E ci hai fatto conoscere un poeta “che sposta i fiumi con il pensiero” Roberto. Si, perché quel poeta noi l’avevamo davanti ieri sera, a qualche metro di distanza. E per essere lì, vicini a te, abbiamo aspettato due ore l’inizio del tuo concerto, che è stato molto di più di un concerto. Due ore seduti e senza alzarsi perché le sedie a disposizione erano poche decine per le oltre duemila persone venute ad ascoltarti. Ed io non ho più l’età, ho solo qualche anno meno di te, per assistere ad un concerto in piedi, anche se era il tuo concerto.
E da dove abito, in questo mio scorcio di vita, sono partito prestissimo, ho mangiato prestissimo e alle otto ero già seduto a pochi metri da dove saresti apparso due ore dopo. E ne è valsa veramente la pena. Tu da navigante esperto della vita “hai saputo parlare con il cielo” e hai parlato con noi e ci hai fatto parlare, rendendoci naviganti, con il cielo. E ci hai detto e cantato “parole rosse come il sangue, nere come la notte” ma anche limpide e chiare come la notte di ieri sera, stranamente bella e dolce, tiepida e luminosa, in questo nostro frangente temporale valdarnese di pioggia ininterrotta.
E veramente hai spostato in nostri fiumi interni, i torrenti nostri di dentro, i nostri ruscelli che ieri sera, per merito tuo, sono diventati davvero affluenti leggeri dei nostri laghi del cuore, dei nostri mari dell’anima.
Tu ci hai aperto anse e coste, arene di sabbia e scogli a picco sul mare, tu ci hai fatto esplorare dirupi nostri e sconosciuti o almeno soltanto percepiti.
Del resto questo fa un poeta. Un poeta parla per sé, ma parla agli altri, dice degli altri, di coloro che ascoltano i suoi versi e le sue melodie.
E tu ci hai donato una grande serata, tu hai parlato dei tuoi figli, delle tue nipoti, delle tue amicizie, dei tuoi amori, della tua spiritualità. Tu ci hai parlato dell’uomo, della vita, dell’esistenza. Tu ci hai parlato di amore, di amicizia, di vita, di Dio. Tu ci hai parlato di tutto e lo hai fatto con le tue canzoni che amiamo.
Ma non hai solo cantato, hai parlato e parlato molto, Fra una canzone ed un’altra tu ci hai parlato come ad una cena di amici, tu ci hai parlato con abbracci e lo hai detto anche tu. Tu ci hai abbracciato, ci hai ringraziato, ci hai sentiti. Hai sentito la piazza che era dentro le tue canzoni e le tue note.
E non hai solo cantato, fra una canzone e l’altra hai parlato con noi, hai parlato di tutto con noi.
E la tua saggezza di settantenne, hai qualche anno in più dei settanta, ci ha pervaso. Ci hai inondato della tua saggezza. E alla tua età, qualche anno più dei settanta, sei ancora ragazzo, ma ragazzo saggio. Si , alla tua età si fanno bilanci, io lo so per esperienza che ho solo pochi anni meno dei settanta. Il tuo bilancio deve essere esaltante, come artista e come uomo. Tu hai dato molto di te, sempre e lo dai anche ora, anche ora pianti olivi anche se sai che non li vedrai mai fiorire.
E la commozione più forte, anzi solo una fra le più forti, è stata quando hai parlato anzi hai cantato delle tue nipotine. Ma non hai solo parlato di loro, ma del grande tema dei diritti civili. E tu lo hai risolto in scioltezza, parlando delle tue nipotine che hanno due mamme una delle quali è tua figlia.
Milano mia portami via, fa tanto freddo,
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po’ di soldi quel po’ di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent’anni e una ragazza che tu sai
Milano scusa stavo scherzando,
luci a San Siro non ne accenderanno più.
Si sono accese Roberto, tu le tue luci dell’anima, le hai accese questa sera nel mio paese . Tu sei stato due giorni nella nostra terra in una tabaccaia isolata. Forse ti sarai sorpreso di quell’agriturismo dai cento comignoli, ma lì un tempo si essiccava il tabacco ed i comignoli erano necessari. E sono convinto che in quell’agriturismo tu hai respirato un po’ della nostra terra e dell’anima del Valdarno, che è una grande anima.
Spero che tu abbia preso almeno un po’ di quel tanto che ci hai dato. E grazie ancora, grazie anche per quella ultima tua canzone, quella “Samarcanda” che parla della morte e del destino e ne parla in maniera leggera, e tu come un novello “Jeansenista” aspetti gli eventi, anzi non li aspetti ma cerchi di spronare il tuo cavallo per determinarli gli eventi e mentre cavalchi a spron battuto pianti olivi che non vedrai mai fiorire.”
Mario Rigli

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