• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Referendum ieri e oggi: dalla scelta tra monarchia e repubblica alla riforma costituzionale

di Alberto Lopez | 27 Giugno 2016

Sabato 18 giugno si è tenuto il convegno “L’Italia e il Referendum: Monarchia o Repubblica” presso la sede fiorentina della Massoneria toscana del Grande Oriente d’Italia (G.O.I.) a Borgo Albizi, sotto l’egida del Collegio circoscrizionale della Toscana presieduto da Francesco Borgognoni e con l’avvallo del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri. A fare gli onori di casa il Maestro Venerabile Simone Menicucci della loggia Citius (825) di Firenze, cui si deve l’iniziativa di questo incontro, al quale ha preso parte anche il Gran Maestro del G.O.I. Stefano Bisi. Il convegno, come ricordato da Bisi, si inserisce nell’ambito più vasto di una serie di iniziative culturali promosse dalla Massoneria e svolte con continuità dall’inizio dell’anno in località particolarmente significative del territorio nazionale per celebrare i settanta anni della Repubblica in modo che non fosse meramente retorico. A tal proposito sono intervenuti Fabio Bertini (“Il 1946: un approdo dell’emancipazione femminile”), Ariane Landuyt (“Le donne al voto”), Giovanni Morandi (“Stato e confessioni religiose”) ed Antonino Zarcone (“Forze armate e scelte di fedeltà allo Stato”) moderati da Adalberto Scarlino. Non è mia intenzione dare un resoconto dettagliato dei contributi, ma richiamarne solo alcuni passaggi come pretesto per riflettere insieme, con uno sguardo rivolto al presente, su quegli eventi che il 2 giugno 1946 portarono gli italiani a scegliere la forma di governo a ridosso dei tragici eventi del secondo conflitto mondiale. Nell’introduzione Scarlino ha ricordato, fra le tante, come il diritto che ha permesso per la prima volta nella storia nazionale la partecipazione delle donne al voto sia stato riconosciuto con un decreto luogotenenziale del gennaio 1945 (infatti, è dal 5 giugno 1944 che Umberto di Savoia ricopriva la carica di luogotenente del Regno). Una concessione calata dall’alto per misconoscere i meriti delle donne, come sostenuto da Landuyt, oppure, una testimonianza di accortezza da parte di colui che, come avremo modo di verificare, all’epoca si dimostrò il più assennato in casa Savoia? Sull’esito del referendum, invece, Scarlino ha rammentato come questo potesse essere stato alterato dalla presenza di brogli elettorali, avvalorati non fosse altro che da una dichiarazione impudente dell’allora ministro della Giustizia Palmiro Togliatti: «è stato un parto difficile che ho voluto aiutare». Aggiungo che persino gli americani (che, a differenza degli inglesi, erano filorepubblicani) di primo acchito erano dell’avviso di ripetere la consultazione, ma furono riportati su più miti consigli dalla ferma opposizione di Alcide De Gasperi (dal 10 dicembre 1945 a capo di un governo di unità nazionale che includeva tutti i partiti del C.N.L.). D’altra parte, il presidente della Corte di Cassazione, Giuseppe Pagano il 18 giugno 1946 si espresse a favore delle richieste dei ricorrenti monarchici, ma si rimise alla decisione della maggioranza del collegio che si orientò in senso contrario. Ma su tutte le ragioni che potevano mettere in discussione la validità del voto, che comunque non erano in misura tale da ribaltarne l’esito, valse la consapevolezza da parte del “re di maggio” (Vittorio Emanuele III il 9 maggio del ’46 abdicò a favore del figlio Umberto) che la repubblica poteva permettersi di vincere di misura, mentre la monarchia sarebbe stata legittimata solo se avesse vinto con una larga maggioranza. E ciò non è stato. Di qui la partenza dall’Italia di Umberto II il 13 giugno, prima che il risultato dei ricorsi fosse noto ed il passaggio anticipato dei poteri al presidente del Consiglio dei ministri facente così funzioni di capo dello Stato. Fu colpo di Stato? Si è chiesto Scarlino. Sta di fatto che fu proprio un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica del luglio del ’46 a riconoscere che De Gasperi deteneva tali poteri (quindi, in modo legittimo) solo a partire dal 18 giugno. Nello specifico del referendum, Bertini si è felicitato del risultato, in quanto solo con la repubblica si è portato a pieno compimento il processo di democratizzazione delle istituzioni e della società e la conquista in modo stabile di quei valori che dal Risorgimento al ’46 furono dapprima conquistati, poi perduti ed, infine, riappropriati. Del tormentato cammino di emancipazione femminile per i diritti civili e politici di cui Bertini ci ha dato un resoconto puntuale mi preme sottolineare come nella