Questa storia inizia in un certo senso con Tommaso D’Aquino, se è vero che “alcuni autori della prima scolastica avevano condannato coloro che possedevano ricchezze. San Tommaso e i tardoscolastici rifiutarono questa condanna.

Questa storia inizia in un certo senso con Tommaso D’Aquino, se è vero che “alcuni autori della prima scolastica avevano sostenuto che i beni avrebbero dovuto essere di proprietà comune, e avevano condannato coloro che possedevano ricchezze. San Tommaso e i tardoscolastici rifiutarono questa condanna, e impiegarono argomentazioni bibliche e l’analisi dell’azione umana per dimostrare le loro idee”. Ma chi furono i tardoscolatici? Si tratta di uomini di fede e di pensiero che operarono all’incirca tra il 1350 e il 1500; i loro nomi, tra gli altri, sono quelli dei domenicani Francisco de Vitoria e Domingo de Soto, dei francescani Juan de Medina, Luis de Alcalà e Henrique de Villalobos, dell’agostiniano Miguel Salón e – dopo la fondazione della Compagnia di Gesù (1540) – dei gesuiti Luis de Molina, Juan de Mariana, Francisco Suárez e Antonio de Escobar y Mendoza. Lo sviluppo del testo è convenientemente ordinato per argomenti, cosicché si propongono le loro tesi/opinioni su proprietà privata, finanza pubblica, teoria della moneta, commercio, valore e prezzo, giustizia distributiva, salari e profitti, interesse e attività bancaria.
Nelle conclusioni, molto opportunamente, l’autore lancia un grido di allarme: “Se le analisi dei tardoscolastici sono esatte – afferma -, la nostra civiltà è in pericolo”. I nemici di una società libera pretendono una limitazione severa dell’uso della proprietà privata – dimenticando che essa si radica nella libertà umana; ottengono, per conseguenza, la trasformazione di terre produttive in aree incolte, della cooperazione in conflitto sociale, di individui liberi in sudditi o schiavi (ancorché – aggiungiamo noi – spesso inconsapevoli). Le tenebre incombenti aumentano, tuttavia, anche la consapevolezza della luce; così, “in molte regioni del mondo, gli amanti della libertà stanno togliendo i vessilli della morale da mani immeritevoli”. A tutti costoro servirà – e non poco – la conoscenza e la capacità di rinverdire, se possibile anche con elaborazioni nuove, il vino vecchio ma nobile di questa formidabile schiatta di pensatori.

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