Entro con grande piacere nel dibattito aperto dall’ottima Chiara Boriosi sulla vittoria della compagna Segolène Royal.
La questione delle donne in politica (qui un commosso pensiero va alla compagna Alma Cappiello) va a braccetto con il rinnovo generazionale e rappresentano i veri mali generali della politica italiana.
Sorvolo tutte le argomentazioni sulle “quote rosa” e “ministero delle pari opportunità” su cui, confesso, ho idee ancora non definite, per soffermarmi un attimo per innestare questo dibattito con quello (noioso, ma attuale) sul Partito Democratico.
La remora maggiore che molti degli avversari, tra cui mi colloco, al PD non è di natura ideologica, ma siede proprio nel constatare che il PD nasce, se si formalizza, senza una prospettiva concreta di rinnovo generazionale.
A molti di noi, fieri avversari, farebbe anche piacere un Partito di tutti i riformismi, ma lo si avversa perché i protagonisti e sedicenti fondatori sono e restano di età molto avanzata, come ci scrive la Chiara, e non manifestano la benché minima volontà di voler lasciare il posto ai giovani se non alla naturale dipartita.
Essi sono, a prescindere dall’età, i soliti “dirigenti” del PCI/PDS/DS e DC/PPI/Margherita che hanno cumulato negli ultimi 10 anni una serie di sconfitte politiche ed elettorali (hanno consegnato l’Italia per 5 anni a Berlusconi e C.) sulle quali è bene approfondire per non commettere gli stessi errori.
Se spazi per i giovani non ne vediamo nel PD, figuriamoci per le donne che in una certa concezione, di una certa borghesia e cattolica, non devono che pensare ai figli!
La giornalata la prendo come manifesto di come la si pensa in Italia dove fa ancora scandalo l’omosessualità ed il dibattito “politico” sulla “francese” sarà nei prossimi mesi solo se la Royal è bene che faccia la “calzetta” in alternativa alla Presidente della Francia!
Mai a porsi, cara Chiara, un interrogativ! o serio su una maggiore e più incisiva partecipazione femminile alla vita politica che potrebbe portare un vento di novità. Ma da quella parte politica, il PCI/PDS/DS + DC/PPI/Margherita ormai a breve PD, di novità si teme come il diavolo. Il potere pensa all’autoconservazione e se comincia a soffiare il vento è D’Alema che deve fare la “calzetta”.
Ma, resta chiaro, che la critica non è limitata agli attuali detentori pro tempore del potere e la estendo volentieri alla mia parte, quella socialista, dove una Segolène italiana, a prescindere dall’abbigliamento uniforme o meno alla moda, potrebbe gettare un ponte verso la società, un ponte politico e non un fenomeno mediatico.
Gino Di Maro

appunto.
la puntualizzazione sulla bellezza è superflua e polemica, giusto per rimettere in mezzo il discorso femminista che è superfluo…
Ma non basta dire che era capace. Punto. No. Si doveva puntualizzare? perchè?
Infatti, ho scritto che la Cappiello era così intelligente, brava e capace che nessuno le ha mai “rimproverato” di essere bella.
Cara chiara,
non tornare sempre sulla questione femminista… anche perchè il tuo stesso riferimento alla Cappiello sconfessa i tuoi tanti discorsi qua ed in altra sede… quando una persona è capace, è capace e basta… l’aspetto fisico passa in secondo piano!!
Cara Chiara,
quando ho parlato di ponte politico verso la società alludevo a nuove regole della politica, ad un capovolgimento dello stesso modo di far politica.
E credo effettivamente che la presenza dei giovani e la presenza femminile, non le mogli o compagne nè le amanti di chicchessia, possa contribuire a questo capovolgimento che, è mia opinione, non è affatto impossibile.
Caro Gino, intanto partiamo da un presupposto: Segolène ha vinto le primarie interne al suo partito. Da noi non accadrebbe, perchè questo strumento democratico non può prevalere sul dirigismo rigido dei partiti che ci impongono, dopo averci tolto anche il voto di preferenza, le loro scelte ed hanno ridotto gli elettori a semplici notai chiamati a notificare le scelte fatte altrove. Inoltre, se con questo sistema che non ammette interferenze si continua a fare del Parlamento un’agenzia di collocamento per soubrette fallite e pseudoattrici di terz’ordine, oppure per donne che di mestiere fanno, da tutta la vita, “la moglie di”, io per prima non voterò mai una donna, perchè non mi sento rappresentata da nessuna delle categorie soprastanti. E’un intero sistema che va ripensato, cominciando dal ridiscutere duramente il ruolo e la struttura dei partiti. Mi associo con commozione al ricordo di Alma Cappiello, donna straordinaria, la cui bellezza non ha mai costituito l’alibi per screditarne l’intelligenza.