penisola questo processo abbia preso l’avvio con la partecipazione delle donne ai movimenti di lotta unitari del Risorgimento (di cui i partiti laici sono stati colpevolmente dimentichi in seguito, quando ci fu da prodigarsi per un pieno riconoscimento dei diritti e degli spazi che le spettavano nella società, come correttamente ha ricordato da Landuyt) e come le organizzazioni femminili fossero coese in un più vasto movimento di dimensione internazionale legato alla promozione della pace. Dimensione che persero solo alla vigilia del primo conflitto mondiale visto, con estremo pragmatismo, come opportunità per il riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Dell’intervento di Landuyt, che ha proseguito il racconto del processo di legittimazione avviato da Bertini, aggiornandolo al dopoguerra fino ad anni più recenti, mi limito a ricordare qualche cifra già di per sé molto eloquente: la partecipazione femminile al voto del 2 giugno fu al di sopra di ogni aspettativa e al sud fu superiore di circa il dieci per cento rispetto al nord; su 505 componenti dell’Assemblea costituente solo 21 furono le donne elette, di riflesso al numero limitato delle candidate presenti nelle liste elettorali. Della commissione dei 75, istituita per rendere fattibili i lavori di stesura, 5 furono le donne designate, mentre nessuna fece parte dei 18 estensori. Fino al ’61 i concorsi in Magistratura erano interdetti alle donne e la loro partecipazione politica fu pervicacemente osteggiata. Solo a partire dal ’75 questa tendenza incominciò ad invertirsi. Di seguito Morandi che, al di là di ogni controversia sul risultato referendario, ha giudicato meritata la vittoria della repubblica, mentre quella della monarchia non la sarebbe stata comunque a causa delle sue compromissioni con il fascismo. Quindi, si è interrogato su quanto la repubblica sia stata fedele al mandato costituzionale di garantire la laicità dello Stato e l’indipendenza dalla Chiesa cattolica, notando, per inciso, come all’epoca, Eugenio Scalfari, che fu poi il fondatore de “la Repubblica” , votò per la monarchia ritenendo – forse non con tutti i torti? – che sarebbe stata capace di contrastare più efficacemente l’influenza vaticana. Per cercare di dare una risposta Morandi ha portato due esempi: la successione di sentenze contraddittorie sulla questione del crocifisso nelle aule scolastiche seppur marginale dà, comunque, una misura di quanto sia ancora irrisolto il problema dell’autonomia Stato – Chiesa e l’elargizione dell’otto per mille, che per anni è stato attribuito solo alla Chiesa cattolica, di cui continua ad avvantaggiarsi, con una ripartizione di favore delle quote dei contribuenti che non si esprimono, beneficiandone in proporzione alle percentuali di coloro che si sono espressi, per concludere con un celebre passo di Orwell:« Tutti sono uguali, ma c’è qualcuno che è più uguale degli altri». Infine, ha chiuso Zarcone il cui intervento si è incentrato sul fatto fondamentale che le forze armate avevano prestato giuramento di fedeltà non solo al re, ma anche alle leggi in vigore, pertanto, le ragioni dello Stato sarebbero prevalse sul resto, fugando così ogni dubbio su quale sarebbe stato il loro comportamento nel caso in cui il re si fosse opposto all’esito definitivo della consultazione popolare. A questo punto vale la pena ricordare questi risultati: 12.718.641 voti per la repubblica e 10.718.502 voti per la monarchia, con una netta polarizzazione dei risultati fra il nord, dove prevalse la prima ed il sud, dove le parti si invertirono. Ma come spiegarsi un simile risultato con il distacco consentito dalla distanza da quei fatti? Ovviamente fu una molteplicità di eventi che contribuì a maturarne l’esito, ma, a mio avviso, fra questi, quello che lo fece in misura maggiore per gli italiani di allora, tra il ’43 e ciò che seguì fino alla conclusione della guerra, non fu tanto la compromissione del re con il fascismo che non si oppose alle modifiche liberticide dello Statuto albertino e neppure la sua fuga a Brindisi, anche perché era impensabile che questi potesse restare a Roma (il principe Umberto voleva rimanere, ma dovette scontrarsi con l’intransigenza della famiglia) con il rischio più che concreto che potesse essere catturato dai nazisti (i tedeschi imprigionano il re che a sua volta aveva fatto arrestare il duce: la situazione sarebbe stata comica, se non fosse stata tragica) tanto più che, nel caso che il governo Badoglio avesse accettato il piano di difesa di Roma sostenuto dagli americani, anche quest’ultimi ne avevano previsto l’allontanamento, offrendo a Vittorio Emanuele III l’amministrazione