro paese, indicherei con favore il modello spagolo: proporzionale con circoscrizioni piccole dove il quaoziente elettorale è talmente alto che spesso è ancor più efficace delle soglie. Grazie
Concordo pienamente. E pensare che basterebbe un proporzionale puro(senza inutili premi di maggioranza..)con sbarramento al 5% e con le preferenze per avere un sistema sia rispettoso della volontà degli elettori e della storia politica italiana, sia garante di governabilità perchè si avrebbero meno partiti e coalizioni più omogenee. Con un sistema simile secondo me si arriverebbe ad una sistema politico di stampo europeo con una sinistra verde e postcomunista, un partito socialista o socialdemocratico legato al PSE, un partito liberale-repubblicano legato al ELDR ed uno popolare legato al PPE. Partiti personali e regionali alla fine sarebbero costretti a sparire e ci sarebbe finalmente il ritorno della Politica. Ma essendo tutte considerazioni di buon senso politico nei fatti assisteremo a nuove leggi elettorali sempre più folli e distorcenti della realtà politica italiana.