Un film che dovrebbe circolare nelle scuole perché i nostri ragazzi possano conoscere le pagine più buie, trascurate, volutamente dimenticate e a lungo tenute nascoste della nostra storia .
Il 25 luglio del ‘43Mussolini fu arrestato, l’8 settembre Badoglio firmò l’armistizio con gli angloamericani dopodiché fugge con la famiglia reale lasciando i soldati nella confusione più assoluta, l’Italia è nel caos, i soldati stremati da tre anni di guerra sono allo sbando. Ci saranno ancora due anni di guerra, ingiustizie, ricatti, vendette e a subirle non saranno solo gli italiani ma anche gli istriani, che dovranno affrontare un nuovo nemico.
I partigiani di Tito, spinti dall’odio riescono a scardinare la convivenza tra le diverse etnie introducendo quella che si rivela una “pulizia etnica”.
Già Porzus di Marinelli, più di 20 anni fa, aveva sollevato un velo sulla resistenza in Friuli che vedeva partigiani bianchi e partigiani rossi combattere gli uni contro gli altri.
Dopo 70 anni il regista Maximiliano Hernando Bruno affronta un argomento che ha portato e porterà a polemiche di parte e negazioni anche se il film si prefigge il compito di far sì che tutti conoscano e non dimentichino, in modo da poter dire “mai più”, anche se sembra che l’uomo non voglia imparare dagli errori del passato. Dispiace dirlo ma il film non riesce a trovare molte sale perché tutti possano vederlo e, finché non impareremo a crescere a dibattere senza violenza a non considerare nemico da battere chi non la pensa come vorremmo, continueremo a negare, nascondere, cercare di ignorare quello che è successo. Il cinema è sogno, realtà, bellezza, ma anche e soprattutto memoria.
Pur essendo alla sua prima regia la sua direzione è equilibrata e imparziale e se i profughi istriani hanno raccontato le loro vicissitudini, spesso inascoltate,il film Rosso Istria ha la forza di “urlare” quello che è avvenuto.
Il regista non vuole rispondere alla domanda “perché ha girato questo film?” ma vuole che ci chiediamo perché nessuno lo ha fatto prima
Nel contesto di queste pagine di storia che raccontano la caccia all’italiano dei soldati titini, emerge la figura di Norma Cossetto, giovane laureanda a Padova in attesa di discutere la tesi “Rosso Istria” (dal colore della bauxite di cui è ricco il suolo dell’Istria ), tesi che non sarà mai discussa perché Norma italiana e figlia di un podestà fascista, verrà fatta prigioniera, torturata, stuprata più volte prima di essere gettata in una foiba. Il suo corpo verrà recuperato nel dicembre del 1943. Sei anni dopo la sua morte le verrà conferita la laurea noris causa dall’ateneo padovano ed è solo nel 2005 che l’allora Presidente Azelio Ciampi le conferisce la medaglia d’oro al valor civile.
Il film comincia e si chiude con un primo piano delle mani legate con il fil di ferro di Norma. Fra gli attori protagonisti Franco Nero nella parte del professor Ambrosini (l’intellettuale del film) cui si rivolgono i giovani per consigli, anche lui verrà torturato e non dimostrerà mai paura e una sua frase “ se Satana crede di potere peggiorare
l’uomo, è un grande ingenuo” meglio di tanti convegni spiega quale inferno si sia scatenato in Istria in quegli anni. Il professore è il più grande nemico dei titini , lui non combatte con le armi, ma con le parole.
Il film presentato in anteprima a Roma con la presenza di molti parlamentari ha ricevuto un plauso bipartisan “film duro , bello, capace di raccontare la storia con obiettività notevole” Ettore Rosato (PD); “Opera di verità di alto valore storico e morale” Maurizio Gasparri (FI); Roberto Cociancich (PD), figlio di esuliistriani “Il film fa vedere che l’antifascismo è stato usato per operazioni che in realtà erano anti italiane”.
Maria Rita Monaco

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