di Palermo già sotto il controllo angloamericano, quanto, piuttosto, quei 45 giorni di indecisione intercorsi dalla destituzione di Mussolini, avvenuta il 25 luglio e l’8 settembre, data dell’armistizio, per i gravi effetti che ebbe in seguito sulle forze armate e la popolazione civile, soprattutto del centro – nord. Infatti, mentre il sud fu liberato in tempi relativamente molto più brevi, nel resto dell’Italia gli effetti di quelle decisioni mancate ebbero tutto il tempo di farsi sentire sulla pelle degli italiani. Come potevano, il re ed il suo governo, sperare di risolvere in maniera incruenta l’alleanza con i tedeschi e guadagnare l’uscita dal conflitto quando ormai l’Italia, spezzata in due, era già teatro di sanguinose battaglie? Occorreva il coraggio di guardare in faccia la realtà ed assumersi la responsabilità delle decisioni che andavano prese impartendo ordini chiari alle forze armate, come era stato inizialmente deciso con le direttive della “Memoria 44 O.P.”, elaborato dal Comando supremo delle forze armate italiane, che attendeva solo la trasmissione dell’ordine operativo. Invece, temendo le ritorsioni naziste che, comunque, ci sarebbero state, gli italiani furono lasciati da soli a decidere. In seguito, mentre, al sud un ricostituito esercito regio partecipò al fianco delle forze angloamericane alla lotta di liberazione, dove, in più occasioni si distinse per il suo coraggio Umberto («continuamente travagliato dal sentimento della necessità di riparare al danno arrecato all’Italia dall’alleanza di Hitler con Mussolini. Più di una volta mi attraversò l’idea che, come rappresentante di Casa Savoia, non solo egli fosse pronto a morire in battaglia, ma che si esponesse volontariamente alla morte», dalle memorie del generale Mark Wayne Clark, comandante della V armata americana), al nord e all’estero tanti soldati furono costretti alla prigionia – o peggio condotti alla morte – , alla diserzione, alla lotta partigiana o all’adesione alla repubblica di Salò. Il centro-nord patì le sofferenze e le atrocità dell’occupazione nazi-fascista, mentre al sud si respirava già aria di libertà e si ricomponevano alla luce del sole i partiti soppressi durante il ventennio fascista. Si aggiunga, infine, come fattore particolarmente rilevante, il diverso sviluppo industriale del nord, dove potevano avere più presa le aspirazioni repubblicane di matrice comunista e, viceversa, al sud una società più conservatrice che, invece, temeva proprio una deriva sul modello sovietico. Adesso, però, non si cada nell’equivoco di considerare queste come considerazioni fini a se stesse, avulse dalla realtà. Piuttosto, è proprio vero il contrario: solo attraverso il confronto delle opinioni e la rielaborazione personale che si dà uno spessore alla realtà che, altrimenti, rischia di appiattirsi in un eterno presente ed in semplificazioni stereotipate che ci impediscono anche di interpretare consapevolmente l’attualità in cui siamo chiamati a fare delle scelte individuali e collettive, come in occasione del referendum costituzionale del prossimo autunno. E quanto accaduto settanta anni fa ci suggerisce, in primo luogo, l’importanza, testimoniata in particolare dalle donne, della partecipazione che è una conquista pagata a caro prezzo ed in secondo luogo, di informarsi sui fatti. Qui vorrei solo accennare ad una questione di metodo, ricordando come allora decisero che la Costituzione dovesse essere scritta da un’assemblea rappresentativa della volontà popolare e, quindi, inevitabilmente eletta in modo proporzionale e svincolata dalle sorti del governo in carica. Oggi, invece, di fronte a quella che è una riforma e non un semplice aggiornamento, si è deciso di procedere per via di un Parlamento eletto con un sistema maggioritario sul quale la Corte costituzionale ha espresso una sentenza di incostituzionalità.

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: adalberto scarlino, alcide de gasperi, amministrazione, anni, assemblea costituente, battaglia, capo dello stato, chiesa, chiesa cattolica, comandante, commissione, considerazioni, consiglio dei ministri, consultazione, corte costituzionale, costituzione, de gasperi, estero, fascismo, figlio, fini, fiorentina, firenze, forze armate, governo, massoneria

Info Alberto Lopez

Laureato in Fisica è stato segretario provinciale fiorentino del PLI (2010-12). Socio del Circolo Culturale Piero Gobetti di Firenze fa parte del Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?
  • Leone Vincenzo su La vergogna al potere: chi tratta le donne come oggetti non merita un solo voto

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti