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Referendum per l’Autonomia, un raggiro per i Lombardi

Un referendum che ha solo finalità preelettorali, soprattutto per la pausa sovranista che impone la ‘dèbacle’ di madame Le Pen.

di Mimmo Merlo | 22 Maggio 2017

Il 22 ottobre, Roberto Maroni vorrebbe chiamare i cittadini lombardi votare per esprimersi sul seguente quesito referendario: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel  quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”. Sarebbe un referendum consultivo, privo di qualsiasi effetto cogente, la cui prospettiva non può che essere quella di un confronto con Governo e Parlamento per convenire sulle finalità e trovare il punto di equilibrio nel complesso sistema istituzionale e pubblico che da decenni attende il coraggio di una necessaria riforma. Infatti il successivo articolo 117 recita ‘… forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 ‘….. possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti,  sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata’; il vuol dire che senza una doppia maggioranza assoluta, al Senato e alla Camera, nulla potrà mai  essere attuato. Ma Maroni è molto esplicito, non chiede rimozioni di concorrenze legislative tra Stato e Regione, e tanto meno il rafforzamento di deleghe mirate, va subito al sodo, vuole solo più soldi, e il voto dei lombardi, inevitabilmente positivo, dovrebbe gonfiare le vele della sua iniziativa politica, guarda caso alla vigilia di elezioni nazionali e soprattutto regionali. Seppur la Costituzione recita che, ‘ Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato’, dopo oltre un quarto di secolo di Governo, il bilancio di proposte e iniziative legislative per un processo di maggior autonomia per la Regione Lombardia stanno a zero. Nessuna riforma per quanto riguarda i comuni, e la ripetitività delle loro funzioni, nessuna visione o iniziativa utile  a sostegno della Città Metropolita di Milano, indispensabile per la Lombardia, che suscita interessi aggregativi di più di un comune ubicato fuori dal perimetro della provincia di Milano. ‘Sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze’, recita la Costituzione ma nulla è stato mosso e fatto. Infine, per concludere l’articolo  119 della Costituzione, pone dei paletti ben precisi, in merito all’autonomia fiscale ‘ I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea’. In sostanza un Referendum senza prospettive immediate se non quello di mascherare il fine principale, ovvero di indicare un responsabile, a giustificazione delle proprie manchevolezze alla vigilia delle scadenze elettorali, un vero e proprio raggiro per i lombardi, che una volta riscontrato l’inutilità del loro voto, non potranno che aumentare il loro discredito per istituzioni e partiti. Un referendum, quindi, che ha solo finalità preelettorali, soprattutto per la pausa sovranista che impone la ‘dèbacle’ di madame Le Pen, e il tentativo di riproporre la solita versione di federalismo cialtrone, già peraltro assai sacrificato nella lunga stagione di partecipazione al governo della Lega. Il Governo, ha di recente confermato, la propria disponibilità ad aprire verifiche e forse trattative in direzione di una più efficiente autonomia, parrebbe il minimo, verificare disponibilità e limiti, prima di indire un Referendum, che ha tutta l’evidenza di una crisi di classe dirigente, che abdica al proprio ruolo di governance e di iniziativa legislativa per affidarsi all’emotività di una popolazione già sufficientemente impaurita per un futuro che le sfugge, e che è costretta a ad assistere che la classe dirigente che dovrebbe ridurre se non rimuovere le paure, le cavalca in modo demagogico.  