C’è qualcosa che non torna se siamo indotti a credere che l’Italia presenterebbe lo stesso grado di rischio d’insolvenza sul debito di paesi come il Perù, la Colombia e il Kazakistan o Kazakhstan.

A parte la sempre maggiore considerazione degli addetti che le agenzie di rating internazionali sembrino operare già da tempo al fine di agevolare la speculazione sul debito pubblico dei paesi europei, quello che non convince è piuttosto la sostenibilità e adeguatezza di un sistema che possa ancora far perno su valutazioni siffatte.
In effetti, una spiegazione c’è e riguarda il fatto che alla base del sistema globale dei mercati c’è innanzitutto una valutazione dell’economia incentrata sul debito e sulla capacità quindi di ogni singola società o stato di far fronte stabilmente agli impegni di debito assunti. A tale proposito, vale la pena allora sottolineare che la ricchezza “finanziaria” mondiale è oggi stimata all’incirca pari a dodici volte quella “reale”. E pertanto, alla base di ogni giudizio sul rischio di indebitamento, pesa essenzialmente il volume delle risorse di debito impegnate per la crescita, sì che, a parità di investimenti e produttività reale, un paese rischierà di più rispetto ad un altro se maggiore sarà il suo volume di debito contratto con l’estero.
E tuttavia, per rimanere nell’ambito di un confronto precedentemente avviato, nel 2010 il Kazakistan ha riportato un tasso di crescita del 7% con un livello di debito pubblico pari al 16,2%, in crescita di due punti percentuali rispetto al dato del2009, inrapporto al PIL, stimato pari a 198 miliardi di dollari statunitensi. Nello stesso anno, per l’Italia è stato viceversa registrato un tasso di crescita di poco superiore all’1% con un livello di debito pubblico pari al 120% circa del PIL, stimato pari a 1.774 trilioni di dollari statunitensi.
Sulla base dunque dei diversi volumi di ricchezza prodotta, quel che è certo è che non può più elevarsi a paradigma di un sistema di valutazione internazionale dei mercati il giudizio di una qualsiasi agenzia di rating che metta sullo stesso piano paesi come l’Italia e il Kazakistan! Il giudizio di rating, finora abusato in termini di parallelismo con le prospettive di crescita e di sviluppo di ogni singolo mercato soprattutto finanziario, è diventato uno strumento di giudizio dannosissimo per società e stati, che non tiene viceversa nessun conto dei livelli di civiltà, libertà e democrazia raggiunti all’interno delle organizzazioni. Al punto che, se potessero liberamente quotarsi in borsa, c’è da giurarci che oggi le mafie internazionali godrebbero di un rating di tripla A, considerata la loro famigerata capacità di rientro dal debito …
Oggi, più che il debito pubblico degli stati, è a rischio la stessa democrazia.

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