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Referendum costituzionale, che cosa votare? Le ragioni del “no”

Le ragioni dei contrari che voteranno “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre.

di Andrea Signorelli | 31 Ottobre 2016

C’è una cosa su cui i sostenitori del “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre e la maggior parte dei sostenitori del “sì” sono d’accordo: la riforma del Senato è pasticciata, scritta male, difficilmente comprensibile soprattutto nella parte in cui si indica la modalità con cui verranno nominati/eletti i futuri “senatori part-time”. Su questo, più o meno, sono tutti della stessa opinione, varia la gravità che si attribuisce a questo aspetto.

Quello che invece i contrari alla riforma ritengono il punto più importante per manifestare contrarietà è il cosiddetto “combinato disposto” (una di quelle formule con cui la sinistra del Pd riesce a sentirsi intellettualmente superiore senza rendersi conto di rendersi incomprensibile alla maggioranza degli elettori), di che si tratta? Il punto è che la riforma del Senato, a meno di modifiche per ora solo promesse, va di pari passo con la legge elettorale Italicum.

Le due riforme, unite, farebbero sì che in seguito alle elezioni, un solo partito (visto che il premio di maggioranza va alla lista) conquisterebbe il premio di maggioranza ed esprimerebbe quindi il primo ministro. La riforma del Senato invece farebbe sì che questo primo ministro espresso da un solo partito avrebbe in mano una salda maggioranza nell’unica camera del Parlamento con pieni poteri. Sempre per via della riforma costituzionale, le leggi di emanazione governativa (quindi riconducibili al premier e/o ai suoi ministri) avrebbe una via preferenziale rispetto alle norme di emanazione parlamentare, con tanti saluti alla separazione dei poteri che vorrebbe il governo essere un mero esecutore delle leggi, tutte fatte e discusse dal solo Parlamento. Se a questo ci si aggiunge che la riforma del Titolo V riporta molte leggi oggi di appannaggio delle regioni in mano allo Stato, ecco che il gioco è fatto: il premier e il governo hanno decisamente troppi poteri.

Riassumendo: un solo partito esprime il primo ministro, che governa una sola camera e le cui leggi hanno una corsia preferenziale. Sbaglia chi urla alla dittatura, ma di sicuro in Italia non siamo abituati a un premeriato così forte. E comunque si tratta di una riforma diversa da quella presidenzialista che avrebbe voluto l’ex Popolo delle Libertà, perché in questa, al primo ministro, manca la fondamentale capacità di sciogliere le camere, che resta al presidente della Repubblica. Ci sono anche altri aspetti che si potrebbero guardare, ma la principale ragione della contrarietà dei sostenitori del “no” sembra proprio essere il fatidico “combinato disposto”.

Andrea Signorelli   (polisblog.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: elezioni, governo, italia, Le ragioni del NO, legge elettorale, parlamento, pd, presidente della repubblica, referendum, repubblica, riforme, separazione

Info Andrea Signorelli

Messa in tasca la laurea in Comunicazione Politica alla Statale, ho iniziato a lavorare saltando da un posto all’altro nelle veci di giornalista, redattore, editor, web-editor, blogger: l’importante è che abbia a che fare con la parola scritta.

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