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Recensione a L’innominabile attuale di Roberto Calasso

di Angelo Giubileo | 9 Ottobre 2017

Con la pubblicazione di L’innominabile attuale, Roberto Calasso porta a compimento, nel presente, la ricerca culturale iniziata nel 1983 con la pubblicazione del primo di nove saggi dal titolo La rovina di Kasch.

Nel risvolto di copertina di questo primo saggio, sin da principio è scritto: La leggenda della rovina di Kasch narra di un regno africano dove il re veniva ucciso quando gli astri raggiungevano certe posizioni celesti. In quel regno arrivò un giorno uno straniero di nome Far-li-mas, dalla terra di là dal mare orientale. Raccontava storie inebrianti: i sacerdoti, ascoltandolo, dimenticarono di osservare il cielo. Con l’arrivo di Far-li-mas ebbe inizio la rovina dell’antico ordine di Kasch, fondato sul sacrificio. Ma anche il nuovo ordine, dove l’uccisione rituale del re era abolita, sarebbe andato presto in rovina. Rimasero soltanto le storie di Far-li-mas.

Ma, oltre quella leggenda, qual è il messaggio “di” Calasso, che attraversa e decodifica l’attualità? In breve: Chiunque pensi al di fuori del recinto logico-matematico sa che le categorie teologiche sono sempre vive e operanti (90), laddove semplificando il quadro possiamo ben dire che le “categorie”, che fondano il linguaggio dei post-socratici, e in primis di Aristotele, sono per Calasso quelle del Sacrificio e della Ritualità; il ché comporta, per l’autore, che “è ormai impensabile attuare, in qualsiasi forma, il sacrificio cruento” (90).

Ma di questo, come immediatamente leggerete, occorre dubitare. Innanzitutto, se non sia sacrificio cruento quell’atto di parte islamista al quale viceversa Houellebecq, con maggiore forza ed efficacia, attribuisce pienezza di significato esistenziale. Altrimenti, se così non sia, se realmente se ne sia perso definitivamente il significato originario o iniziale, alla maniera di Heidegger, e in relazione piuttosto all’esperienza esemplare dei fisici pre-socratici, e in primis Parmenide. Se sia o non sia o è (secondo l’autore), ritengo piuttosto che la questione si dis-veli proprio attraverso la rottura dello schema rituale, testimoniata dalla possibilità di pervenire alla modifica (metamorfosi) di ciò che, forse tra i più ancora, Severino chiama la “struttura originaria”.

E dunque, nell’attualità, a chi appartiene più di tutti questa irritualità, che potrebbe dirsi anche definitiva? Su questo punto, come in principio di percorso, l’autore è altrettanto chiaro e, come in passato, sin dal risvolto attuale di copertina: Turisti, terroristi, secolaristi, hacker, fondamentalisti, transumanisti, algoritmici: sono tutte tribù che abitano e agitano l’innominabile attuale. A tutti costoro, ma in definitiva ai transumanisti, Calasso imputa una separazione ovvero “un’amputazione” – come egli la chiama – “del senso del divino”, che esattamente è l’ignoto (mysterium).

Ma, posto in ogni caso l’innominabile attuale, l’interrogativo è se esista, tuttavia, per i transumanisti un modo co-er-ente (alla maniera di Godel; e, adversus Calasso (78), precisando che, in ordine alla dimostrazione di “coerenza” della matematica, secondo Nagel, l’illustre matematico austriaco non abbia mai escluso una “prova finitistica” anche se non è chiaro cosa in effetti possa rappresentare) di “abitar(lo) e agitar(lo)” e, in definitiva, di “attuare, in (qualche) forma, il sacrificio cruento”.

Un sacrificio che, a differenza tuttavia del passato, sia, e quindi è, già ora, irrituale. Il sacrificio di coloro che, nell’attualità chiamati trans–umanisti, agiscono in prospettiva senza un fine pre-costituito, condividendo che l’imprevedibile sia ed è parte del pro-getto (il “gettato” tipico della classicità greca), che prende forma e sostanza dal “caos” (e non viceversa dal “caso”, che l’autore interpreta come “la potenza, non religiosa né politica né economica né rivendicativa, che muove il terrorismo e lo rende assillante” (16)) “originario”. Simili, nel passato, ad antichi “turisti” scopritori e costruttori del “cosmo”, e in particolare quei fisici presocratici, e in primis come detto Parmenide, o anche detti “sapienti (sofoi)” dalla tradizione, nell’attualità – così come erroneamente considerati sopra tutti – scienziati.

In fondo, davvero un per-corso in cui necessita non avere timore dell’“ignoto”, al punto di – pensarsi, ma correttamente dovrebbe dirsi – proiettarsi in un ipotetico futuro e immaginarsi “disarmati” (91). Viceversa, una “condizione”– descritta anche dalla Arendt in Vita activa – simile a quella che ha già consentito l’ “uscita” dell’umanità al e da quel periodo dell’evoluzione che l’autore ritiene d’individuare forse nel Paleolitico superiore: “E’ plausibile che la secolarizzazione fosse già in corso nel Paleolitico superiore – e il processo non si è mai interrotto” (45).

Un de-stino (alla maniera di Severino, intorno a: lo stare dell’essere e l’essere dello stare medesimo) che, sedicente “transumanista”, nell’attualità condivido con il passato del genere “umano”.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Invito alla letturaTag: futuro, mare, processo, separazione, severino

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    9 Ottobre 2017 alle 17:50

    Caro Giubileo, non prenda troppo sul serio i tomenti gnostici di Calasso.

    Rispondi

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