Volutamente uso il termine vecchio, perché “anziano” mi mette tristezza e mi fa pensare a staticità di azione e di pensiero.
Da anni ormai, questa locuzione mi accompagna e ne ho fatto un mio cavallo di battaglia. E ne ho scritto spesso in queste pagine. Perchè ci credo davvero, nell’incontro fra generazioni. Come credo che sia l’unica prospettiva valida per il futuro. Intessuto di coraggio innovativo, ma anche arricchito e composto dall’esperienza, quella buona, del passato. In questo caso rappresentata da persone, di cui non è necessario fare il nome, che di esperienza ne hanno a bizzeffe. E che affiancheranno il giovane nel suo percorso di crescita pre e post elettorale.
All’inizio, quando ci è stato presentato Mustafa, prima al gruppo dei promotori, poi in assemblea generale, ho avuto un’ottima impressione sulla persona. Ma ho, altresì, avuto qualche perplessità, che ho fatto presente ai patron, pensando alla sua giovane età e alla sua scarsa esperienza amministrativa e istituzionale, per un incarico così prestigioso ma anche così complesso. Poi, riflettendo a lungo e in profondità, sono arrivata alla conclusione che la tecnica si può imparare, le idee bisogna averle. E, d’altro canto da parte del giovane , occorreva una totale simbiosi con il programma che gli era stato proposto, non da un partito ma da un gruppo di persone, anche di diversa provenienza politica, che si erano ritrovate a lavorare insieme proprio sulla condivisione del programma. Fatto e preparato dai vecchi con grande esperienza e accettato in toto da Mustafa. Un programma articolato, ma semplice, dove si esprime l’accorato appello e si delineano le soluzioni per rendere Firenze migliore di quella che è. O, quanto meno, appare. Se vogliamo parlare della percezione che va tanto di moda.
Sostenuto da una lista di candidati al Consiglio Comunale di altissimo livello, variegata da professionalità a tutto tondo, Mustafa, prima della tenzone elettorale, presenterà anche la sua Giunta. E i cittadini conosceranno le persone che lo affiancherebbero qualora fosse eletto.
Il mio libero pensiero è tale, senza retrogusti. Da anni sono uscita dalla politica attiva e da allora sono, o almeno cerco di esserlo, obiettiva, anche se, in questo bailamme politico-culturale, non è facile.
Ho colto perplessità da parte di amici che, evidentemente, hanno mostrato pregiudizi, magari anche istintivi e involontari, sul fatto che Mustafa non sarebbe italiano. Il condizionale è d’obbligo, davvero, perchè non solo è italiano ma anche fiorentino di nascita.
Conosce la città e i suoi meandri, soprattutto il mondo giovanile, ma anche quello a più largo spettro, per la sua professione. Posso testimoniare in prima persona dato che, pur non avendo una laurea in farmacia, ho collaborato per tanti anni con mio marito. Farmacista. E so quanto si può comprendere e conoscere le persone e i loro bisogni, stanno dietro al bancone.
Una testimonianza personale. Casualmente quando ho conosciuto il candidato ho scoperto che è figlio di un medico, collega e amico del mio medico di base che per una trentina d’anni ha seguito e si è preso cura della mia famiglia. Anche lui siriano, di Aleppo, e musulmano. E la mia figlia minore ha passato tante estati con i suoi figli, due femmine e un maschio, amico di Mustafa. Una circostanza che certamente ha aumentato la mia fiducia in questo giovane, qualora ce ne fosse stato bisogno.
Carla Ceretelli

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