• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Reddito di cittadinanza e il tramonto di un’illusione

Il fallimento di chi ha preteso di collegare e risolvere con uno sconnesso atto legislativo, povertà, lavoro e supporto economico non inficia la validità di un utile strumento di politica sociale, tutto da modellare.

di Vincenzo Olita | 21 Novembre 2021

L’introduzione di un Reddito minimo garantito avrebbe dovuto essere accompagnata da una semplificazione e razionalizzazione del welfare e da concrete politiche del lavoro, non ispirata dall’ingenua visione della realtà dei 5Stelle.

La stessa retorica denominazione di Reddito di cittadinanza presupponeva una confusa connotazione dell’iniziativa di un governo che, per sua origine e natura, di per sé era certamente ambiguo e disorganico. La cittadinanza attiene a un rapporto giuridico, e se si vuole morale, tra individuo e Stato, non certo a un sostegno economico.

La necessità di un reddito minimo non è stata una scoperta degli abolitori della povertà che, estranei alla storia del pensiero politico, ignorano l’impegno di due pilastri del liberalismo come Friedrich von Hayek e Milton Friedman a favore della concretizzazione di questa misura. E ancora, Ralf Dahrendorf, nello scorso quarantennio, invitava alla consapevolezza che nelle società postindustriali un tasso di disoccupazione intorno al 10% sarebbe stato endemico e, quindi, un reddito minimo sarebbe stato anche un necessario strumento di coesione sociale.

Per la stessa mancanza, gli abolitori della povertà, non hanno avuto neppure sentore della Speenhamland Law introdotta in Inghilterra nel 1795, che prevedeva un sussidio tarato sul prezzo di mercato del grano. L’integrazione salariale ebbe quasi subito una vita difficile, le controindicazioni si rivelarono di robusta consistenza, sintetizzabili nella formula: quanto più si supporta la povertà, tanto più la si favorisce; il sistema fu superato definitivamente dalla riforma dell’assistenza pubblica del 1834.

In sintesi, l’antico strumento del Reddito minimo é assolutamente da correlare all’attività lavorativa delle persone, cui subentra correttamente in momenti e periodi temporanei di non lavoro; al di fuori di questa condizione gli interventi dovrebbero essere di competenza esclusiva della pubblica assistenza. Ma il Governo degli abolizionisti, prospettando ossessivamente la necessità della riforma dei Centri per l’impiego, strutture coordinate dalle Regioni, finì per saldare l’erogazione alla ricerca di occupazione, utilizzando l’eventuale terzo rifiuto di un’offerta di lavoro come non prosecuzione della stessa erogazione. Furono assunti in precarietà, con una pomposa definizione, i navigator, alberi di trasmissione tra offerta e domanda di lavoro, piante, purtroppo totalmente essiccate per assenza di offerta.

Già nella cosiddetta prima repubblica collegavamo la soppressione degli allora Uffici di collocamento, totalmente inutili come i loro successori Centri per l’impiego, all’elargizione di un Reddito minimo, estendendo l’osservazione alla scarsa funzionalità dei Centri di Formazione Professionale, sperpero d’ingenti risorse umane e finanziarie. Oltre alla convinzione dello stretto rapporto tra Reddito minimo e condizione di disoccupazione, abbiamo consapevolezza che i Centri per l’impiego, al di là della loro riforma inattuale e superflua, non sono strutture efficaci per una gestione, seppur minimale, della politica occupazionale. L’offerta di lavoro, infatti, difficilmente passa, e minimamente l’ha fatto in passato, attraverso burocratiche strutture di mediazione che non godono di un’osmosi corposa, qualificata ed estesa con la domanda. Vi sono ostacoli, prima di tutto culturali, come l’affidamento alle potenzialità famigliari nella ricerca di utili ed efficaci conoscenze che riservano, massicciamente, a contatti interpersonali la definizione dei rapporti occupazionali.

Va da sé che il fallimento di chi ha preteso di collegare e risolvere con uno sconnesso atto legislativo, povertà, lavoro e supporto economico non inficia la validità di un utile strumento di politica sociale, tutto da modellare.

Non sulla strada intrapresa dal governo Draghi, che rassicura opinione pubblica e l’immacolata politica sul prossimo miglior funzionamento del congegno, azzoppato anche dal malaffare individuale e dal crimine organizzato, introducendo palliativi e fantasiosi correttivi come la riduzione dell’ammontare dell’erogazione al primo rifiuto di un’offerta di lavoro e la cessazione del Reddito al secondo rifiuto.

Provvedimenti spuntati, privi d’efficacia, considerata l’assenza delle offerte di lavoro, così come il reboante annuncio del ministro Brunetta, che assicura il trasferimento dai navigator alle Agenzie private di collocamento, previsto dall’approvanda legge di bilancio, dell’incontro tra domanda e offerta, come se questo già non avvenisse per profili professionali, purtroppo, distanti in massima parte, da quelli dei percettori del Reddito.

L’assenza di una visione olistica della leadership politica, ancora una volta, condiziona e frustra l’esigenza di semplificazione della quotidianità e certifica il tramonto delle nostre illusioni.    

Vincenzo Olita
Presidente Società Libera

Pubblicato in : EditorialeTag: annuncio, draghi, fallimento, governo, integrazione, lavoro, leadership, mercato, minimo garantito, natura, opinione pubblica, persone, prima repubblica, provvedimenti, repubblica, sostegno, tasso di disoccupazione

Info Vincenzo Olita

Laureato in sociologia, si è occupato di sociologia del lavoro e di gestione delle risorse umane in aziende di grandi dimensioni. Dirigente del Partito Repubblicano, è stato Consigliere regionale in Lombardia. Negli anni ‘90 ha fondato il mensile Nuove Direzioni e dato vita alla casa editrice di matrice liberale Società Aperta. Interessato alla sociologia politica, nel 1997 è tra i fondatori dell’Associazione culturale Società Libera, di cui diventa presidente nel 2016, un esempio di istituzione privata che si occupa di cultura politica senza essere parte politica. Dal 1998 ad oggi è Direttore di Società Libera

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti