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Rating, finanza e democrazia

di Angelo Giubileo | 15 Gennaio 2012

C’è qualcosa che non torna se siamo indotti a credere che l’Italia presenterebbe lo stesso grado di rischio d’insolvenza sul debito di paesi come il Perù, la Colombia e il Kazakistan o Kazakhstan. 

La notizia è che l’agenzia di rating americana Standard & Poor’s ha ridotto il rating dell’Italia a livello BBB+. Per la prima volta  dal 1986, e quindi a distanza di venticinque anni dalla creazione di un sistema di valutazione del profilo di inadempienza di società o stati che poggia sul giudizio delle agenzie di rating internazionali, l’Agenzia americana togliela Ae quindi mina ulteriormente la credibilità del nostro sistema-paese. Eppure, c’è qualcosa che non torna se siamo indotti a credere che l’Italia presenterebbe lo stesso grado di rischio d’insolvenza sul debito di paesi come il Perù,la Colombiae il Kazakistan o Kazakhstan. Per quanto riguarda quest’ultimo, infatti, il nome cambia al punto che, più raramente, è indicato anche come Cosacchia in italiano.

A parte la sempre maggiore considerazione degli addetti che le agenzie di rating internazionali sembrino operare già da tempo al fine di agevolare la speculazione sul debito pubblico dei paesi europei, quello che non convince è piuttosto la sostenibilità e adeguatezza di un sistema che possa ancora far perno su valutazioni siffatte.

In effetti, una spiegazione c’è e riguarda il fatto che alla base del sistema globale dei mercati c’è innanzitutto una valutazione dell’economia incentrata sul debito e sulla capacità quindi di ogni singola società o stato di far fronte stabilmente agli impegni di debito assunti. A tale proposito, vale la pena allora sottolineare che la ricchezza “finanziaria” mondiale è oggi stimata all’incirca pari a dodici volte quella “reale”. E pertanto, alla base di ogni giudizio sul rischio di indebitamento, pesa essenzialmente il volume delle risorse di debito impegnate per la crescita, sì che, a parità di investimenti e produttività reale, un paese rischierà di più rispetto ad un altro se maggiore sarà il suo volume di debito contratto con l’estero.

E tuttavia, per rimanere nell’ambito di un confronto precedentemente avviato, nel 2010 il Kazakistan ha riportato un tasso di crescita del 7% con un livello di debito pubblico pari al 16,2%, in crescita di due punti percentuali rispetto al dato del2009, inrapporto al PIL, stimato pari a 198 miliardi di dollari statunitensi. Nello stesso anno, per l’Italia è stato viceversa registrato un tasso di crescita di poco superiore all’1% con un livello di debito pubblico pari al 120% circa del PIL, stimato pari a 1.774 trilioni di dollari statunitensi.

Sulla base dunque dei diversi volumi di ricchezza prodotta, quel che è certo è che non può più elevarsi a paradigma di un sistema di valutazione internazionale dei mercati il giudizio di una qualsiasi agenzia di rating che metta sullo stesso piano paesi come l’Italia e il Kazakistan! Il giudizio di rating, finora abusato in termini di parallelismo con le prospettive di crescita e di sviluppo di ogni singolo mercato soprattutto finanziario, è diventato uno strumento di giudizio dannosissimo per società e stati, che non tiene viceversa nessun conto dei livelli di civiltà, libertà e democrazia raggiunti all’interno delle organizzazioni. Al punto che, se potessero liberamente quotarsi in borsa,  c’è da giurarci che oggi le mafie internazionali godrebbero di un rating di tripla A, considerata la loro famigerata capacità di rientro dal debito …

Oggi, più che il debito pubblico degli stati, è a rischio la stessa democrazia.

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: agenzia di rating

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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