Ma l’autonomia è cosa seria, che non può e non deve essere lasciata manipolare e ancor più strumentalizzare da una classe dirigente priva di visione che non comprende le dinamiche in atto, che sono sempre più senza delimitazioni e confini. Parafrasando l’economista, premio Nobel Joseph Stiglitz, non possono esistere soluzioni univoche sia per la gestione di una moneta comune e sia per l’organizzazione delle governance, territoriali, per le molteplici diversità economiche, culturali e filosofiche e ricondurre il tutto a uno, penalizza tutti. Affrontare la fondamentale esigenza di maggiore autonomia, con Governo e Parlamento, ma anche all’interno della nostra Regione, non può prescindere da questo principio, che in una dimensione globale e cosmopolita, diventa sempre più un postulato. Milano è la sola ‘capitale globale’ del nostro Paese, il suo ‘globale’ deriva da una serie di eclatanti risultati, dal successo transnazionale di EXPO e di una città che intelligentemente lo ha assecondato, da un sistema culturale e scientifico in continua evoluzione positiva, diventata un magnete attrattivo di una gioventù anch’esse globale che ne incide positivamente sulla composizione demografica, un sistema produttivo e di servizi da tempo impegnato nell’innovazione di prodotto e soprattutto di processo che non si astrae da un maggiore impegno civico e sociale, una cultura della solidarietà rara, che concorre in positivo ad alimentare ed incoraggiare il senso civico della comunità, e soprattutto la permeabilità al fare e all’intraprendere che le consente di essere sempre affacciata verso il nuovo. Autonomia vuol dire la volontà di mettere a terra tutta questa potenzialità, di renderla a fattor comune per i territori della Lombardia e soprattutto aiutare il sistema Paese, sia dal punto di vista imitativo, in termini di riforme per il governo territoriale, e sia per la contribuzione in termini di crescita economica. Autonomia, vuol dire non poter più attendere il ’Godot’ di una Riforma Istituzionale Globale, la riorganizzazione Istituzionale in Lombardia  non può prescindere dalla diversa missione delle governance, tra aree altamente urbanizzate,  aree a vocazione agricola e aree a vocazione manifatturiera, la Città Metropolitana di Milano deve rappresentare il punto nodale di una volontà di cambiamento, la centralità delle risorse per rinnovare e modernizzare la qualità della democrazia, non può che essere la conseguenza di due esigenze, un maggior ritorno della raccolta fiscale dove è stata generata,  e soprattutto col risparmio, assolutamente possibile nell’era del digitale evoluto, ottenibile dalla riorganizzazione di funzioni e servizi, che partendo dalla vera costruzione della città metropolitana di Milano , possano indurre ad una vera riforma delle istituzioni territoriali lombarde.  La pedissequa duplicazione di funzioni in ogni comune,  ed anche la riduzione del loro numero, il superamento di ogni sovrapposizione di responsabilità tra i diversi livelli istituzionali contribuirebbe a generare risorse reimpiegabili con maggiore produttività funzionale e sociale e contribuirebbe a porre fine all’estendersi della mala pianta della burocrazia, forse il più ingombrante per il fere e per il fare bene.
L’autonomia è sfida la politica che riguarda la responsabilità e la qualità delle governance in una congiuntura complessa dominata da paure e sfiducia nei confronti delle istituzioni, un binomio che se lasciato a sé stesso, costituisce una pericolosissima miscela che, come storia insegna, può deflagrare in qualsiasi momento. Autonomia è esigenza di maggiore responsabilità, di chi vuol fare in contrapposizione a chi vuol solo dirigere, ed è per questo che l’esigenza di rinnovamento del processo della governance,  e della democrazia non può che vedere in prima fila i sindaci dei comuni, i più coinvolti nella dinamica di una società sempre meno condizionata dai limiti territoriali, e sempre più permeata dalla ‘velocita’: della comunicazione, della mobilità e conseguentemente delle decisioni, la velocità che è  la nuova unità di misura che scandisce il nostro tempo. Non è una questione ideologica, è una questione di responsabilità che dovrebbe qualificare la classe dirigente.

Mimmo Merlo   (lavocemetropolitana.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: classe dirigente, costituzione, crisi, democrazia, diversità, elezioni, federalismo, finanziaria, futuro, governance, governo, joseph stiglitz, lega, lombardia, maroni, merito, milano, parlamento, premio nobel, processo, punto di vista, referendum, regione lombardia, riforme, soldi

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